I poveri non si contano: 7 novembre, giornata diocesana Caritas

I poveri non si contano: 7 novembre, giornata diocesana Caritas

Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono contare: i poveri si abbracciano, non si contano.

Mi piace partire da questa provocazione di Don Primo Mazzolari che è riportata al termine del messaggio di Papa Francesco per la V giornata mondiale dei poveri, testo dal quale ho tratto a piene mani questa riflessione che condivido con voi.

I poveri non si contano perché non sono numeri, persone astratte, “esterne” alla comunità quasi fossero una categoria a parte. Eppure ci viene spesso di fare dei discorsi su di loro, sulle nuove povertà amplificate dalla pandemia, sulle lunghe file ai centri di accoglienza e di distribuzione, sul fatto che sono aumentati a dismisura e che sono il segno tangibile del peggioramento della nostra qualità di vita. E più li contiamo e più ci spaventano e diventano un peso intollerabile per il nostro sistema economico, per la nostra stabilità. Ma i poveri non sono numeri: hanno un volto e un nome. Si chiamano Luigi, Annamaria, Amina, Amhed ..., non sono un numero di pratica nei nostri centri d’ascolto o negli uffici comunali. Quindi (sempre citando Don Primo) “vorrei pregarvi di non chiedermi se ci sono dei poveri, chi sono e quanti sono, perché temo che simili domande rappresentino una distrazione o il pretesto per scantonare da una precisa indicazione della coscienza e del cuore”.

I poveri non si contano perché contano! Perché i poveri di ogni condizione e latitudine ci evangelizzano, ci rivelano il volto del Padre perché conoscono il Cristo sofferente che si è spogliato di tutto, si è fatto povero per la nostra salvezza. C’è un legame inscindibile tra Gesù, i poveri e l’annuncio del Vangelo: è in loro che lui rimane con noi, che lo possiamo riconoscere. Può essere che non ci piaccia il volto di un Dio così, che preferiamo pensare di incontrarlo nel nostro cuore, nelle nostre preghiere, nelle nostre devozioni condite con un po’ di elemosina. Ma non si scappa: Gesù è l’affamato, l’assetato, il nudo, il malato, il carcerato e i poveri come lui ce lo rappresentano al vivo ogni giorno senza contare che il Regno dei Cieli è per chi è come loro. I poveri ci insegnano ad essere discepoli di Gesù che non accumulano tesori sulla terra per essere liberi da ogni preoccupazione che impedisce di raggiungere la vera felicità e beatitudine e di riconoscere ciò che è duraturo e non può essere distrutto da niente e da nessuno.

I poveri non si contano ma ci convertono, ci spingono ad aprire il nostro cuore a riconoscere le molteplici espressioni di povertà e nel manifestare il Regno di Dio mediante uno stile di vita coerente con la fede che professiamo. I poveri ci aiutano ad aprirci decisamente alla grazia di Cristo che può renderci testimoni della sua carità senza limiti e restituire credibilità alla nostra presenza nel mondo.

I poveri non si contano ma si abbracciano e questo abbraccio possa radicarsi sempre di più nelle nostre chiese locali e aprirsi ad un movimento di evangelizzazione che incontri in prima istanza i poveri là dove si trovano. Non possiamo attendere che bussino alla nostra porta, è urgente che li raggiungiamo nelle loro case, negli ospedali e nelle residenze di assistenza, per le strade e negli angoli bui dove a volte si nascondono, nei centri di rifugio e di accoglienza... Dobbiamo imparare ad ascoltare seriamente il dolore e la fatica dei fratelli, capire come si sentono, cosa provano e quali desideri hanno nel cuore. Non deleghiamo ad altri quell’abbraccio che oggi possiamo dare noi.

I poveri non si contano ma se proprio vogliamo farlo dobbiamo avere il coraggio di dire che i primi siamo noi perché è solo ammettendo la nostra radicale povertà che riusciremo a riconoscerli realmente e a farli diventare parte della nostra vita e strumenti di salvezza.

Ci aiuti l’intercessione e l’esempio di Maria, donna di poco conto agli occhi del mondo:

grande perché piccola, ricca perché povera, potente perché umile, bella perché risplendente di un Dio che non conta i suoi figli ma li chiama ciascuno per nome, forte di un amore che ha accompagnato il Figlio sotto la croce, ricolma della fecondità dello Spirito che ha reso madre una vergine: madre di Cristo e madre nostra. Stiamo volentieri alla sua scuola ad imparare da lei le ricette giuste, il modo migliore, LO STILE EVANGELICO PER AGGIUSTARE IL MONDO PRATICANDO L’AMORE, PER RIPARTIRE DAGLI ULTIMI SENZA CONTARLI.

Suor Maura


Approfitto dell’occasione per fare “conti” di altro tipo.

Vogliamo ringraziare i tanti benefattori che con le loro donazioni ci aiutano a intervenire concretamente in tanti casi di difficoltà e grazie anche delle generose offerte che vengono raccolte durante la celebrazione dei funerali: da gennaio ad oggi sono entrate in cassa Caritas 15.858 euro.

Grazie anche ai genitori di Mamilandia, servizio totalmente gratuito le cui offerte libere sono destinate a progetti su minori in difficoltà: quest’anno ci avete regalato 750 euro.

Grazie soprattutto a tutti volontari che spendono tanta della loro vita a servizio dei bisognosi senza fare i conti ... la gioia dei fratelli che aiutate e l’abbraccio del Padre che tutti ama sia la vostra ricompensa.