AMORE GUSTATO E DA FAR GUSTARE
“Questo è il tempo per farsi carico di interpretare la dimensione affettiva nel reciproco dialogo con la cultura contemporanea, perché la sapienza cristiana non sia ridotta all’immagine di un volume impolverato in una biblioteca ma piuttosto sia da tutti riconoscibile come una buona pratica per essere lieti nel vivere la propria vocazione ad amare”.
Così il nostro Arcivescovo Mario scrive nella sua lettera pastorale di quest’anno.
In questa Festa della Famiglia desideriamo richiamare alle famiglie di assumere con più consapevolezza la loro vocazione a essere “soggetti di evangelizzazione”, pensando in particolare al loro ruolo educativo, incoraggiandoli sulla convinzione che crescere un figlio non richiede delle competenze specialistiche, ma delle competenze umane, viene attivata la responsabilità di ciascuno. Ciascuno deve partire dalla convinzione che “Così come sei vai bene per annunciare il Vangelo!” senza rassegnarci a non essere capaci.
La proiezione per il domani a volte viene offuscata dai mali del mondo che ci affliggono oggi. I nostri ragazzi si stanno accorgendo di questo clima che rischia di annichilire uno sguardo ottimista sul futuro.
Ecco perché non vogliamo arrenderci e in questa occasione di festa in cui la famiglia è al centro della nostra preghiera rilanciamo con piena voce che c’è un’invincibile speranza che spinge le famiglie a costruire il futuro, pensando ad azioni piene di vita da vivere e realizzare già oggi.
Noi come comunità cristiana vogliamo contribuire ad animare la Festa alimentando questa speranza. La speranza ci apre alla gioia. Crediamo che, per essere famiglie che trasmettono ed educano alla speranza, occorre esercitare e avere uno sguardo positivo sul futuro convinti che, se i nostri figli seguiranno il Vangelo e continueranno a essere discepoli del Signore, avranno certamente “un domani PIENO DI VITA”!
Vorrei allora consegnare a tutte le nostre famiglie tre verbi
1. Partire
Ci sono giorni in cui occorre rischiare, ritrovare il coraggio, il desiderio. Forse essere creativi è il modo migliore per vivere senza sopravvivere. Le iniziative, gli incontri, gli inviti con i quali vi sollecitiamo durante l’anno pastorale vogliono essere quest’invito a lasciare la riva delle nostre comodità perché sono profondamente convinto che Dio è venuto a fare del vostro amore il luogo della sua rivelazione e lo spazio da cui si diparte la sua redenzione. Occorre però il coraggio di muoversi verso traguardi nuovi senza pigrizie e scuse. Non è difficile credere in Dio. Difficile è credere all’amore, La fede è una resa all’amore e al sogno.
2. Rispondere
Con questo secondo verbo vorrei invitare tutte le famiglie a guardare lontano
- senza restare con lo sguardo basso ma alzando la testa. Impariamo dall’orizzonte a scavalcare il muro di separazione, impariamo dal mare che scioglie il sale di tutto il male, impariamo da Dio che ci invita a sperare.
- non accontentandosi della mediocrità del pensiero comune che vuole a tutti i costi convincerci. Impariamo dalla sabbia ad essere granello unito ad altri granelli, impariamo dalle nubi che cambiano forma ogni giorno senza cambiare sostanza, impariamo da Dio che ci spinge a camminare.
- non lasciandosi imbrogliare nei tornaconti dei pessimisti. Impariamo dai poveri di spirito che sanno danzare sui lamenti, impariamo dal silenzio, maestro e guida dei nostri pensieri, impariamo da Dio che ci scaraventa nell’Amore.
Ogni giorno è un giorno buono per ricominciare. Se dai spazio alla vita, la vita ti ricompensa molto più di quanto si pensa.
3. Celebrare
Che non è solamente “il venire a Messa”, ma qualcosa di più grande. La consapevolezza che Dio cammina con noi, nella nostra quotidianità ci stimola a trasformare tutta la nostra vita nella celebrazione del Signore che passa tra noi.
… perché avete ricevuto una vocazione bellissima nella quale sperimentate il gusto dell’amore … e del quale vi chiediamo il grande regalo di farci assaporare il gusto!
Don Giampietro