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Pt. 2 «La Grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro Spirito» (Fil 4,23) Lettera per il tempo dopo Pentecoste

 

Proseguiamo la pubblicazione di quella parte della Lettera Pastorale “La situazione è occasione” dell'arcivescovo Mario che introduce il tempo di Pentecoste che vivremo fino alle festa della Decollazione di Giovanni il Battista. La lettera risale a settembre 2019 quando ancora non si prevedeva quanto abbiamo attraversato in questi ultimi mesi. Leggerla ci chiederà di cogliere come declinare i principi della Pentecoste nel contesto storico, così ferito eppure così bisognoso delle medesime attenzioni, che stiamo attraversando. 2. Christus Vivit L’annuncio festoso della risurrezione del Signore è destinato a tutti i popoli e a tutte le età. Ma il sinodo dei Vescovi sulla fede e il discernimento vocazionale dei giovani e la pubblicazione dell’esortazione apostolica di papa Francesco, Christus Vivit, impegnano tutti i giovani e tutti coloro che hanno responsabilità nell’ambito della pastorale giovanile a una lettura attenta, a una verifica delle proposte pastorali tradizionali e attuali, a un rilancio della missione ai giovani. Le problematiche spesso rilevate, la constatazione dei risultati stentati raccolti da una dedizione che pure è generosa e intelligente, non devono indurre allo scoraggiamento oppure a un’impostazione selettiva ed elitaria. Piuttosto siamo chiamati ad essere sempre fiduciosi, a continuare ad annunciare il Vangelo e a chiamare a conversione. Dovremmo domandarci come sia possibile che i giovani siano missionari presso i giovani. Non mancano esperienza né riflessioni. Abbiamo però bisogno di fiducia, di gioia, di stima. Non possiamo immaginare strategie complessive né ricette risolutive. Piuttosto siamo chiamati a vivere il tempo come occasione per seminare. L’impegno per la continuità e il rinnovamento del Servizio per i giovani e l’università della diocesi di Milano è una dichiarazione dell’intenzione che la diocesi vuole continuare a investire nella cura per la fede e il discernimento pastorale dei giovani. Tutte le diocesi lombarde si impegnano per una riflessione condivisa, per individuare percorsi promettenti, per invitare forse a un incontro che celebri la gioia di essere giovani cristiani, con un vivo senso di appartenenza alla Chiesa cattolica e la consapevolezza della responsabilità per la testimonianza della fede pasquale presso i coetanei. Sarà forse possibile realizzare un evento per avviare percorsi promettenti di pastorale giovanile. 3. Oratorio 2020 La proposta di raccogliere valutazioni, promuovere riflessioni e qualificare quella struttura provvidenziale, tipica della nostra tradizione che è l’oratorio ha già compiuto molti passi e coinvolto molte persone e comunità. Le acquisizioni che si consolidano orientano a far sì che in ogni comunità pastorale e in ogni parrocchia si costituisca il consiglio dell’oratorio e si avvii la stesura del progetto educativo dell’oratorio. In ogni comunità deve crescere un senso di responsabilità per il proprio oratorio: consentirà di definire meglio il ruolo del prete e di avviare una proposta educativa e gestionale che conservi l’istituzione oratorio nella sua intenzione profonda e nella sua funzionalità attuale. Il coinvolgimento di laici che insieme con il clero si appassionino all’impresa è necessario, tanto più nella costatazione di alcuni dati evidenti. Il numero dei giovani preti si sta riducendo. Si devono interessare dei giovani non solo i preti giovani. Gli stessi preti giovani non devono dedicarsi con tale impegno agli aspetti organizzativi e gestionali dell’oratorio da non aver più né tempo né energie per curarsi di tutti i giovani, anche di quelli che non “vanno all’oratorio” e per essere coinvolti nella complessiva vita della parrocchia. 4. Sovvenire alle necessità materiali della Chiesa Paolo si commuove per la generosità dei Filippesi: hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo e sentono doveroso aiutare economicamente Paolo perché possa dedicarsi totalmente al suo ministero. Le nostre comunità hanno una tradizione di generosità che ha sempre consentito di disporre di strutture per le attività pastorali: chiese, oratori, edifici per le scuole, per la carità, sale della comunità, case per i preti. Il clero ha sempre avuto la possibilità di dedicarsi a tempo pieno al ministero senza doversi preoccupare del proprio sostentamento. L’introduzione del sistema dell’8x1000 ha reso disponibili risorse che sono state amministrate con sapienza e lungimiranza per la carità, il culto e la pastorale e per il sostentamento del clero. Questo sistema si è rivelato provvidenziale. Ha però avuto, in qualche caso, l’effetto collaterale di delegare al sistema il compito di sovvenire alle necessità materiali della Chiesa. Si è così affievolito il senso di responsabilità dei fedeli per il sostentamento del clero e per le necessità materiali della propria comunità. Invito pertanto a far rifiorire la vostra premura nei riguardi dei preti che svolgono il ministero a servizio della comunità, a contribuire con generosità alle collette proposte per le necessità della Chiesa locale e universale. L’auspicato incremento delle offerte deducibili per il sostentamento del clero e le altre forme tradizionali di offerte per le messe e per le diverse occasioni della vita della parrocchia consentiranno di disporre di risorse maggiori per le necessità dell’aiuto ai poveri nel nostro paese e nei progetti di solidarietà con Chiese di altri paesi. Il capitolo dell’amministrazione dei beni della Chiesa, della cura per le strutture e per la loro destinazione, della gestione ordinaria e degli interventi straordinari si presenta sempre più complesso e gravoso. È un ambito in cui laici competenti, attenti alla normativa e alle finalità specifiche dei beni ecclesiastici, disponibili ad assumere responsabilità, possono offrire un aiuto determinante che sollevi il responsabile della comunità pastorale e il parroco dal dovere di investire in esso un tempo eccessivo. Desidero incoraggiare i membri del consiglio degli affari economici delle parrocchie ad affrontare la questione, ad accogliere le proposte di formazione e di aggiornamento fatte dalla diocesi. Desidero trovare un’occasione per esprimere il mio apprezzamento e le mie raccomandazioni per questo servizio alla Chiesa. Carissimi, giunga a tutti il mio saluto e la mia benedizione. Viviamo un tempo di grazia. Che la grazia porti frutto.

