Credo la Comunione dei Santi

Credo la Comunione dei Santi

La Chiesa ci invita a professare la fede nel Credo Apostolico nel quale, tra l’altro, diciamo: “Credo la comunione del santi”. Offro tre spunti di riflessione, che ci aiutino a celebrare e a vivere da cristiani, ben oltre il 1° novembre, la grande festa di “Tutti i Santi”

Nel Cristo morto e risorto noi siamo uniti in comunione piena come i tralci alla vite”
(San Giovanni Paolo II)

L’espressione “comunione dei santi” può essere interpretata in due modi. Il primo modo ci ricorda il senso della “comunione alle cose sante”, soprattutto ai doni eucaristici. Il secondo modo di interpretarlo ci indica il senso della “comunione di vita” che unisce tutti i fedeli.
La tradizione della Chiesa ha conservato le due interpretazioni, che il Concilio ha richiamato: “Tutti, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo lo stesso inno di gloria.

Tutti quelli che sono di Cristo, avendo il suo Spirito, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in Lui (cfr. Ef 4, 16). Quindi l’unione di coloro che sono in cammino con i fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali” (LG 49).

Tutto ciò risulta visibile in particolare nel battesimo e nell’eucaristia, dove i fedeli che sono ancora pellegrini sulla terra e quelli che hanno conquistato il premio della fede in cielo partecipano ai beni spirituali per i meriti di Gesù, grazie al quale siamo uniti alla vite come i tralci (cfr Gv 15,4). Per questo la “comunione” indica il cuore stesso del mistero della Chiesa.

“Padre santo, tu ci fai partecipi del tuo disegno di amore, per renderci santi come tu sei santo” (Canone I della Riconciliazione)

La santità è l’essenza stessa di Dio, che è “separato”, degno di rispetto profondo, come dice il Signore stesso al profeta: “Sono Dio e non uomo” (Os 11, 9).
In ogni uomo e donna la santità è una partecipazione per grazia alla santità di Dio, come ci ricorda il Libro del Levitico: “Siate santi perché io sono santo” (Lv 19, 2). Tre volte santo è Dio. Santa è l’umanità e la divinità di Cristo. Santa è Maria la Madre del Signore. Santi sono i cristiani in forza del battesimo e tutti nella Chiesa siamo chiamati alla santità secondo la parola dell’apostolo: “Questa è la volontà di Dio, la nostra santificazione” (1Ts 4, 3).

Il dono primo e più necessario per la santità è l’amore, la carità, con cui amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Dio. Il Concilio ci ricorda che tutti i fedeli sono invitati a tendere alla santità e alla perfezione secondo la propria vocazione “affinché dall’uso delle cose di questo mondo non siano impediti di tendere alla carità perfetta” (LG 42).

“La nostra meta deve essere l’infinito, non il finito. l’infinito è la nostra patria.
Da sempre siamo attesi in cielo”
(Beato Carlo Acutis)

Nella prassi ecclesiale viene riconosciuto il titolo di santo a quei cristiani che con maggiore pienezza hanno vissuto la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Nella imminente festa solenne di “Tutti i Santi” ricorderemo quei santi riconosciuti dalla Chiesa e quelli anonimi che contemplano già il volto di Dio nella gloria dei cieli. La Chiesa che cammina nella storia ha la gioia di esaltare questi suoi membri eletti, che formano l’assemblea festosa dei fratelli, che sono “divenuti modelli di vita e insieme potenti intercessori” (LG 50).

Lo scopo della festa ecclesiale di “Tutti i Santi” è quello di stimolare in noi la speranza e il desiderio di raggiungere la Patria celeste, la quale è pronta ad accoglierci. Ma la porta del Regno di Dio si aprirà se avremo amato e praticato la giustizia. È l’impegno che il Vangelo ci chiede. Per questo invochiamo l’intercessione di tutti i santi: per noi e per il nostro mondo lacerato da sanguinose guerre, affinché ritrovi la via della pace!

Don Francesco