#PieniDiStupore 6: San Grato in Bobbiate

#PieniDiStupore 6: San Grato in Bobbiate
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Protettore delle coltivazioni e dei campi contro la grandine e gli altri elementi naturali che si scatenano a danno di ortaggi, raccolti e allevamenti...forse per questo, agli inizi del '900, è stato scelto come patrono della parrocchia che vanta un'antica tradizione di cura della terra (qualcosa indicherà il toponimo della via Campi d'oro...). San Grato, che visse nel IV secolo ed era contemporaneo di S. Ambrogio, era un sacerdote che collaborava con Eustasio, primo vescovo di Aosta, da taluni ritenuto santo; ambedue erano di origine greca come fa intendere il nome del vescovo, probabilmente il più anziano dei due, Eustasio, chiamò presso di sé il più giovane Grato.

Si ritiene che ambedue abbiano ricevuto successivamente, educazione e formazione ecclesiastica, nel celebre cenobio fondato da s. Eusebio da Vercelli († 371), il grande vescovo che al ritorno dall’esilio in Oriente, impostagli dall’imperatore Costanzo, volle trapiantare nella sua diocesi il monachesimo.
Sant’Ambrogio affermò, che in quel tempo tutti i vescovi dell’Italia Settentrionale provenivano dal cenobio eusebiano, quindi anche Eustasio e Grato, vissuti nella seconda metà del V secolo, provenivano da lì; tenendo conto anche che Aosta, la romana Augusta Pretoria, fondata intorno al 25-24 a.C., il cui nome fu posto in onore di Augusto e della sua Guardia Pretoriana, prima del tempo di Eustasio era compresa nel territorio della Chiesa vercellese.

Si sa che quando Grato era ancora semplice sacerdote, rappresentò il vescovo di Aosta, Eustasio, al Concilio provinciale di Milano del 451, sottoscrivendo la lettera che quell’assemblea inviò al papa san Leone I Magno, per condannare l’eresia di Eutiche († 454 ca.), monaco greco che negava le due nature di Cristo, affermando l’assimilazione della natura umana in quella divina. E forse i testi che il santo tiene sotto braccio nella statua presso la chiesa di Bobbiate rappresentano proprio questa vicenda.
In un anno imprecisato, ma certamente dopo il suddetto 451, Grato alla morte di Eustasio, gli successe alla guida della giovane diocesi valdostana, divenendone il secondo vescovo, ecco perché la statua lo raffigura con i simboli episcopali: mitria e pastorale.

Non si conosce l’anno della sua morte, ma stranamente quello della sepoltura, 7 settembre, ricavato dalla breve iscrizione sepolcrale: “Hic requiescit in pace S. M. GRATUS EPS D P SUB D. VII ID. SEPTEMB.”; incisa sulla pietra tombale conservata nella chiesa parrocchiale di Saint-Christophe, in Aosta. 

San Grato, nostro patrono, nelle tempeste della vita ci affidiamo a te. Confidando nell'amore di Cristo che nella sua umanità ci è donato, sii nostra guida perché anche noi possiamo camminare verso il cielo da dove ci viene ogni bene. Amen!