Pt. 2 «La Grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro Spirito» (Fil 4,23) Lettera per il tempo dopo Pentecoste

AAA Cercasi... Volontari per i controlli nelle S. Messe e le pulizie dopo le celebrazioni

Il consiglio pastorale ha deliberato la ricerca di volontari che controllino l'ingresso, l'uscita e che accompagnino i fedeli a vivere in sicurezza e secondo le normative vigenti la celebrazione della S. Messa. Per chi si vuole rendere disponibile, può contattare i seguenti referenti parrocchiali:  Bobbiate :Sara Minazzi 3401950109 Capolago: Paola Acchini 3405572117   Cartabbia: Elisabetta Macchi 3317996457 Masnago: Chiodi Jizel 3387575584 Avigno: Campiglio Alessandra 3495960247 Calcinate del Pesce: don Felice 3930328506 Lissago: Liliana 3389629642 e Franca 3285477029 Velate: Norberto Silvestri  3356928685   AVVERTIAMO ANCHE CHE: E' fatto divieto di partecipare alla messa a chi presenta sintomi influenzali respiratori, temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5° C, o è stato in contatto con persone positive a SARSCoV-2 nei giorni precedenti; è chiesto  - l’obbligo di rispettare sempre nell’accedere alla chiesa il mantenimento della distanza di sicurezza, l'osservanza di regole di igiene delle mani, l'uso di idonei dispositivi di protezione personale, a partire da una mascherina che copra naso e bocca; - prendere visione del numero massimo di partecipanti consentito in relazione alla capienza della propria chiesa, oltre tal numero non sarà possibile accedere in alcun modo. - di attenersi a tutte le indicazioni che verranno date dai resposabili dell'accoglienza.

AAA Cercasi... Volontari  per i controlli nelle S. Messe  e le pulizie dopo le celebrazioni

La mancanza: il saluto di Don Nicola

 

Appena arrivato a Varese, Nicolò e Luca (inviati speciali per conto della redazione del fù-Agorà) intervistandomi mi chiesero cosa mi aspettassi da questa nuova esperienza pastorale. Risposi che non avevo delle particolari aspettative, mi sarei messo in ascolto di Dio e avrei fatto il possibile per non intralciare il lavoro che Lui stava già facendo, accompagnando e favorendo un incontro con Lui. È andata così? L'opera di Dio la si riconoscerà come in trasparenza guardando, con una sempre maggior distanza, alcuni iniziali segni che posso avere il sapore dei frutti. Quindi sarà il tempo a dirlo. Intanto io porto a casa una significativa esperienza di comunione (che ho già descritta su queste pagine lo scorso giugno), diverse relazioni di stima e amicizia e un'accresciuta maturità umana e pastorale offertami dal complesso contesto delle nostre otto parrocchie e delle sue molteplici iniziative. E anche molto altro di diversa rilevanza. Mi porto via un ulteriore dono, che vorrei accoglieste anche voi come uno dei più preziosi che ci fa il Signore. La mancanza.Ma non tanto la mancanza di qualcuno o qualcosa: un prete, delle amicizie, delle abitudini o altre particolari responsabilità che nuovi contesti non ripropongono. No. La mancanza in quanto tale. Quella che non devo colmare con la nostalgia, il rimpianto o le corse compulsive a visitare qualcuno o a cercare una relazione ?perduta?. Perchè ogni mancanza, in fondo, è mancanza di Dio. E solo se la si accetta come incolmabile e si è man mano capaci di non riempirla con qualsiasi cosa che sia umana o terrena (anche la più significativa relazione), allora sarà colmata da Dio. L'unico che ne ha vera capacità. E' come un posto vuoto, dentro di noi, che possiamo scegliere di tenere appositamente libero; perchè aspettiamo Qualcuno.Non ci è subito chiaro chi sia. E i molteplici desideri della nostra vita lo contengono sempre, anche se in maniera talora molto spuria. Ma solo la capacità di non soddisfare ogni desiderio (a maggior ragione se scade in una banale ?voglia?) permette di farne emergere la più profonda aspirazione. Allora sarà più chiaro chi è questo Qualcuno, che avete lungamente e meritatamente atteso. Rimanere ?vuoti? perchè l'attesa sia colmata da qualcun'Altro ha quindi una prima forma per entrambi: per me e per voi. Quale vostro dono mi accompagnerà lasciando Varese? Che non riempia ma permetta ad entrambi di rimanere un po' ?vuoti??Necessità materiali non ne ho; qualche futilità sì...ma le futilità ritengo sia bene le misuri da me col mio portafoglio. Converrete che non è tempo di spese futili. Ecco allora che se qualcuno ha piacere di lasciarmi un segno di comunione e riconoscenza ne offro due modalità: 1. la prima: un album di foto; di ciascuna parrocchia, di ciascun gruppo di lavoro...raccolte come preferite. Le custodirò ricordandomi di voi nel pensiero e nella preghiera.2. La seconda: un aiuto economico nel redistribuire ricchezze da Varese verso altre destinazioni dove vivono persone più bisognose. Per questo indico tre iban: i primi due con reali necessità materiali e il terzo giusto per conoscenza e per il valore educativo che ha e che mi pare importante si possa pian piano cogliere sempre più. Eccoli:Caritas della Parrocchia San Giovanni Crisostomo, via Cambini 10 Milano: IBAN: IT19F0311101637000000010285 ? causale: "donazione liberale per famiglie povere"Caritas Ambrosiana Onlus - Donazione detraibile/deducibile. IBAN: IT17Y0521601631000000000578 ? causale: "fondo San Giuseppe" Entrambe queste destinazioni andranno per situazioni di famiglie che stanno vivendo gravi disagi a causa della pandemia ancora in corso.   ? Con la terza si gioca in casa. Le nostre ci paiono sempre necessità, ma rispetto ad altre sono irrisorie. Pertanto mi preme solo ricordare ancora l'alto valore educativo che ha per una comunità investire nelle risorse educative per le giovani generazioni. Il sostegno che è importante continuare a dare (in termini economici, ma soprattutto di tempo e risorse umane) è per le iniziative educative della nostra comunità pastorale tramite la raccolta fondi Insieme Ingioco. L'iban non sto ad indicarlo, lo si trova comodamente sul sito della CP. Qualcuno di voi mi ha già fatto avere un presente: se era denaro, dopo avervi ricordato in una messa, è stato destinato ad una delle necessità di cui sopra. Se era un dono concreto vi suggerirei (per onestà nei confronti dei poveri) di poter devolvere, almeno la stessa cifra della spesa per il mio regalo, per loro. Non sia mai che vi assumiate la responsabilità di aver donato ad un ricco avendo dimenticato i poveri! E vi aspetto poi domenica 20 settembre a Bobbiate per un ultimo saluto! Vi chiedo anche di pregare con me e la mia nuova comunità domenica 27 settembre, giorno in cui farò l'ingresso formale. Purtroppo non potrò ospitarvi per via dell'esiguo numero di posti in chiesa che attualmente non permette nemmeno a tutti i parrocchiani di partecipare. Troveremo certamente un'occasione successiva per ricevere la vostra visita in quel di Dumenza.Grazie ancora e buon cammino!                                                                                     Don Nicola

