Gruppi d’ascolto nelle case 2023-24: I Incontro

Gruppi d’ascolto nelle case 2023-24: I Incontro

Elia, le parole della bocca del Signore, i corvi e la vedova

Preghiamo

Donaci, Signore, una vera, nuova e più approfondita conoscenza di te. Anche attraverso le parole che non comprendiamo, fa’ che possiamo intuire con l’affetto del cuore il mistero tuo che è al di là di ogni comprendere. Fa’ che l’esercizio di pazienza della mente, il percorso spinoso dell’intelligenza sia il segno di una verità che non è raggiunta semplicemente coi canoni della ragione umana, ma è al di là di tutto e, proprio per questo, è la luce senza confini, mistero inaccessibile e insieme nutritivo per l’esistenza dell’uomo, per i suoi drammi e le sue apparenti assurdità. Donaci di conoscere te, di conoscere noi stessi, di conoscere le sofferenze dell’umanità, di conoscere le difficoltà nelle quali si dibattono molti cuori e di ritornare a una sempre nuova e più vera esperienza di te. Amen.

(C. M. Martini)

 

Il testo: 1Re 17,1-16

1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io". 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3"Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare". 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9"Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti". 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere". 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per favore, prendimi anche un pezzo di pane". 12Quella rispose: "Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". 13Elia le disse: "Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra". 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Per la riflessione/comunicazione della fede

Iniziamo a conoscere il profeta Elia che improvvisamente fa il suo ingresso nel testo biblico. Dopo il primo versetto nel quale il profeta annuncia ad Acab, re di Israele, una terribile siccità nel regno, il Signore rivolge a Elia la sua prima parola: lo invia a oriente del Giordano, affinché possa avere vita dall'acqua del torrente Cherìt, mentre gli manderà dei corvi che porteranno da mangiare pane e carne al mattino e alla sera. Così fino a quando anche il torrente non si secca per la mancanza della pioggia (vv. 2-7). Allora il Signore rivolge una seconda parola al profeta: lo invia da una vedova di Sarepta, in terra fenicia, luogo di provenienza della nemica Gezabele, moglie del re Acab. Una vedova, povera e straniera, si prende cura di Elia, e il Signore, attraverso la bocca del profeta, promette che non mancheranno farina e olio per la vedova, il figlio ed Elia. La vedova ed Elia obbediscono al Signore e la sua parola si avvera... (vv. 8-16). Il nome Elia significa “il mio Dio è YHWH (tradotto con Signore)”: Elia è chiamato a scoprire e testimoniare cosa significhi che “Dio è il Signore”, quale sia il suo volto e quindi la missione del popolo di Israele. Si apre così un racconto che ha tanto da dire alla nostra vita, alla nostra fede e missione, così come ha detto tanto a Gesù e alla prima Chiesa cristiana

Possiamo notare quanto la vicenda di Elia fosse presente e abbia nutrito la coscienza di Gesù sulla propria identità, così come le prime comunità cristiane, fino agli evangelisti. Come tutte le Scritture, anche queste sono pagine che Gesù avrà meditato a lungo e dentro le quali Dio Padre gli avrà parlato, affinché fosse “suo Figlio” per una fraternità tra tutti gli uomini e le donne. L'azione di Gesù è stata ed è una continua opera di riconciliazione per la comunione dei figli nell’unico Padre. Possiamo immaginare che nella mente e nel cuore di Gesù risuonasse questa pagina profetica, quando al pozzo di Sicar incontrò la donna samaritana e, come Elia con la donna straniera, le chiese di dargli da bere (cfr. Gv 4,1-42). Il riferimento di Gesù ai cinque mariti della donna samaritana che sono una chiara allusione ai culti idolatrici del popolo del nord (cfr. 2Re 17,24-41, i cinque santuari di dèi stranieri), secondo la simbolica della prostituzione e dell’adulterio del profeta Osea (cfr. Os 2,4.7-9.15; 3,1), tanto che poi la discussione tra Gesù e la donna, che infatti lo riconosce come profeta, verte sul tema del tempio (Garizim a Samaria, il sesto uomo, o Gerusalemme), è un richiamo profetico affinché i samaritani adorino finalmente in Gesù (il “settimo uomo”, l’ultimo tempio) l’unico Dio in comunione con i giudei. Questa è l’acqua che Gesù ha da dare e che consente di non avere più sete. Quando, subito dopo, Gesù dice ai discepoli che lui ha da mangiare “un cibo che non conoscono”, si tratta della riconciliazione dello scisma ebraico tra giudei e samaritani: infatti, «i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35) sono i samaritani che stanno finalmente venendo verso Gesù. Anche qui la disponibilità di una donna ormai considerata dai giudei “straniera” diventa occasione perché Dio sia il Signore, cioè un Dio di comunione per tutti, e che il popolo eletto trovi in Gesù riconciliazione per esserne suo segno. Gesù viene a compiere il ministero di Elia e di tutti i profeti. Questo dinamismo è ancora più evidente quando Gesù, in Lc 4,16-30, cita proprio l’episodio della vedova di Sarepta di Sidone per motivare il suo ministero di apertura “agli altri”. La protesta degli abitanti di Nàzaret, un villaggio di “ultranazionalisti” davidici, è proprio per l’apertura di Gesù allo straniero («Medico, cura te stesso» Lc 4,23). E quando Gesù cita Elia con la vedova ed Eliseo con Naaman il siro, addirittura, lo vogliono buttare giù dal precipizio. Anche la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che con Elia non vengono mai meno, evocano la moltiplicazione dei pani e dei pesci che nel Vangelo secondo Marco è prima per i giudei (cfr. Mc 6,30-44) e poi, anche a seguito dell’incontro di Gesù con la donna siro-fenicia a riguardo delle “briciole di pane” (cfr. Mc 7,24-30), per i pagani, “gli altri”, in Mc 8,1-10. Gesù si presenterà come “pane” di riconciliazione e di comunione tra giudei, samaritani e stranieri. Qualsiasi “divinità” che non sia di riconciliazione e di comunione, non è il “Signore di Israele”, non è il “Signore Gesù”, ma un idolo scolpito dagli uomini, che non dà vita e che genera violenza e divisione. Come ancora ai tempi di Gesù, il popolo di Israele - così come il profeta Elia e così come tutti noi oggi in quanto Chiesa - siamo chiamati a capire che “Dio è” il Signore e così comprendere chi siamo noi, e a quale fede e missione siamo chiamati in questo particolare momento storico.

Domande per la riflessione e la condivisione della fede

1. Quali tratti del volto del Signore emergono in questo primo episodio della vicenda di Elia? Cosa suggeriscono alla mia fede personale?

2. Come descriveresti la fede di Elia e della vedova di Sarepta? Quali differenze con la mia fede personale?

3. Da questo primo episodio quale identità di Chiesa emerge? Come si declina con l’invito di papa Francesco a essere “Chiesa in uscita”? Siamo capaci essere Vangelo, parola di Dio presso coloro che ci vivono accanto? Quali difficoltà avverto?

4. Hai fatto come Elia esperienza di Vangelo in contesti inconsueti e inattesi? Come hanno aiutato (o ostacolato) la tua fede cristiana?