
La festa della famiglia ormai è alle porte, domenica 26 la celebreremo tutti insieme.
Quest’anno tale festa si colloca all’interno del grande giubileo della speranza e mi sembra proficuo e significativo per tutti riflettere insieme su quali segni di speranza la famiglia oggi può regalare alla società e alla Chiesa.
Prendo avvio allora da un passaggio che proprio Papa francesco ci ha regalato nella Bolla d’indizione del Giubileo “Spes non confundit” al n. 4 là dove scrive: «La speranza è la bella parola che significa la vita, illuminandone i momenti di gioia, ma anche conferendo serenità al tempo della mestizia; la “perfetta letizia”, di cui parla San Francesco, fa visita al cristiano anche nell’ora più oscura, ardendo nel suo cuore, costantemente, la fiamma della speranza. Infine, nelle notti buie dell’anima, la speranza è certezza della Provvidenza, che conforta la persona umana nella sua povera carne, nel dolore e nella sventura, preparandoci alle “nozze eterne dell’Agnello”».
A questo riguardo anche l’apostolo Paolo è molto realista. Sa che la vita è fatta di gioie e di dolori, che l’amore viene messo alla prova quando aumentano le difficoltà e la speranza sembra crollare davanti alla sofferenza. Eppure, scrive: «Ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza» (Rm 5,3-4). Per l’Apostolo, la tribolazione e la sofferenza sono le condizioni tipiche di quanti annunciano il Vangelo in contesti di incomprensione e di persecuzione (cfr. 2Cor 6,3-10). Ma in tali situazioni, attraverso il buio si scorge una luce: si scopre come a sorreggere l’evangelizzazione sia la forza che scaturisce dalla croce e dalla risurrezione di Cristo. E ciò porta a sviluppare una virtù strettamente imparentata con la speranza: la pazienza. Siamo ormai abituati a volere tutto e subito, in un mondo dove la fretta è diventata una costante. Non si ha più il tempo per incontrarsi e spesso anche nelle famiglie diventa difficile trovarsi insieme e parlare con calma. La pazienza è stata messa in fuga dalla fretta, recando un grave danno alle persone. Subentrano infatti l’insofferenza, il nervosismo, a volte la violenza gratuita, che generano insoddisfazione e chiusura.
Se questa è la prospettiva del Papa riguardo al ruolo che la famiglia ha di portare speranza, condivido allora con voi queste brevi riflessioni che, mi auguro, possano aiutare tutti a gustare meglio la festa della famiglia
Si può ancora sperare oggi?
Aprendo lo scrigno della speranza, ci troviamo di fronte a due atteggiamenti egualmente piuttosto sterili: il coltivare speranze illimitate e irragionevoli o, al contrario, l’escludere ogni tipo di speranza, nutrendosi di quello spirito catastrofico che sembra permeare sempre più il nostro modo di pensare e di vivere. Ecco allora perché mi sento di rimarcare con decisione che nel cammino dell’amore coniugale, l’imparare a dire “sì” dovrebbe precedere la pronuncia del “no”; intendo dire che occorrerebbe trasmettere, prima di tutto, il gusto dell’esistenza, un gusto semplice come il sapore del pane, anche se frammisto a tante amarezze; i genitori, in particolare, dovrebbero trasmettere tale sentimento fondamentale dell’esistere, con i semplici gesti della loro vita quotidiana, al di là di ogni parola; è dentro tale slancio, dentro tale fervore - che non va spento, ma anzi vivificato - che prende rilievo la convinzione profonda che la vita è buona e val la pena di essere vissuta.
Le radici e le ali

Io non sono un genitore biologico, ma sono stato e continuo ad essere un educatore. In quanto tale ho imparato e sperimentato che nella vita occorre tramandare, soprattutto, due dimensioni: le radici, giacché senza radici non si generano frutti, e le ali, per volare innanzi. E trasmettere la speranza come eredità significa proprio questo: offrire alle generazioni più giovani radici per radicarsi e le ali per slanciarsi. Le radici sono date dai valori della nostra tradizione cristiana, dai suoi contenuti. Le ali prendono il via invece dalla nostra fede personale e comunitaria. Entrambe queste dimensioni desidererei vederle prendere vita nella nostra vita di Chiesa.
La speranza è per tutti, o non è speranza

La speranza a cui occorre guardare è una speranza per tutti, nessuno escluso. Alla domanda, dunque, se oggi sia ancora possibile sperare, dobbiamo rispondere con un “sì” netto: non solo si può sperare, dato che ogni vero ideale si espande ed è diffusivo di sé, ma anche si deve sperare, perché la speranza non è solo emozione e sentimento, ma anche virtù che, per fiorire, deve essere coltivata consapevolmente. Ed è proprio questa speranza che genera vita, perché capace di dar respiro alle nostre vite, evocando la passione per il futuro.
Concludo allora con un’altra espressione di Papa Francesco: “Una famiglia è veramente tale quando è capace di aprire le braccia e accogliere tutto questo amore”.
Carissimi, apriamole queste braccia, abbiamo tanto da raccogliere perché ho visto in questi anni, voi famiglie avete tanto amore da offrire… dovete solo esserne consapevoli.
don Giampietro