La Comunità Pastorale "Maria Madre Immacolata", costituita il 1 gennaio 2011, è composta dalle parrocchie S. Giovanni Battista di Avigno, san Grato di Bobbiate, Santi Nazario e Celso di Calcinate del Pesce, san Carlo di Lissago, santi Pietro e Paolo di Masnago e santo Stefano di Velate con sede centrale nella Parrocchia dei santi Pietro e Paolo in Masnago

Con l'anno pastorale 2018/2019 hanno iniziato a camminare insieme con le parrocchie della comunità pastorale anche la parrocchia SS. Trinità di Capolago e san Silvestro di Cartabbia.

Avigno

Parrocchia della diocesi di Milano: con decreto del cardinale Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, del 14 dicembre 1962 venne istituita la nuova parrocchia di San Giovanni Battista nel rione Avigno, in Varese.
L’istituzione venne motivata con la distanza del rione, dove si trovava un villaggio INA-Case, dalle chiese parrocchiali di Masnago e Velate.
Il territorio venne ricavato smembrando le parrocchie di Santo Stefano in Velate e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in Masnago. Il beneficio parrocchiale fu costituito sotto il titolo di San Giovanni Battista in Avigno, con un capitale di lire 1.100.000 in titoli del debito pubblico italiano.
La nuova parrocchia entrò a far parte del vicariato foraneo di Varese (decreto 14 dicembre 1962). Rimase inserita nel vicariato foraneo di Varese, nella regione III, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 (decreto 11 marzo 1971), quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Varese, nella zona pastorale II di Varese.

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Bobbiate

Comune autonomo sino al 1927, allorché venne aggregato definitivamente a Varese, l'abitato di Bobiate o Bubiate, era sicuramente un centro agricolo già in epoca preromana.
La storia di borgata come comunità religiosa risale a molti secoli addietro:
già dagli inizi del XIV esisteva una piccola chiesa dedicata a san Vittore, successivamente intitolata a San Grato, secondo la tradizione santo taumaturgo e difensore dai fulmini e dalle tempeste, propizio quindi per una società prevalentemente contadina.
Nel 1574 il cardinale San Carlo Borromeo decreta che "La Chiesa di San Vittore in Casbeno viene eretta in nuova parrocchia di questo luogo e di Bobbiate.” Agli inizi del XVIII secolo, quando l'abitato contava 130 residenti, si cominciarono i primi lavori edilizi che cominciarono a delineare la struttura del luogo. 
Nell’agosto del1892 approda a Bobbiate proveniente da Ghirla don Carlo Gorla il primo parroco di San Grato, sarà proprio lui nel settembre 1908 a celebrare per la prima volta la patronale della parrocchia così resa autonoma.
Nel gennaio del 1927 Bobbiate non è più comune autonomo e viene accorpata a Varese, eretta capoluogo di provincia. L'ingresso solenne del nuovo sacerdote don Mario Cortellezzi avviene nell’ottobre 1956 e con lui la parrocchia ed il paese intero voltano pagina: si va verso la modernità. Da borgo contadino diventa operaio e poi borghese, da povero paesino rurale diventa centro residenziale.
Sotto la guida di don Cortellezzi quindi il paese della parrocchia cambiano radicalmente volto: costruisce Chiesa e l'oratorio nuovi e reclama dalle autorità civili importanti novità urbanistiche, tra cui gli aggiustamenti viabilistici, il moderno edificio della scuola elementare, l'ufficio postale.
Nel 1962 accanto alla vecchia chiesa, ne venne edificata un'altra, sempre dedicata a san Grato, su progetto dell'architetto Bruno Ravasi, inaugurata la notte di Natale 1964. Al suo interno pannelli affrescati da Stefano Butera nell'1988 ripercorrono il pontificato di Giovanni Paolo II. All'esterno a destra sulla facciata invece si trova la Madonna del Lago ad opera del pittore Leo Spaventa Filippi.
Di particolare interesse è la Grotta della Madonnina, una grotta naturale simile a quella di Lourdes, scoperta da Emma Macchi Zonda nei boschi di sua proprietà e inaugurata il 16 luglio 1902. "Ho scoperto nei miei boschi una grotta; come vi starebbe bene una grotta di Lourdes!". E quel suo progetto, dopo qualche anno divenne un fatto compiuto. La devozione della signora Emma passò nella tradizione del popolo: quel luogo “squistamemnte bello” diventerà certo la meta di pellegrinaggi, disse don Angelo del Frate, durante il suo discorso di inaugurazione davanti ad una moltitudine di bobbiatesi devoti, che da quel giorno in poi ogni anno, ricordano con gioia e devozione la giornata memorabile dell’inaugurazione della benedetta “Grotta di Lourdes”.