La mancanza: il saluto di Don Nicola

«La Grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro Spirito» (Fil 4,23) Lettera per il tempo dopo Pentecoste

 

Diamo inizio oggi alla pubblicazione continua di quella parte della Lettera Pastorale “La situazione è occasione” dell'arcivescovo Mario che introduce il tempo di Pentecoste che vivremo fino alle festa della Decollazione di Giovanni il Battista. La lettera risale a settembre 2019 quando ancora non si prevedeva quanto abbiamo attraversato in questi ultimi mesi. Leggerla ci chiederà di cogliere come declinare i principi della Pentecoste nel contesto storico, così ferito eppure così bisognoso delle medesime attenzioni, che stiamo attraversando. Carissimi, siamo un cuore solo e un’anima sola per grazia di Spirito Santo: le differenze che sono tra noi, le difficoltà di intesa e di collaborazione che talora sperimentiamo, le divergenze nella lettura della situazione del paese e anche della Chiesa non bastano a dividerci, non devono dividerci. Siamo chiamati a costruire la Chiesa dalle genti, a far sì che differenze ben più marcate contribuiscano a una sinfonia che canti le lodi del Signore! Molte difficoltà di relazione sono dovute a meschinità e miopie: avremo la grazia di superarle, se lo chiediamo con fede e consentiamo allo Spirito di Gesù di abitare in noi. Siamo i discepoli inviati come missionari per portare a tutti gli uomini, in tutte le lingue, la buona notizia della risurrezione. Le diffidenze, le timidezze, le complicazioni che incontriamo, che ci mettono in imbarazzo e mortificano il nostro desiderio di condividere la gioia pasquale potranno essere superate se accogliamo lo Spirito Santo. La grazia di Pentecoste porta frutto specialmente nella carità fraterna e nella missione. Tutte le lettere di Paolo possono ispirarci nel vivere il tempo dopo Pentecoste. Per questo ne propongo qualche frammento tratto dalla Lettera ai Filippesi. Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. (Fil 2,1-4) Ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione. Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Lo sapete anche voi, Filippesi, che all’inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere, se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario. Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto. Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. Salutate ciascuno dei santi in Cristo Gesù. Vi salutano i fratelli che sono con me. Vi salutano tutti i santi, soprattutto quelli della casa di Cesare. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito. (Fil 4,10-23)   1. «I cieli e la terra sono pieni della sua gloria» Il dono dello Spirito consente di scrivere una “storia dopo Pentecoste”, la storia della Chiesa.È la storia della missione, quell’obbedienza al comando del Signore che il dono dello Spirito rende possibile perché insegna come annunciare e ascoltare l’annuncio pasquale in tutte le lingue, cioè in ogni tradizione culturale. È la storia vissuta nella luce dell’alleanza nuova ed eterna che il dono dello Spirito sigilla: quindi questa tribolata storia presente può diventare storia di salvezza e ogni giorno, ogni luogo può essere pieno della gloria di Dio. Infatti, la gloria di Dio è lo Spirito Santo, quel dono d’amore che rende capaci di amare. La Pentecoste ci ricorda l’effusione dello Spirito sui discepoli che si spalancano così ad una missione senza confini; preghiamo in questo tempo per ricevere i doni dello Spirito Santo. La Pentecoste ci ricorda anche il dono dei diversi carismi che arricchiscono il popolo di Dio e che il Paraclito non fa mai mancare alla Chiesa perché possa sempre rispondere con generosità in ogni tempo al compito di annunciare efficacemente il Vangelo (cfr.Lumen Gentium 12). Ognuno è chiamato a mettere i doni dello Spirito Santo a servizio della Chiesa e della sua missione. Per questo i discepoli non sono autorizzati al lamento, né alla rassegnazione, né alla nostalgia sterile, né a screditare se stessi o il tempo che vivono: i cieli e la terra sono pieni della gloria di Dio. Con quale ardire possiamo disprezzare le persone e screditare il presente come inadatto alla missione? Lo Spirito di Dio con i suoi doni ci aiuta a riconoscere che questa situazione è occasione.

«La Grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro Spirito» (Fil 4,23) Lettera per il tempo dopo Pentecoste

Orari delle S. Messe e precetto festivo

1. Le messe in orario feriale di ogni lunedì a partire DA LUNEDÌ 25 MAGGIO avranno carattere festivo e assolveranno il precetto. Sono particolarmente consigliate per chi non lavora e ha più di 65 anni di età. Si aggiunge una s. Messa a Velate, il cui orario verrà comunicato settimana prossima.  2. Le messe a MUSTONATE e a SAN CASSIANO sono sospese e celebrate nello stesso orario nelle rispettive chiese parrocchiali di Lissago (venerdì alle 8.30) e Avigno (il mercoledì alle 17.30). Per gli orari delle S. Messe confronta la pagina Liturgia, Orari S. Messe

Orari delle S. Messe e precetto festivo

Perdono d'Assisi

 

Da mezzogiorno del 1 agosto a tutto il giorno successivo i fedeli possono lucrare l’indulgenza della Porziuncola visitando una Chiesa parrocchiale o una Chiesa francescana e recitando il “Padre Nostro” e il “Credo”.   È richiesta la confessione (anche nei giorni precedenti o successivi), la Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa. TURNI E ORARI CONFESSIONI: Avigno 16.30 don Francesco Lissago 17.00 don Felice Bobbiate 16.30 don Giampietro Masnago 16.30 don Matteo Capolago 17.00 don Nicola Velate 16.30 don Adriano STORIA E SIGNIFICATO DEL PERDONO DI ASSISI: Le fonti narrano che una notte dell’anno 1216, san Francesco è immerso nella preghiera presso la Porziuncola, quando improvvisamente dilaga nella chiesina una vivissima luce ed egli vede sopra l’altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: “Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. Francesco si presenta subito al pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: “Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?”, il santo risponde: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”. COS'È L'INDULGENZA: Dal Codice di Diritto Canonico, cann. 992-4: L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa ed applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni fedele può lucrare per se stesso o applicare ai defunti a modo di suffragio indulgenze sia parziali sia plenarie. Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1472-3: Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la “pena eterna” del peccato. D’altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta “pena temporale” del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall’esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena [Cfr. Concilio di Trento: DS 1712-1713; 1820]. Il perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano la remissione delle pene eterne del peccato. Rimangono, tuttavia, le pene temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente le sofferenze e le prove di ogni genere e, venuto il giorno, affrontando serenamente la morte, di accettare come una grazia queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell’“uomo vecchio” e a rivestire “l’uomo nuovo” [Cfr. Ef 4,24]. La distinzione tra pena temporale e colpa preserva e ci permette di tenere insieme: la trascendenza di Dio e l’eccedenza della Sua misericordia; l’autentica libertà dell’uomo (quindi la dignità conferitagli dal Creatore e la conseguente capacità di compiere sempre scelte libere e responsabili); la storicità ed il valore temporale degli atti compiuti, con le relative conseguenze ed il dovere della riparazione; la chiamata a partecipare all’Opera Redentiva di Cristo, per sé e per i fratelli.

