La nostra voce e il nostro cuore dalla Terra Santa

La nostra voce e il nostro cuore dalla Terra Santa

Ormai abbiamo quasi raggiunto 100 giorni di guerra… mai avrei immaginato di dover affrontare una situazione simile, in realtà neanche le persone che sono nate e vivono qui hanno mai dovuto affrontare una situazione del genere.

100 giorni ormai di dolore, tristezza, morte, violenza che non stanno portando nessuna delle due popolazioni ai risultati sperati. 

Tra i caduti purtroppo ci sono anche i cristiani, quella piccola minuscola fetta della popolazione fatta dai palestinesi di fede cristiana. È stata attaccata la chiesa ortodossa di S. Porfirio nei bombardamenti, due signore cattoliche cristiane sono state colpite da un cecchino israeliano mentre si recavano ai servizi all’interno del compound della chiesa cattolica e le suore di Madre Teresa che si occupano di prendersi cura dei disabili sono state colpite anche loro.

Il patriarcato latino cerca di fare il possibile per prendersi cura della piccola minuscola comunità cristiana all’interno di Gaza inviando cibo, acqua e controllando giorno dopo giorno come stanno tutte le persone. La chiesa cattolica della parrocchia di Gaza è diventata un punto fermo per gli anziani, i bambini, dove trovare rifugio anche per i musulmani. Il Patriarca Pierbattista Pizzaballa, il suo cancelliere, il parroco di Gaza Romanelli ancora bloccato a Gerusalemme (non permettono il suo ritorno all’interno della striscia) si preoccupano quotidianamente di queste persone a loro così care. Il papa stesso ha contattato una delle suore presenti lì per rincuorare la comunità. Questo per quanto riguarda cosa succede per i cristiani all’interno della Striscia. 

La situazione è molto complicata anche per tutti noi cristiani che non abitiamo a Gaza. Non tanto dal punto di vista dei bombardamenti, grazie al cielo a Gerusalemme, Betlemme, Ramallah non ci sono attacchi missilistici in questi giorni, ma dal punto di vista dell’umore generale e anche per tante famiglie di come poter portare qualche soldo a casa e il cibo.

Come sapete tutti dall’inizio della guerra Gerusalemme, la città vecchia e Betlemme sono diventate delle città fantasma. È molto triste ed inquietante muoversi tra questi luoghi di solito colmi di pellegrini e vedere tutte le saracinesche abbassate e le strade deserte. È davvero preoccupante perché questo vuol dire che purtroppo tante famiglie hanno perso il lavoro, dipendendo di solito dal turismo, tanti mariti hanno il permesso di lavoro per entrare anche in Israele a lavorare, spesso nei siti di costruzioni. La povertà sta aumentando anche per le famiglie cristiane, si vedono tante persone in code nelle parrocchie in attesa di un sacco con dentro i viveri fondamentali. La Custodia nonostante tutto, grazie soprattutto a padre Ibrahim Faltas, sta raccogliendo fondi per aiutare i nuclei cristiani, per far avere dei permessi di lavoro e anche sono stati fatti tanti sforzi per permettere almeno ai religiosi di celebrare a Betlemme le festività. 

La parte più difficile chiaramente oltre alla parte più concreta, è stare vicino alle persone, rincuorarle e non farle sentire sole.

Ho avuto la fortuna di sentire diverse volte il Patriarca parlare nelle prediche, nelle preghiere della comunità o nelle interviste. Ha detto una cosa secondo me verissima: tutti noi qui in Terra Santa abbiamo bisogno di un Pastore, di un Padre che ci stia vicino e che ci possa rincuorare. Tante persone sono tornate alle Messe, alle preghiere perché abbiamo bisogno di sentirci vicini e di stare insieme per quanto sia possibile. Alla fine della preghiera prima di Natale abbiamo cenato insieme noi della parrocchia di Gerusalemme, dopo la Messa del Primo dell’anno è stato offerto il pranzo in Patriarcato: ecco tutti questi sono stati momenti che ci hanno scaldato il cuore, in cui non ci siamo sentiti soli. Cenare o pranzare insieme, suore, frati, laici, Cardinali, Vescovi, preti gli uni vicini agli altri penso sia una delle immagini più belle e più vere di cristianesimo che abbia visto di recente. Partecipare a una fiaccolata nella scuola della Custodia, bimbi e adulti, camminare nella via Crucis dopo settimane che ci è stato impedito per motivi di sicurezza, sono chiari e forti simboli che la presenza cristiana in Terra Santa è importante, unica e fondamentale, ma soprattutto parte della vita quotidiana di tutti noi che siamo qui. 

 

Allora vorrei dirvi, noi cerchiamo di stare forti, di perseverare nella fede, di avere speranza che il Signore ci guidi sempre nella direzione giusta anche se a volte è faticosa o difficile da vedere. Dio esiste, ci è accanto anche in questi momenti terribili e ci ascolta nonostante tutta la violenza che abbiamo intorno. A voi, alla vostra comunità, chiediamo di pregare che arrivi presto la pace e se possibile, anche di aiutare per quanto ognuno può con qualche piccola donazione per aiutare le famiglie cristiane qui e che non lascino la Terra Santa.

Lucia D'Anna