Calcinate del Pesce

Calcinate del Pesce, località citata come “Calzinà” negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano e appartenente alla pieve di Varese, era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Bollate insieme con Masnago nel 1346.
Nel 1538 Carlo V decise di vendere una serie di diritti, dando vita a quello che fu definito feudo della Fraccia Superiore di Varese, che comprendeva anche Calcinate del Pesce e che fu acquistato da Francesco Girami.
Nel 1611 il feudo della Fraccia Superiore risultava in possesso di Lavinia Visconti e del marito Alessandro Vistarini. Da Lavinia Visconti, nel 1647, passò per donazione al conte Fabio Visconti Borromeo (Gianazza 1993).
Nel 1722, le operazioni catastali diedero origine a una mappa in 4 fogli, misurata dal geometra Francesco Germani, separata da quella di altri comuni.Secondo le risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento, il feudatario era il conte Giulio Visconti Borromeo Arese.
A Calcinate non risiedevano giudici. Il giudice regio, all’epoca Massimiliano Pusterla, risiedeva in Varese. Il giudice feudale, Carlo Bartolomeo Porta, cui si pagavano 3 lire annue per titolo di manutenzione, risiedeva in Gavirate. Calcinate, in cui erano presenti circa 110 anime, non aveva sotto di sé, né era sottoposto ad alcun comune circa il corporale; circa lo spirituale era sottoposto alla cura di Morosolo, nella cui mappa era disegnato. Il comune non chiedeva di separarsi dalla provincia, ma di rimanere sempre separato da ogni altro comune.
La parrocchia fu eretta con decreto 12 settembre 1944 dell’arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster (decreto 12 settembre 1944). Nel corso del XX secolo, la parrocchia dei Santi martiri Nazaro e Celso di Calcinate del Pesce è sempre stata inserita nella pieve e vicariato foraneo di Varese, nella regione III, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972, quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Varese, nella zona pastorale II di Varese.

