Giugno 2019

Siamo un gruppo di parrocchiani animati dal desiderio di raccontare come cambia la vita di ognuno nell'incontro con Dio.
Abbiamo a lungo discusso su come trasmettere tale esperienza, alla ricerca di un mezzo di comunicazione efficace e diretto.
L’idea è nata guardando il film documentario “l’Ultima Cima” sulla vita di Don Pablo, sacerdote spagnolo, capace di lasciare un segno profondo nelle persone che incontrava, raccontata proprio da coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Il film ci ha emozionato e suscitato il desiderio di avvicinarci al suo modo di vivere.
Abbiamo allora pensato di mettere insieme un filmato, con le storie di coloro che vivono una vita di Fede, che mettono a disposizione della comunità parrocchiale tempo e talenti, chiedendo di raccontare la loro esperienza, le motivazioni della loro scelta, cosa questa abbia portato nella loro vita.

Siamo convinti che esistano delle storie preziose e che condivise possano aiutare tante persone a trovare delle risposte e ad avvicinarsi a Dio. Comprendiamo anche la difficoltà di fare questo racconto davanti ad un telecamera, ma siamo persuasi che così si possa, con un'ulteriore modalità, rendere testimonianza del nostro essere cristiani, del nostro essere pieni di stupore per la bellezza che Dio sta operando nella nostra vita.
Il filmato vuole anche essere un'occasione per celebrare il decennio di nascita della nostra Comunità Pastorale (2020) e verrebbe proiettato durante le diverse occasioni di incontro della comunità parrocchiale, ma anche all’esterno, qualora se ne presentasse l’opportunità.

Image

Aprile 2020

L'associazione di questi tre brevi estratti evangelici ci è offerta dalla Liturgia e dalla Cronaca che stiamo attraversando.
Niente di più bello di quando la trama dell'anno liturgico si sposa con la nostra vita dandoci la possibilità di riconoscere come, ad ogni ombra, Dio viene in soccorso con la sua luce. Liberamente riconosciuta o confusa con un accidentale scherzo della natura.
E così associo il timore e lo spavento dei discepoli sulla barca agitata e messa a repentaglio dalla tempesta, che papa Francesco ha riletto per noi dal Vangelo di Marco (4, 35-41) lo scorso venerdì 27 marzo, con la stessa paura che coglie questi fragili uomini il giorno di Pasqua; paura ben fotografata da un altro evangelista: Luca in cap 24, 37.
Siamo invincibilmente incorreggibili: che sia addormentato sulla barca o davanti a noi in carne ed ossa dopo la morte, a noi Dio, che si mostra così com'è, fa paura (e tra i possibili esiti della paura: la rabbia, Dio ci fa arrabbiare).
Possibile che non sia mai come lo vorremmo? È questo che ci fa paura (e ci fa arrabbiare): che superi e oltrepassi sempre la nostra possibilità di comprenderlo, di afferrarlo, di rinchiuderlo nei nostri schemi.
Finchè non accade che la paura lasci il posto alla gioia e allo stupore.
Ed è proprio l'evangelista Luca (24,41) che, nello stesso episodio dell'apparizione del risorto ai discepoli, descrive, segretamente, questo avvicendarsi di pienezze.

La cronaca di questa pandemia ci ha sorpresi vuoti.
Distratti, affaccendati senza risvolti di senso (forse con qualche benefit materiale in più, ma presto dimentichi della vecchia povertà e consumisticamente persuasi di essere ancora poveri), avviliti e arrabbiati con noi stessi o con coloro da cui abbiamo preteso un sollievo, una soddisfazione, ci siamo lasciati riempire dalla paura.
E ora che, così pare, la paura viene gradualmente meno? Che cosa tornerà a riempirci?
Oso indicare un tracciato che scorgo nella mia vita di quarantena e in quella di chi ho incontrato e ascoltato (sempre in smart-working telematico...anche per i preti!) in questi due mesi.
È la trama dei rapporti che ci è stata sottratta e che, per noi cristiani, ha il volto di una comunità.
Il risorto appare anche singolamente, ma ha una missione e una presenza per tutta la comunità dei discepoli (santi e peccatori).
Non temete ... pace a voi ... siete testimoni ... mando su di voi …
Se non avete smesso di desiderare di incontrare Gesù Risorto, continuate a farlo (o ricominciate) scegliendo di appartenere non formalmente o solo urbanisticamente, alla vostra comunità cristiana. Gesù risorto parlerà a voi. Permettetevi di esservi coinvolti affettivamente, con le sue dolcezze e amarezze: non promettiamo le emozioni delle soap opera o di false ed effimere serie tv ma rapporti che, chiedendo responsabilità e dedizione, restituiscono una gioia che, credo, i più di noi o hanno dimenticato o non conoscono.
E ci ritroveremo pieni di stupore.
Gradualmente potremo tornare ad incontrarci e, gradualmente, vogliamo continuare a preparare questi nuovi incontri con i poveri mezzi che ad ora ci sono dati.

Da oggi, ogni settimana su In Cammino e sui social della comunità pastorale, troverete #pienidistupore: spunti di riflessione, informazioni, domande e proposte che ci richiamano la carne della nostra comunità (che quest'anno celebra 10 anni dalla sua costituzione).
I primi ad accompagnarci sono i nove patroni (otto più Maria Madre Immacolata) di ciascuna delle nostre singole parrocchie. Alla loro storia, e alla loro concreta presenza nelle nostre chiese parrocchiali, dedichiamo e affidiamo il primo passo di questo ritrovarci insieme che desideriamo sia la rinnovata pienezza della nostra Fede.

Ultime edizioni: