20 anni di natura artifiziata
Mariano Pieroni, nato a Barga (LU), e ora residente a Solbiate Arno ha fatto parte di gruppi di artisti dell’area lombarda (L.A.D.P.D.V., i Besnatesi, Porta Ticinese, Centro Documentazione Arte Varese, Tectores Errantes, Dimensionismo) ed è rinomato quale ideologo del movimento “Dimensionismo”. Dopo un esordio artistico figurativo, l'artista si volge all'informale, con l'uso di frottage e collage. In seguito all'alluvione che sommerge Firenze nel 1966, Pieroni si trasferisce in Belgio, e lavora al fianco di André Junkers per poi tornare definitivamente in Italia, a Solbiate Arno. Pieroni ha realizzato anche opere pubbliche, affreschi, sculture, ceramiche, vetrate, opere in ferro, in materiale plastico e in bronzo. Nel 1986 ha dato vita al gruppo “Linea Confinaria” (Plasticoni) e, successivamente, ai laboratori Ciclart, che propongono numerose performances, installazioni, laboratori didattici.
Subito sotto gli orari della mostra troverete un video intervista e due testimonianze in merito all'artista.
Giorni | Orari |
|---|---|
LUNEDI' - VENERDI' | 17:00 - 19:00 |
SABATO MATTINA | 09:00 - 12:00 |
SABATO POMERIGGIO | 17:00 - 19:00 |
DOMENICA 11/09 | 09:00 - 19:00 |
ALTRE DOMENICHE MATTINA | 09:00 - 12:00 |
ALTRE DOMENICHE POMERIGGIO | 17:00 - 19:00 |
I Plasticoni a Varese: così l'Arte alimenta e sostiene il "discorso green"
1988. Attorno a quell'anno si colloca cronologicamente la genesi dei Plasticoni, nati dalla raccolta e dall'assemblaggio di materiali plastici di scarto radunati da Pieroni lungo le rive dei torrenti Margorabbia e Stella.
E lo stesso Pieroni, in una non recente intervista, spiegava: "Se un individuo va lungo le rive dei torrenti inquinati a fare statue di spazzatura non lo fa a cuor leggero. Evidentemente ci ha pensato; un piccolo processo mentale, un'idea, deve averlo mosso. (...) Abbiamo fatto una modesta opera di bonifica anche nei pressi di qualche residuo bosco a Crugnola e nei pressi di Santhià a Vettignè e San Germano in prossimità di risaie, poi sulle sponde del Ticino e in altri luoghi; non si fa alcuna fatica a scovare rifiuti plastici: ce ne sono praticamente ovunque".
Da allora, dalla fine degli anni '80, i Plasticoni di Pieroni sono stati radunati in numerose e importanti rassegne espositive.
Nel 2006, le ha ospitate la città di Roma, in Piazza del Popolo per la trentunesima edizione di una delle più prestigiose manifestazioni legate alla storia e alla cultura del presepe.
Per quella esposizione, intitolata "100 Presepi", i Plasticoni di Mariano Pieroni vennero declinati e piegati a raffigurare la scena della Natività con ben 21 figure a grandezza naturale.
"Nelle Sale del Bramante, rusticamente foderate di mattoni, s'incontrano, accanto a più tradizionali proposte, le creature postmoderne di Pieroni, ricavate dagli involucri di plastica che quotidianamente, in abbondanza, scartiamo. (...) La ricerca poetica e provocatoria sui Plasticoni, personaggi assemblati con la plastica di scarto, ha ottenuto, con il grandioso Presepe, un possibile riscatto etico ed estetico dallo spreco imperante nella nostra civiltà".
Nel 2009, per il XX Anniversario della caduta del muro di Berlino, in un originale percorso espositivo nel centro storico di Milano, Pieroni e Alberto Cropelli hanno collaborato, presentando "La natura oltre il muro", opera che vedeva uniti il tema della libertà a quello dell'ecologia: uno squarcio nel muro di polistirolo permetteva infatti il passaggio dei Plasticoni ecologici.
Da allora, si sono succedute altre mostre e rassegne personali.