Perdono d'Assisi

Il ritorno alla Messa con i fedeli … una ripresa per "cuori forti"

 L’abbiamo attesa per tanto tempo… finalmente è arrivata la notizia sperata: con lunedì 18 maggio potremo tornare a celebrare la S. Messa con la presenza dei fedeli. Al riguardo sono già state dette tante cose, scritte tante parole… che ora non ho nessuna intenzione di ripetere. Lasciatemi solo aggiungere: vi stiamo aspettando perché siamo molto felici di potervi incontrare di nuovo! Noi sacerdoti e suore della Comunità Pastorale avvertiamo una sorta di liberazione: ciò che abbiamo di più caro, la Comunione con il nostro Signore Gesù Cristo, possiamo finalmente tornare a condividerla con tutti voi. Lo sappiamo bene: ci saranno limitazioni di spazi, di procedure, accorgimenti particolari da attivare… tutto vero! Ma lasciateci gioire per il traguardo raggiunto e la possibilità che ci viene nuovamente offerta: nessuna limitazione – pur doverosa – riuscirà a toglierci la gioia di poter ripartire. Inizieremo con le messe feriali secondo il calendario e gli orari che già conoscete e che finalmente potete ritrovare nuovamente sull’ultima pagina del foglio “In cammino”… e queste messe feriali ci permetteranno di fare “le prove generali” per riaprire le porte in maniera ufficiale sabato 23 e domenica 24 maggio. Le avvertenze le conosciamo bene, e comunque le troveremo all’ingresso di ogni chiesa accompagnate anche dai volontari che ogni comunità parrocchiale farà trovare in loco. Ritorneremo anche ad offrire, con sabato 23, la disponibilità per le confessioni individuali; non nei confessionali perché non idonei a garantire la necessaria distanza di sicurezza, ma nei luoghi più ampi che in ogni chiesa vedrete segnalati… Al riguardo, ognuno … “inizi a preparare la lista dei peccati arretrati che in tutti questi mesi si sono accumulati”… permettiamoci anche una piccola battuta... Sguardo in avanti Sarebbe molto deprimente se il nostro nuovo inizio fosse all’insegna del: “però non possiamo abbracciarci, non possiamo fermarci sul sagrato a chiacchierare, dobbiamo stare attenti alle distanze…” Sguardo in avanti: non si piange su “come era prima” ma si guarda al modo di ritornare ad essere Chiesa fraterna oggi. Sappiamo bene che dovremo convivere parecchio tempo con questa situazione, che la paura sarà sempre all’erta, che il “rischio zero” non sarà mai garantito… ritorniamo a vivere! Abbiamo messo a fuoco nuovi obiettivi e verso quelli profonderemo i nostri sforzi e i nostri entusiasmi. Sabato 23 e domenica 24 vorrei vedere entusiasmo negli occhi di tutti e quasi anche un pizzico di emozione. Le nostre bocche saranno nascoste dalla mascherina (obbligatoria mi raccomando!), ma i nostri occhi saranno liberi di sprigionare vita nuova… usiamoli per guardare avanti, non per piangere su ciò che non potrà tornare ad essere come prima. Linguaggio comune Finora abbiamo lasciato parlare gli altri: governati, virologi, medici, sociologi… ora ritorniamo a parlare noi con il linguaggio che ci è stato sequestrato in questi mesi, quello della preghiera comunitaria! Lo faremo senza più avere lo schermo di un pc o di un cellulare come interposta persona, lo faremo con la nostra voce, ma soprattutto con il nostro cuore che si sprigionerà nella preghiera. Sarà bellissimo sentirci recitare insieme il “Padre Nostro”, il “Gloria”, “l’Ascoltaci Signore”. Abbiamo un linguaggio che ci accomuna, quello della preghiera e finalmente potremo ritornare ad usarlo insieme per esprimere il nostro essere famiglia. Cuore grande È quello che ci occorre per essere ottimisti, semplicemente perché non si vede l’ora di poter ritornare. Un cuore grande per stimarci e apprezzarci oltre gli impedimenti che dovremo comunque osservare, anzi, forse proprio a motivo degli impedimenti che ci limiteranno. Un cuore grande per amare la nostra Chiesa e contribuire a renderla sempre più “casa nostra”, con la personalizzazione di ricchezza umana e spirituale che ciascuno potrà fornire. Non vi ho detto niente di particolarmente nuovo, ma vi ho comunicato ciò che più sentivo caro nel cuore… sì perché sono convinto che la ripartenza della vita liturgica, sacramentale, spirituale, affettiva… insieme a tutti le attenzioni che siamo chiamati ad osservare, sia prima di tutto … una questione di cuore! In attesa di incontrarci don Giampietro

