All’inizio di questa esperienza mi sono portato dentro una domanda: ha ancora senso oggi, nel 2025, vivere un pellegrinaggio? In un tempo in cui tutto è a portata di mano, veloce e comodo, perché mai affrontare un viaggio, arrivare a Roma e passare attraverso una Porta Santa?
Questa domanda – che forse nasceva non solo come prete, ma come cristiano e come educatore vicino ai giovani – ha trovato risposta non nelle mie teorie o nei ragionamenti, ma nel vivere in prima persona l’esperienza. Solo buttandosi dentro alla vita, lasciandosi coinvolgere, possiamo scoprire la verità e le risposte che cerchiamo.
Con i giovani della nostra comunità pastorale e con tutto il decanato di Varese siamo partiti verso Roma. La sistemazione non era certo la più comoda, ma l’accoglienza di tante persone generose ci ha fatto subito sperimentare uno stile diverso: quello della condivisione e della comunione. Fin dai primi momenti si respirava un’unità speciale, segno di una comunità giovane che cresce, si conosce e si rafforza nella fede.
Il pellegrinaggio è stato questo: un’esperienza di fede. I ragazzi hanno portato a casa domande nuove, ma anche qualche risposta. E forse è proprio questo che oggi i giovani cercano: domande vere, che diano profondità e contenuto alla vita, che li aiutino a non rimanere in superficie.
Indelebile rimane il passaggio attraverso le Porte Sante, la visita ai luoghi sacri di Roma, l’ascolto delle parole di sacerdoti, educatori, vescovi e – soprattutto – di Papa Leone. Momenti che hanno inciso nel cuore di ciascuno, culminati nella veglia e nella Messa a Tor Vergata: più di un milione di giovani radunati, uniti dalla stessa fede, dalla stessa speranza, dalla stessa gioia di sentirsi Chiesa viva.
Se dovessi riassumere questa esperienza in tre parole, sceglierei:
Ascolto: perché mai come in questi giorni ho percepito la sete dei ragazzi di parole che parlino davvero alla loro vita, parole buone, parole di senso.
Amicizia: perché ho visto nascere e crescere legami profondi, non superficiali, capaci di affrontare temi importanti e veri.
Speranza: perché questa esperienza ha fatto brillare negli occhi dei ragazzi il desiderio di un mondo migliore, la fiducia in Dio che non abbandona i suoi figli, la certezza che il futuro può portare frutti buoni.
E allora sì, il pellegrinaggio ha senso anche oggi. Non tanto perché ci conduce a un grande evento, ma perché ci fa incontrare Dio lungo il cammino: nei piccoli gesti quotidiani, nelle relazioni nuove, nella fatica condivisa, nella preghiera vissuta insieme. È lì che abbiamo fatto esperienza della fede, è lì che è nata in noi l’intuizione profonda che Dio c’è e opera nella vita di ciascuno.
Don Michele

