Settimana Santa... nessuna pietra può ostruire la nostra gioia

Settimana Santa... nessuna pietra può ostruire la nostra gioia

Credo che a tutti piacerebbe un mondo ricco d’amore e di pace, un mondo che non mettesse l’uomo contro l’uomo per il potere, per il prestigio e per il denaro. Un mondo libero dalla paura di noi e dell’altro, libero dalla paura che l’esistenza trascorra senza la vita. … invece, come sempre, alla fine … arriva la croce!

Forse qualcuno di voi desiderava arrivare a questa Settimana Santa con un altro stato d’animo; invece, ci arriva un po’ deluso e arrabbiato perché si è sentito defraudato di una Messa … come sempre, alla fine … arriva la croce!

Spesso gli ideali e i pensieri hanno dei margini di compromesso che la vita non ci consente. In un attimo devi riaprire gli occhi e rileggere la tua storia che si colloca fra Adamo che si nasconde e Gesù che dice: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».

Gesù, nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c’è una via che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio.

Ci vuole questa trasformazione del monte degli ulivi, questa trasformazione del pianto, per arrivare poi all’abbandono.

Che logica strana è quella della croce: essere sconfitti per vincere, essere poveri per arricchire, essere inutili per essere indispensabili, scomparire per essere presenti, perdere per trovare, donare per possedere.

Quell’uomo trasfigurato, pieno di piaghe, quell’uomo che è preso in giro, quell’uomo a cui vengono tolte tutte le forze, assomiglia tanto alla passione e all’angoscia dell’uomo di oggi.

Noi uomini fuggiamo di fronte al dolore, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro che dice: «Ti seguirò fino alla morte...” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di Giuda che ama più il suo obiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una croce da sopportare senza mai abbracciarla.

Noi fuggiamo, mentre Gesù va verso la croce, spezzando il pane, lavando i piedi, attirando a sé tutti con il suo cuore aperto.

La croce ci chiede di verificare se esistono strade diverse dalla sua per giungere ad una vera gioia, o se, come dice Gandhi: “Senza la croce la vita è una morte agitata”.

Gesù non ha inventato la croce e davanti a lei appare debole, fragile e indifeso: ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci non con la sua sofferenza, ma col suo amore.

Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa.

Con qualunque stato d’animo ciascuno di voi arriva a questa Settima Autentica, di cuore vi auguro di lasciare che essa vi trasformi perché per tutti voi nessuna pietra sepolcrale possa ostruire la gioia.

 

don Giampietro

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