Il ritorno alla Messa con i fedeli … una ripresa per "cuori forti"

Il vero desiderio dell’Eucaristia scatena l’immaginazione

Il vero desiderio dell’Eucaristia scatena l’immaginazione Come diaconia condividiamo alcune riflessioni di esperti e teologi su questo tempo e su come possa riprendere la vita della comunità a partire dal 18 maggio, convivendo con il Coronavirus.    Pensare a modalità concrete per riprendere le celebrazioni comunitarie non deve alimentare polemiche o trasformarsi in ossessione. L’auspicio deve invece spronarci a immaginare itinerari, luoghi (a partire dalla famiglia) e strumenti per i quali la Parola corre di don Mario ANTONELLIVicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della fede Le fedi e il virus, nuovi modi di essere comunità Quando si accorsero che l’Amore della loro vita non sarebbe tornato nella sua gloria in tempi così brevi come supponevano, cominciarono di buona lena a battere strade e praticare lingue per raccontare a tutti il Vangelo; si chiesero come gesti e parole di Gesù dessero forma di comunione al loro riunirsi e spargessero profumo di carità fraterna a ogni compito nelle comunità. Forti non già di oro e argento, né di prestigio sociale, né di discorsi persuasivi, ma dello Spirito della Pasqua, osarono immaginare il possibile sulle note del Vangelo. In tanti abbiamo vagheggiato che l’emergenza potesse risolversi presto, una parentesi trascurabile. Mentre cantavamo l’Alleluia pasquale in chiese vuote e in case liete, mentre sentivamo dire di “Fase 2” e sognavamo il Pane di nuovo spezzato e condiviso, papa Francesco scriveva: «È urgente discernere e trovare il battito dello Spirito per dare impulso, insieme ad altri, a dinamiche che possano testimoniare e canalizzare la vita nuova che il Signore vuole generare in questo momento concreto della storia». E ancora: «Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci». Come immaginare il possibile con il realismo del Vangelo senza desiderare l’Eucaristia, la sua celebrazione comunitaria? Quando accogliamo il Vangelo, siamo immersi nella vita nuova del Figlio benedetto e nella gratitudine gioiosa celebriamo il suo corpo offerto e il suo sangue versato, per noi e per tutti, principio della nostra vita nuova nella comunione fraterna e nell’amore del prossimo, sogno intimo di ciascuno, attesa del mondo. In nome di questo desiderio abbiamo immaginato modalità concrete che consentano la ripresa delle celebrazioni comunitarie della Messa, declinando responsabilmente parole d’ordine inderogabili come distanziamento, protezione, scaglionamento, controllo. Abbiamo studiato scrupolosamente protocolli da seguire, preoccupati, più che dalla valutazione delle autorità civili, dal rischio – reale – che quel cumulo di condizioni finisca qui e là per snaturare il senso dell’Eucaristia e del suo frutto, la sua evidenza sommamente desiderabile di comunione grata con il Signore Gesù e di comunione ecclesiale. Troppo per l’Eucaristia, troppo poco per la salute? Reale il rischio; forse, sostenibile. Peraltro, il desiderio dell’Eucaristia non si esaurisce in questa lodevole