Fino a quella che viene inaugurata oggi a Varese: un'occasione preziosissima che ci permette di riflettere, oltre che sulla carriera dell'autore, anche sulla lungimiranza profetica di questi lavori. Nati al tramonto degli anni '80 hanno saputo cogliere, intuire e premonire il tema Green che oggi risuona nella nostra società come un mantra attuale e contemporaneo.
Ma i Plasticoni risultano profetici anche per il linguaggio, il significato e il sentiero più propriamente artistici.
Tutto questo si comprende meglio se ci riferiamo, brevemente, alla Triennale di Bruges del 2018 (l'ultima ante-Covid).
Cinque tonnellate di plastica raccolte in quattro mesi sulle spiagge hawaiane: ecco di cosa era costituita la balena gigante che saltava fuori dal canale del Belgio durante la seconda edizione della Triennale, il cui tema era "Città liquida".
L’imponente scultura di plastica chiamata "Skyscraper Whale", progettata dallo studio di design Studiokca di Brooklyn, era stata pensata proprio per attirare l’attenzione sull’enorme quantità di rifiuti che produciamo ed immancabilmente abbandoniamo sul pianeta, con risultati devastanti per i nostri oceani (e dei loro abitanti). Per realizzare la balena che si inarcava sulla storica piazza Jan Van Eyck nel centro della città, era stata raccolta, con l’aiuto dell’Hawaii Wildlife Fund, una quantità di plastica pari ad un palazzo di quattro piani, includendo qualsiasi oggetto pervenuto, perfino paraurti di auto e sedili di water.
Oggi, nella mostra di Varese, alla Città Giardino viene offerta questa immensa chance culturale: andare al di là della sola consapevolezza ambientalista, provando ad alimentarla, grazie ai lavori di Pieroni, di una rinnovata carica semantica, artistica, forse anche sociologica e filosofica.
A questo punto, mi sembra che possiamo tentare di affermare come Pieroni ci offra l'unica, ragionevole opportunità di intendere il riciclo di materiali plastici: la via creativa, generativa, una sorta di chiamata a nuova vita, un appello verso la possibilità cognitiva di creare e inventare.
Ossia coniugare il talento artistico con il tema della sostenibilità ambientale, senza mai rinunciare e anzi, privilegiando il lato formale, estetico, espressivo.
Pieroni, credo, pare andare oltre; indica una forma esistenziale ed estetica per lo spazio di qualsiasi individuo, indica che l'Arte – quando è tale – è sempre Etica, e può e deve essere normativa nel senso seguente: ci deve essere, e deve essere un valore essenziale, perché mostra sia chi siamo, sia chi abbiamo il dovere di essere, per noi e per gli altri. E abbiamo il dovere di essere chi è capace di evoluzione di sé e, di conseguenza, di evoluzione sociale.
Non so quanti di voi dell'arte abbiate potuto provare la mia stessa emozione
Si ritorna da un artista e lo si trova cambiato ma sempre lui, questo sì, tutti. Si ritrovano mutamenti nel modus operandi oppure si ritrova una poetica rinnovata da nuovi elementi, nuovi raggiungimenti. Gli artisti invecchiano e le opere pure, ma non credo vi sia mai capitato di trovarvi davanti le stesse opere, le stesse care opere, cresciute, mutate, adultizzate, ingrassate dalla storia e dagli eventi. E un artista più giovane e testardo, puer, serio come un bambino. Non vedevo i Plasticoni e Mariano da quasi vent'anni e li ho ritrovati come in un sogno, nello stesso luogo, nei garage delle meraviglie e degli orrori dove Pieroni custodisce tutto il suo repertorio di animali, talvolta pronti a balzare fuori, talvolta sottosopra o in pezzi, qui i corpi e lì le enormi teste. Ho riconosciuto le anime ma hanno fatto tutte un giro, nella materia, negli eventi e sono ora sotto i miei occhi, rinnovati, con nuova pelle. La loro essenza è sempre quella, lo posso testimoniare con degli esempi: la iena era spettrale, il cinghiale fermo e mansueto, gli uccelli