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Capolago

In passato Capo di Lago, ma anticamente anche "Summolaco" o "Capitelaco", un tempo compreso nel territorio di Buguggiate, rimase Comune autonomo sino al 1927 quando fu aggregato al Comune di Varese con il suo piccolo comune dipendente di Novellina.
La prima comparsa nei documenti storici risale al 926, da un documento relativo ai beni di Santa Maria del Monte.
Nel compartimento territoriale del 1757 Capo di Lago risultava compreso nella pieve di Varese (editto 10 giugno 1757).
Il comune entrò nel 1786 a far parte della provincia di Gallarate, con le altre località della pieve di Varese, a seguito del compartimento territoriale della Lombardia austriaca, che divise il territorio lombardo in otto province (editto 26 settembre 1786). A seguito della legge 26 marzo 1798 di organizzazione del dipartimento del Verbano (legge 6 germinale anno VI bis) il comune di Capo di Lago (Capolago) venne inserito nel distretto di Varese.
Nel 1805, un nuovo compartimento territoriale inserì Capo di Lago nel cantone I di Varese del distretto II, Varese, del dipartimento del Lario. Il comune, di III classe, aveva 226 abitanti (decreto 8 giugno 1805).
Il borgo sorge a circa quattro chilometri di distanza dal centro di Varese, e in passato ha rivestito una certa importanza grazie all'abbazia fondata alla fine del X sec. da un certo conte Rodolfo e dai suoi figli e consacrata in onore alla SS. Trinità da Guido da Velate, Arcivescovo di Milano dal 1046 al 1071. È il più antico monastero conosciuto nel territorio del comune di Varese quasi contemporaneo a quelli di Ganna, di Voltorre e di Ternate.
Nel 1236 l'edificio sacro passò dai Benedettini ai Cistercensi che vi rimasero, secondo le fonti storiche, fino XVI secolo.
Verso la fine del secolo XV il numero dei monaci si assottigliò portando alla chiusura del convento, i sostanziosi beni del monastero furono affidati (dal 1509 o prima) a un Commendatario, incaricato di mantenere a Capolago un cappellano che garantisse le celebrazioni; quando poi (sempre entro il secolo XVI) fu istituita la parrocchia, che si estendeva dai nuclei rurali circostanti fino a Cartabbia, subentrò un regolare parroco. La parrocchia comprendeva anche le chiese di San Silvestro, Sant’Albino, Santa Maria di Loreto, Santa Caterina (chiusa da San Carlo e scomparsa), l’oratorio di San Carlo alla Novellina e l’altra chiesa scomparsa di Santa Maria a Cartabbia.
La visita di San Carlo e quelle successive dei suoi incaricati, oltre a dettagliate prescrizioni per l’efficienza e la regolarità delle attività pastorali del cappellano titolare e di due ausiliari, diedero impulso ad una serie risistemazioni
Oggi dell'importante complesso religioso, radicalmente trasformato rispetto all'originario edificio romanico, rimane la chiesa parrocchiale, a cui si sale da una bella scalinata.
Nel territorio della parrocchia, oltre alla chiesa della Santissima Trinità, esistevano gli oratori di Sant'Albino, Beata Maria Vergine di Loreto, San Carlo alla Novellina, San Silvestro in Cartabbia (Visita Pozzobonelli, Pieve di Varese).

Cartabbia

Sul colle Sant'Albino, lungo la strada che porta da Varese a Buguggiate e a Capolago, sorgeva la castellanza di Cartabbia.
La parrocchia di Cartabbia venne istituita con decreto il 25 luglio 1912 dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari ed inaugurata l’anno dopo, nel quadro di un allargamento del numero delle parrocchie che teneva conto della crescita della città di Varese. Il decreto istitutivo dell'arcivescovo segnala che da vari anni si sviluppavano liti tra gli abitanti di Capolago e quelli di Cartabbia. Pertanto venne decisa la separazione di Cartabbia dalla parrocchia di Capolago e venne attribuito un ruolo parrocchiale alla chiesa di San Silvestro e San Giacomo.
Nel corso del XX secolo, la parrocchia di San Silvestro di Cartabbia è inserita nel vicariato foraneo di Varese, nella regione III, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972, quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Varese, nella zona pastorale II di Varese.
L'antica parrocchiale di San Silvestro è oggi integrata in un complesso residenziale. 
Dell'edificio originario rimane visibile l'affresco esterno, “Nozze Mistiche di Santa Caterina” del 1524 che testimonia la lenta penetrazione dei moduli pittorici quattrocenteschi in terra varesina.
L'attuale chiesa parrocchiale, che conserva la dedica a San Silvestro con l'aggiunta di San Giacomo, fu costruita nel 1909-11 su progetto dell'ing. Paolo Cantù; il campanile risale invece al 1913 su progetto del figlio, Mario Cantù.
In direzione di Gazzada, si incontra la chiesa della Santa Vergine di Loreto, un importante sito storico-artistico: nato nel XV secolo come convento francescano, cent'anni più tardi è stato rilevato dai Servi di Maria che hanno lavorato a stretto contatto con Bernardino Luini nella seconda metà del 1500, di cui rimangono tracce importanti all'interno. La chiesa ospita ogni anno la rassegna di musica e poesia organizzata dall'Unità Pastorale Cartabbia-Capolago guidata da Don Amilcare Manara.
Varese, agosto 1913, nasce la parrocchia di Cartabbia. Ottobre 2013, l’ex-castellanza di Varese omaggia il centenario della sua chiesa con una grande festa. I cento anni della chiesa di Cartabbia sono costellati da storie di fede e di una comunità che ancora tramanda il suo passato. È ancora viva l’immagine di chi si alzava alle quattro di mattina per raggiungere il cantiere e collaborare alla costruzione dell’edificio. Gli anziani ricordano ancora le processioni a cui partecipavano da bambini e la messa delle 6.30 del mattino, gremita di parrocchiani che cercavano la forza e la speranza per iniziare dure giornate di vita e lavoro. Affettuosi stralci di un secolo in cui sono passate generazioni e non sono mancati i cambiamenti, come la nascita dell’Unità pastorale Capolago/Cartabbia alla fine degli anni Novanta.

