La nostra comunità parrocchiale ha la fortuna di annoverare tra le parrocchie da cui è costituita quella che si trova a Lissago dedicata a San Carlo, che è stato certamente un santo di rilevanza enorme per il suo tempo e lo è ancora per noi.
Spesso gli agiografi dicono cose meravigliose dei santi fin dalla loro infanzia, di San Carlo bambino non possiamo dire nulla di questo tipo: un ragazzino come gli altri del suo tempo, intelligente, studioso e ben educato.
Nel 1550 riceve la tonsura e la vestizione dell’abito talare. Nel 1552 inizia gli studi universitari di diritto civile e canonico. In questo tempo ha già contatti con la realtà milanese.
Nel 1559, viene convocato a Roma nella commissione cardinalizia per la ripresa del Concilio e nominato amministratore della Arcidiocesi di Milano. Con la sua venuta a Milano, l’attività di San Carlo si fa frenetica, è un continuo susseguirsi di visite pastorali nella già allora estesissima Diocesi di Milano che comprendeva territori fin oltre l’Adda e fra i monti del canton Ticino. L’opera dell’Arcivescovo non riscosse particolare gradimento presso parecchie comunità religiose. Ben noto è l’attentato alla sua vita del 26 ottobre 1569 a cui scamperà miracolosamente.
Gli anni successivi sono anni particolarmente difficili per la carestia che affligge Milano. San Carlo ordina che nel palazzo arcivescovile siano sempre presenti viveri sufficienti alle necessità del popolo e che vengano sacrificati tende, tappezzerie, cortine e drappi vari, cosicché per le vie di Milano si potevano vedere persone vestite di porpora e di scarlatto, di preziosi broccati e di rasi.
Già nel 1575 si erano segnalati degli episodi di pestilenza, ma l’anno dopo il pericolo si fece ancora più grave. San Carlo emana subito alcune disposizioni per mettere in atto tutti i provvedimenti stabiliti dalle autorità civili ed esorta tutti i fedeli a non dimenticare l’assistenza e il soccorso agli ammalati.
Volendo opporsi alla chiusura delle chiese, non vi riesce e allora fa erigere 19 colonne in tutta la città in luoghi ben visibili dalla maggior parte delle case così che tutti potessero assistere alla Messa affacciandosi semplicemente dalle finestre o dai balconi delle proprie abitazioni. Devoto alla Sacra Sindone, dopo che i i duchi di Savoia, nel 1578, decidono di spostare il sudario di Cristo dal Castello di Chambéry, in Francia, a Torino, per rispondere al suo desiderio di pregare davanti al Sacro Lino, San Carlo vi si reca in pellegrinaggio a piedi da Milano, camminando per quattro giorni, in digiuno e preghiera.
Estremamente attento ad alimentare le devozione al Mistero eucaristico è a lui che dobbiamo precise riforme liturgiche, architettoniche e pastorali come la centralità del tabernacolo sopra l’altare maggiore e ben visibile a tutti i fedeli; l’adorazione solenne del Santissimo Sacramento esposto per quaranta ore consecutive e la solenne processione del Corpus Domini a cui partecipò spesso a piedi scalzi in segno di profonda umiltà e penitenza.
Il 2 novembre 1584, col fisico provato da tante fatiche, Carlo muore a soli 46 anni, spirando serenamente dopo aver ricevuti i Sacramenti, Verrà canonizzato nel 1610.
Don Felice