acquatici danzatori d'eleganza; queste le qualità aggiunte di un lavoro che nella sua predisposizione tende alla neutralità. Pieroni, infatti, nel costruire il singolo elemento fa proprio l'esercizio del generale, costruendo ogni animale come non particolare e quindi assoluto, l'animale da enciclopedia, che l'uomo riconosce come tale. Così facendo generalizza e ci parla della natura tutta, e anche di come noi la vediamo, attraverso le nostre classificazioni, attraverso la nostra cultura la quale, seppur profonda, è limitata al qui e all'ora, mentre la natura è “sempre”. Però fino a qui parlo dell'anima intesa anche come struttura, l'anima del corpo che sarà rivestito, l'anima scultorea, affascinante e sapiente. Nella corte cinquecentesca Pieroni sarebbe stato coperto dell'oro e radica che vale. Ma siamo in questo tempo e dobbiamo sublimare. Mariano è uno scultore vero e sa raffinare, piegare al disegno qualunque materia, dalla più nobile alla più zozza e ottiene il massimo, comunque. Qui, ad esempio, l'anima è spesso il legno chiaro delle cassette della frutta che oggi dovete quasi del tutto immaginare, perché lentamente ciascun animale ha mutato aspetto, strato su strato, maturando nuove pelli. Già all'inizio, nelle fasi più scarne, in solo cellophane trasparente e scotch, ogni animale non stava fermo nella sua animalità e si conquistava, una volta nello spazio, con una certa luce o solo per la sua qualità materica, un carattere, un ringhio, un piglio. Poi nello spazio, ogni volta accade una scena, qualcosa di vivo e di strano, di naturale ed alieno: con Mariano abbiamo fatto diverse mostre e lui da solo infinite di più e posso dire dagli esiti che è magico l'approdo dei Plasticoni nelle sale museali: diventano bellissimi, perturbativi. Ma nell'esposizione all'esterno, tra le case e tra le cose, sprigionano di più ancora la loro irriverenza politica, l'essere attraenti e repulsivi, messaggio e forma. Una spinta pop che arriva dal materiale povero e quotidiano, uno spintone, però, al quotidiano, e all'uomo che lo abita, perché si risvegli dal suo torpore, perché si confronti con la bestia che è e con la bestia che dimentica.
Cresciute, queste opere, sono ancora più loro di loro stesse: la iena invecchiata è bitorzoluta e nervosa, il cinghiale è oggi ancor più fermo, stagno, sulle sue intenzioni. E tutti, l'asino, il capro e le scimmie, hanno preso a parlare, per marchi, per loghi, per slogan, un linguaggio colorato, colorito, sporcaccione, commerciale. Vedete bene che questa natura artifiziata va avanti, non si smaltisce, non arretra. Si riveste, si risignifica. Avete davanti ai vostri occhi i meccanismi che il mercato ci infila sottopelle, la nostra natura rivestita di linguaggio, la nostra essenza costruita dalle nostre scelte e dai nostri scarti.
Un giorno forse potremo parlare di quante situazioni si sono create installando i Plasticoni nello spazio, quante forze hanno scatenato, quasi fossero oggetti medianici. Ma stando sul certo e sul visibile, su ciò che possiamo vedere e toccare, il valore aggiunto che ho scoperto in questa nuova visita è quello di non aver trovato una proliferazione di altri animali, ma un ispessimento di quelli che c'erano, una trasformazione, per livelli, per significanti, e questo metodo mi sembra aderire a uno spirito che non spende, non accumula, che invece approfondisce, si accanisce, stratifica sé stesso, riflette sulla materia; e questo è per me uno spirito amico e l'amico che questo mondo necessiterebbe ora. Spiriti del genere, anche se ossessivi spigolatori, anche se accaniti col mondo, sprigionano forzatamente poesia, pensiero o immagine tagliente, dotata di incanto. Per capire cosa intendo, avendo finito lo spazio a disposizione, rimando la vostra vista al Pony-blu-di-fragole in mostra, animale sogno, incrocio di almeno dieci immaginari.