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Lissago

L’erezione della parrocchia di Lissago avvenne il 15 dicembre 1640 (Registro parrocchie e canonicati diocesi di Milano, 1502). Tra XVII e XVIII secolo la parrocchia di San Carlo di Lissago è costantemente ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi e dai delegati arcivescovili nella pieve di Varese.
Nel 1755, durante la visita pastorale dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, il clero nella parrocchia dei Santi Carlo e Zenone di Lissago era costituito dal solo parroco; per il popolo, che assommava a 202 anime complessive, di cui 155 comunicati, era istituita la scuola della dottrina cristiana; nella parrocchiale era costituita la confraternita del Santissimo Sacramento, senz’abito. Nel territorio della parrocchia, oltre alla chiesa dei Santi Carlo e Zenone, esisteva l’oratorio di Sant’Ambrogio in Calcinate degli Origoni (Visita Pozzobonelli, Pieve di Varese).
Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia di San Carlo di Lissago possedeva fondi per 85.3 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 201.
All’epoca della prima visita pastorale dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari nella pieve e vicariato di Varese, il reddito netto del beneficio parrocchiale assommava a lire 657,39; il clero era costituito dal parroco. I parrocchiani erano 475, compresi gli abitanti delle frazioni Calcinate, Schiranna, Molino; nel territorio parrocchiale esisteva l’oratorio di Sant’Ambrogio; nella chiesa parrocchiale era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento; era anche attiva in parrocchia una società di mutuo soccorso. La parrocchia era di nomina arcivescovile (Visita Ferrari, I, Pieve di Varese).
Nel XIX e XX secolo, la parrocchia di San Carlo Borromeo di Lissago è sempre stata inserita nella pieve e vicariato foraneo di Varese, nella regione III, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 (decreto 11 marzo 1971) quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Varese, nella zona pastorale II di Varese.

l Comitato Maria Letizia Verga è un'associazione ONLUS per lo studio e la cura della leucemia nei bambini.
È intitolato a Maria Letizia Verga, una bambina di Lissago morta negli anni '70 dell'XX secolo di leucemia all'età di soli quattro anni.
L'associazione è stata fondata nel 1979 da Giovanni Verga, padre di Maria Letizia, allo scopo di offrire assistenza medica e psicologica ai bambini ammalati di leucemia. Inizialmente la sede dell'associazione era presso la clinica pediatrica De Marchi di Milano, ma all'inizio degli anni '80 si trasferì presso la clinica pediatrica dell'Ospedale San Gerardo di Monza, gestita dall'Università di Milano-Bicocca. Giovanni Verga è tuttora presidente dell'associazione.
Il comitato Maria Letizia Verga è stato nel corso degli anni una vera e propria “alleanza terapeutica” tra operatori sanitari, genitori, malati e società civile per curare i bambini colpiti dalla leucemia, ed anche per aiutare i genitori ad affrontare le difficoltà pratiche e psicologiche che ne derivano.
La clinica pediatrica dell'ospedale San Gerardo di Monza, è stata diretta fino al 2010 dal prof. Giuseppe Masera, vincitore nel 2009 del prestigioso premio internazionale "Paul P. Carbone Award in International Oncology", assegnato dall'International Network For Cancer Treatment and Research.