immaginazione di una sua celebrazione. Anche per questo non ci si abbatte se la valutazione dell’autorità suona deludente. Non si spuma rabbia né, spazientiti, ci si incaponisce come in una fissazione ossessiva che spegne la sensibilità allo Spirito e ottunde l’intelligenza pastorale. Quando “non si vede l’ora” si rischia di non vedere l’oggi degli uomini, di disertare l’oggi di Dio e della sua opera. L’ossessione di un’idea strozza la storia. Porta a saccheggiarla, violandone la sacralità; quella laica, quando si paventa un ritorno alla dittatura, disonorando uomini e donne che l’hanno patita e combattuta; quella religiosa, quando si evocano scenari di persecuzione e martirio, profanando le schiere di ogni confessione religiosa che ieri e oggi hanno versato il sangue per la fede. L’autentico desiderio dell’Eucaristia invece scatena l’immaginazione; la alimenta e la mantiene nella sua qualità evangelica. Se desideriamo l’Eucaristia, desideriamo quanto a essa conduce; desideriamo passi di uomini e donne che vanno all’Eucaristia in quanto credenti, battezzati nel nome dolcissimo di Gesù. E immaginiamo allora tutto quanto concorre al sorgere e al risorgere della fede, alla sua crescita. Sul battito dello Spirito, quel desiderio ci sprona a immaginare itinerari e luoghi e strumenti per i quali la Parola corre, visitando i cuori, interrogando le coscienze, invitando alla fede: in primo luogo, nelle pagine sacre della Scrittura. In questo, querida Amazonia, quanto ci strattoni e ci consoli con le tue comunità che non vedono uno straccio di Eucaristia per mesi e mesi! Se desideriamo l’Eucaristia, desideriamo il santo popolo che la celebra come culmine e fonte della sua vita divina. Ed ecco trame di amorosa fraternità nel tempio domestico dove abbonda la grazia, risuona la Parola, si uniscono le voci nella preghiera. Immaginiamo la comunità cristiana nella sua forma bella, quella della creativa vitalità del corpo di Cristo: a tessere legami tra streaming e telefono, ad aprire cuore e spazi ai piccoli, a liberare disabili dalla solitudine, ad aiutare gli anziani, a consolare gli afflitti, a soccorrere i poveri, compresi quelli nuovi, a sostenere le famiglie e i lavoratori in una ripresa onerosa, a seppellire i morti. Anche in questo, querida Amazonia, quanto ci strattoni e ci consoli con le tue comunità che non vedono uno straccio di Eucaristia per mesi e mesi! Il desiderio è sempre doloroso: così non sarà il dolore dell’agonia, ma quello di un parto. Veramente pasquale.     Altre riflessioni che riteniamo utili per gli approfondimenti sono: Lettera di un prete di Bergamo educatore del seminario: https://patronatosanvincenzo.it/blog/lettera-di-un-prete-di-bergamo-gia-educatore-in-seminario-e-docente-di-teologia/ Intervista a don Davide Milani, prevosto di Lecco:  https://formiche.net/2020/04/fase-2-chiese-fedeli-consumatore-milani/ Riflessione di don Pierluigi Banna, docente di patrologia presso il Seminario di Milano: https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/ripartire-si-ma-da-dove-319158.html

Il vero desiderio dell’Eucaristia scatena l’immaginazione