
I santi Nazaro e Celso nella chiesa di Calcinate del Pesce
Paolino, biografo di sant’Ambrogio riferisce che il vescovo di Milano ebbe un’ispirazione che lo guidò sulla tomba sconosciuta di due martiri negli orti fuori città. Erano Nazario (o Nazaro) e Celso. Il corpo del primo era intatto e fu trasportato in una chiesa davanti a Porta Romana, dove sorse una basilica a suo nome. Sulle reliquie di Celso, le ossa, sorse invece una nuova basilica.
La tradizione vuole che Nazaro abbia predicato in Italia, a Treviri e in Gallia. Qui battezzò Celso che aveva nove anni. Furono martirizzati a Milano nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano. Da allora diverse furono le chiese che nella nostra diocesi vennero dedicate ai due martiri uniti fraternamente nella gloria da questo miracoloso rinvenimento e forse, chissà, anche per aver condiviso la gioia dell'annuncio del Vangelo e i patimenti del martirio.
Sulla loro vita non c'è alcuna notizia certa. Mezzo secolo dopo la scoperta dei loro corpi, un anonimo d'origine africana, ma che doveva appartenere al clero milanese, compose gli Atti dei due martiri dai quali ne è seguito il racconto agiografico secondo il quale Nazaro, discepolo dell'apostolo Pietro e di origine ebraica, avesse annunciato il Vangelo prima nel nord d'Italia (dovre sembra abbia incoraggiato al martirio i Ss. Protaso e Gervaso) e poi nelle Gallie. Qui gli fu affidato il giovane Celso, un ragazzo di appena nove anni che gli fu discepolo sia nell'educazione alla vita che alla fede. Ricevuto il battesimo, Celso parti nella predicazione con Nazaro e attraversarono la Francia per tornare verso l'Italia, sostarono in Liguria per poi viaggiare verso Roma. Tornarono poi a Milano e qui vennero arrestati e condannati a morte dal prefetto Antolino. La sentenza fu eseguita per decapitazione nell'anno 76.
Nella chiesa parrocchiale di Calcinate del Pesce li veneriamo contemplandone le due statue che si trovano sui pilastri che introducono al presbiterio: san Nazaro a sinistra e san Celso a destra, guardando verso l'altare. Li riconosciamo innanzitutto perchè Nazaro, il maestro e quindi più anziano, è raffigurato con la barba, mentre il volto giovanile dell'altra statua ci raffigura il giovane discepolo san Celso. Sono vestiti con gli abiti del loro tempo, primo secolo dopo Cristo, e portano in mano ciascuno una palma segno del loro martirio. La palma della vittoria della morte sulla vita. È un simbolo che nasce in oriente dove si pensava che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) morisse: il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio. In onore del loro martirio è anche di colore rosso il manto di entrambi: sono stati rivestiti del sangue di Cristo e anche per il loro sangue Cristo ci ha redenti; il sacrificio del martire lo unisce infatti al sacrificio di Cristo per la salvezza di tutta l'umanità.
Pregando questi santi evangelizzatori e martiri rendiamo grazie a Dio per la testimonianza di tanti che danno la vita per Lui e per noi e chiediamo il dono di poter anche noi conoscere quell'amore di Dio che li ha spinti a così profonda offerta di sé. Santi Nazaro e Celso vegliate sulla nostra comunità e fortificate la nostra fede!