Masnago

Delle località varesine Masnago è quella che – secondo i documenti – vanta la citazione più antica: compare infatti nel Corpus Diplomaticus Langobardorum con una datazione dell’844. Masnago risulta quindi esistere ufficialmente più di mezzo secolo prima di Bobbiate, citata nell’898, e addirittura settantotto anni prima di Varese che, nello stesso registro di documenti, figura invece in una citazione del 922 insieme con Velate.
L’antichità “romana” del sito, è tuttora documentata ‘in loco’ da un’ara votiva dedicata a Giove infissa nella parete esterna orientale della chiesetta dell’Immacolata, quella che dà su via Bolchini.
Altri reperti, invece, furono trovati nel 1964 durante gli scavi per la costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale, e sono custoditi al Museo civico di Varese.
Masnago, citata negli Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano e appartenente alla pieve di Varese, era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Bollate già nel 1346.
Nel 1538 il Comune di Masnago venne inserito nel feudo della Fraccia Superiore, istituito da Carlo V e acquistato da Francesco Girami.
La comunità di Masnago nel 1634 era compresa tra le terre dello stato di Milano; secondo le risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento, il territorio di Masnago, in cui vivevano circa 500 persone, collettabili e non collettabili, era infeudato al conte Giulio Visconti.
Il comune aveva un comunetto segregato anticamente, chiamato Calcinate degli Orrigoni, il quale concorreva al pagamento dei carichi separatamente, e un altro comunetto chiamato “De Campiglij”, che era anticamente aggregato al comune di Casciago, benchè concorresse “nello spirituale” al luogo di Masnago.
La comunità disponeva di un consiglio generale che si teneva nella pubblica piazza, “premesso il suono della campana”: gli ufficiali erano un sindaco, un console e due delegati civili dei maggiori estimati.
Nel 1809 il Comune, con gli aggregati di Lissago e Casciago, venne incorporato nel cantone I di Varese del distretto II Varese. Dopo questa prima annessione, Masnago ritornò indipendente sotto gli Austriaci. L'abitato crebbe poi discretamente, tanto che nel 1853 risultò essere popolato da 896 anime, salite a 976 nel 1871. 
Una sensibile crescita demografica nella seconda metà del XIX secolo portò poi ai 1575 residenti del 1921. Fu quindi il fascismo a riproporre nel 1927 l'antico modello napoleonico, stabilendo la definitiva annessione a Varese.
Il sobborgo è raggiungibile tramite Via Sacco, Via Sanvito e Via Caracciolo.
La chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Pietro e Paolo, edificata nel 1962 su progetto dell'architetto Giuseppe Polvara e consacrata nel 1965, è andata a sostituire la vecchia parrocchiale gravemente danneggiata nel corso del bombardamento del luglio 1944 e chiusa al pubblico nel 1959. Il campanile che svetta lì accanto appartiene alla vecchia parrocchiale e la sua costruzione durò dal 1637 (anno di consacrazione della prima chiesa) al 1755, e solo nel 1950 venne completata con la cella campanaria e la cuspide.
Edificio particolarmente caro ai masnaghesi è la chiesa dell'Immacolata, costruita tra il 1726 e il 1731, sul luogo dove sorgeva l'antica parrocchiale medioevale dei Santi Pietro, Ippolito e Cassiano, per iniziativa del nobile Giovanni Battista Marliani e dei membri della Confraternita del Santissimo Sacramento di Masnago, che usavano l'edificio per le loro riunioni. 
Nel 1726 la confraternita si mise sotto la protezione dell'Immacolata e iniziò, grazie anche al lavoro manuale dei confratelli, l'edificazione di un edificio semplice e sobrio, ma dotato di una facciata dalle eleganti proporzioni barocchette.

