Quaresima: lasciarsi accogliere dal sorriso della croce

Quaresima: lasciarsi accogliere dal sorriso della croce

Nel castello di Xavier, dove è nato Francesco Saverio, c’è una piccola cappella con un grande Crocifisso ligneo, davanti al quale la madre chiamava i suoi 5 figli per la preghiera della sera. Il tratto sorprendente di questo Crocifisso è il sorriso. Sorriso che dipende dalla prospettiva dentro la quale lo si guarda. Se visto dal basso verso l’alto, sorride a chi lo ammira. Simbolicamente esso sta ad indicare che la passione non è la sconfitta, ma la vittoria definitiva sulla morte. Il Crocifisso è il Signore dei poveri, degli sfortunati, di coloro che, legati dalle mille ferite della vita, si aggrappano alla base del legno come ad una tavola di salvezza. Per chi lo vede dall’alto, invece, mantiene il tratto svilente della passione. I due aspetti non si possono scindere. Sono uniti a rappresentare un unico mistero, quello del dono che ama sino alla fine, del seme che muore per portare molto frutto e della vita che vince sulla morte. È il senso profondo de il Cristo che ride.

Chiudendo il suo intervento “Danzare la vita” don Luigi Serenthà si chiedeva che cosa Gesù avesse tenuto nascosto presso di sé come segreto intimo e incomunicabile. Non certo lo sdegno, tanto meno il pianto sulla città di Gerusalemme o per il dolore della morte. Nessuno di questi aspetti della sua vita sono rimasti segreti. Piuttosto, don Luigi dichiara di aver immaginato che questo segreto fosse la sua gioia. «Questa è la croce di Cristo: la possibilità di gioire in tutti gli uomini, in tutti i tempi, davanti a qualsiasi circostanza».

Raccogliendo questa suggestione, vorrei evidenziare solo il possibile inizio della spiritualità quaresimale: il sorriso. Dice non solo l’apertura di un possibile dialogo, ma il fatto che in quell’evento – la croce – è avvenuto qualcosa di straordinario che sfugge al modo consueto di interpretarlo e che si annuncia al modo di una gioia che attrae, di un sorriso di cui meravigliarsi.

Il Crocifisso che ride rimanda ad un’esperienza profonda: chi varca la porta della propria vita per entrare in preghiera con Lui è accolto da un sorriso. Non è una banalità. Esprime, invece, in modo originale il darsi di Dio e di rispondere ad esso da parte dell’uomo. Il dono sorridente di Dio inaugura un rapporto che non ha più fine. In questo leggo la spiritualità e la novità della nostra quaresima: nell’anno in cui celebriamo l’otto centenario della morte di S. Francesco ricevendo il testimone di “riparare la mia Chiesa”, da dove possiamo partire noi, comunità pastorale MAMI?

A me piace sognare che possiamo ripartire dalla gioia del sorriso di Dio dalla croce… perché proprio nessuno vuole sia lasciato indietro!

Buona quaresima a tutti.

 

don Giampietro

Crocefisso