Con Maria nel mese di Maggio… per rinascere dopo il Calvario

Con Maria nel mese di Maggio… per rinascere dopo il Calvario

«Forse crediamo all’amore di Dio, all’amore della Vergine, ma non fino in fondo, e forse dubitiamo che questo amore sia realmente efficace a farci superare tutte le difficoltà. Per questo il nostro abbandono, anche se vissuto, non è perfettamente tranquillo. Eppure, Dio ci ha dato infinitamente più di quanto avremmo potuto sperare. Ci ha dato una Madre.» Queste parole di don Divo Barsotti mi aiutano ad avviare questa breve riflessione circa il mese di maggio e la devozione a Maria che in questo mese normalmente viviamo. 

Vorrei ordinare i pensieri intorno a due punti focali: la disillusione e la fortezza.

  1. Se, come scriveva Barsoni, non riusciamo ad affidarci fino in fondo, è forse perché non abbiamo toccato il fondo della disillusione. Per affidarsi a Dio bisogna sospettare di sé. Non c’è altra strada sul terreno della grazia. È questo il cammino che lo Spirito ha fatto percorrere a Pietro che è passato, grazie alle “reti vuote”, dalla disillusione sulla vita da pescatore, alla disillusione sulla sua idea sbagliata di comprendere la missione del Cristo, per approdare infine alla diffidenza verso la propria presunta forza dopo il tradimento. Affidarsi a Maria è un atto che si incastona in questo quadro di riferimento esistenziale. Ma non è la soluzione estrema, nel senso che quando “non so più a che santo votarmi” mi metto nelle sue mani. Farla entrare nella propria casa interiore è piuttosto il primo passo, perché lo Spirito inizia a balbettare in noi quando decidiamo finalmente che la diffidenza verso l’io non è punto di arrivo ma linea di partenza. Non è vero che ci si affida perché “non c’è più nulla da fare”, ma proprio perché tutto è ancora da compiere. Maria è rifugio dei peccatori, di quelli cioè che rimangono tali.
  2. La seconda riflessione si cristallizza intorno alla questione della fortezza, quel dono dello Spirito tanto necessario soprattutto per servire e amare la Chiesa. Chi è forte davanti alla vita? Forse essere forti è solo questione di fortuna, nel senso che si fa presto a non credersi deboli quando non si sono ricevute molte bastonate dalla storia. Si può sospettare che la devozione a Maria sia esclusiva delle persone deboli: nell’immaginario comune ristagna in essa quel non so che di calore materno rassicurante che rischia di lasciarci nell’irresponsabilità infantile. In realtà, nella figura evangelica della Vergine c’è molta forza. La sua è forza divina proprio perché non le appartiene, ma è data dal Dio che soccorre i deboli lasciandoli nella vulnerabilità. Chiediamo alla Madre la fortezza che ha avuto Giuseppe prendendola per sposa. Da soli non ce la faremo; i calvari da salire potrebbero essere molto ripidi. 

Riscopriamo così il senso dell’affidarci a Maria nel mese di maggio: lei che ha conosciuto la stupidità del male annidato nella fragilità degli uomini e ha provato in prima persona l’oscurità della fede ci è “rifugio” quando spalanchiamo la porta al pentimento e conforto quando siamo tentati di credere che dopo il Calvario non ci sia posto per la rinascita.

… a Lei affideremo la nostra Comunità Pastorale perché trovi sempre strade nuove di rinascita e ripartenza.

 

don Giampietro

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