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Velate

Velate, centro tra i più antichi della provincia di Varese, è collocato ai piedi di Santa Maria del Monte.
Il nome "Velate" potrebbe derivare da "vellatum" (nascosto) o dalla "vela" che appare spiegata nello stemma della famiglia locale dei Bianchi.
La citazione più antica di questo borgo compare in una pergamena del 922 che definisce Santa Maria del Monte come "Santa Maria del Monte Vellate".
In epoca romana Velate era già un centro abitato; di quei tempi rimangono oggi i resti di un edificio gallo-romano in un parco privato, monete dell'imperatore Claudio ed attrezzi di metallo, conservati al Museo Civico di Villa Mirabello.
Il luogo era strategicamente importante: lo confermano le torri di segnalazione e di avvistamento presenti nel territorio. Il possesso dell'alta Valle Olona, presso la Rasa, permetteva il controllo del transito verso Luino, l'alto Verbano ed i valichi alpini; la cima rocciosa del "Monte di Velate", l'attuale Sacro Monte rappresentava un singolare baluardo ed un punto di vedetta sul vasto orizzonte.
Alla fine del XIII secolo anche Velate entrò a far parte del Ducato di Milano e divenne luogo di intensa spiritualità in seguito alla fondazione di quello che diverrà poi il Monastero delle Romite Ambrosiane.
I Visconti e gli Sforza, signori di Milano, legati ai luoghi di preghiera del territorio, promossero i lavori di trasformazione e valorizzazione della primitiva chiesa di Santa Maria del Monte e contemporaneamente anche dell'antica chiesa di Santo Stefano in Velate. La separazione netta  di Velate dal santuario di Santa Maria Del Monte si attuò in maniera definitiva nel corso del '500.
Nel 1605 on l’inizio dei lavori della Fabbrica del Rosario (le cappelle del Sacro Monte) la parrocchiale di Santo Stefano fu radicalmente trasformata.
Nel corso del 600 il borgo continuò a  far parte della "Fraccia Superiore di Varese" e dal 1647 il feudo passò ai Visconti Borromeo, poi agli Asburgo che ne promossero il censimento.
Alla fine del’Ottocento anche Velate, come Varese, divenne un centro climatico di soggiorno estivo, cosa che comportò la variazione della rete viaria: venne aperta la "strada comunale di Velate" (l'odierna via Saffi)  e la via Lanfranconi, che era l'unica strada di transito per l'attraversamento del borgo e per la salita verso il Sacro Monte, divenne un percorso secondario; la piazza del comune (piazza Santo Stefano) venne ampliata nel 1853.
Dal 1860 Velate è un comune. Secondo un'inchiesta del 1880  faceva parte, insieme ad altri 25 comuni, del mandamento di Varese. Mentre nella città si sviluppavano varie tipologie d'industrie, Velate restò ai margini di questo cambiamento economico e sociale, ma le fornì manodopera.
Nel 1888 venne costituita a Velate una “Società Di Mutuo Soccorso". Alcuni edifici evidenziano la volontà di adeguarsi alle nuove esigenze urbane: alla sede del Comune (oggi sede dell'ufficio postale) si affiancò, nel 1886, la nuova facciata della chiesa di Santo Stefano; in Piazza Cordevole venne collocato il nuovo teatro (oggi sede del Circolo Famigliare), in piazza Rizzi  si pose il lavatoio pubblico e si creò il nuovo ingresso neobarocco della villa Giulini; in piazza Zambeletti venne eretto il monumento ai caduti, in via Paradiso trovò sede l'Asilo infantile. Nel 1905 nacque il Corpo Musicale Edelweiss e il 16 gennaio 1908 venne costituito da 18 soci il Circolo Famigliare. All'istituzione della Provincia di Varese nel 1927, l’annessione di Velate portò ad una pausa allo sviluppo del paese che divenne, tuttavia, un'oasi lontana dalle vie di traffico più intenso.