Con Maria e Giuseppe andiamo fino a Betlemme

Con Maria e Giuseppe andiamo fino a Betlemme

Con Maria è giovane: vive a Nazareth; riceve la visita improvvisa e inaspettata dall’angelo Gabriele. Le dice: “Sii contenta, Maria; il Signore ti vuole bene”.
Nove mesi dopo, Maria è ormai vicina al momento in cui partorirà il figlio. Era gioiosa; aveva preparato bene la sua casa a Nazareth; ... ma deve, per il censimento imposto dall’imperatore Cesare Augusto, andare a Betlemme; per circa 100 km, in groppa a un asino... Si affida a Giuseppe; prega il Signore. È comunque serena.

Gesù nasce in una grotta, nella più assoluta povertà. Maria pensava: “Com’era bella e accogliente la mia casa a Nazareth”. Ma è felice quando dà alla luce Gesù.

Ci sono gli angeli che cantano: “Gloria nel cielo e pace sulla terra agli uomini amati dal Signore”.

Ci sono i pastori che guardano Gesù con stupore e con gioia e annunziano la sua nascita a tutte le persone che incontrano.
Arrivano i Magi, uomini sapienti, da lontano; portano dei doni importanti e preziosi; tutti gioiscono.

Arriva il Santo Natale anche per noi; e Gesù Bambino ci dice: “Siate allegri; io vi sono vicino; cammino accanto a voi e vi indico la strada giusta da percorrere: quella del volerci bene, dello stimarsi a vicenda, dell’evitare ogni atteggiamento di prepotenza e di cattiveria. Siate contenti perché cercate di voler bene a tutti.”.

L’importante è comunque muoversi; per incontrare Gesù vale la pena di lasciare consuetudini e sicurezza. Se invece di un Dio forte e rassicurante, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, in una accoglienza segnata dalla miseria, non ci deve venire il dubbio di aver sbagliato il percorso. Da quella notte le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della grandezza del Signore.

Da quel Natale il volto spaurito degli oppressi, le membra affaticate dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tante donne e di tanti uomini sulla terra sono diventati un luogo privilegiato dove Lui continua a donare la sua presenza.

A noi il compito di cercare cordialmente il Signore Gesù nella nostra società. E saremo felici se sapremo riconoscere il tempo della sua visita. Riprendiamo il cammino, forse un po' affannato, senza paura.

Il Natale di quest’anno vuole farci trovare nuovamente Gesù e, con Lui, la gioia di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, il piacere della collaborazione, lo stupore della libertà che permea il nostro vissuto, la tenerezza della preghiera.

Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche i nostri sguardi verso il futuro saranno liberi dallo smog, privi di segnali di distruzione; saremo, invece, illuminati dalle stelle; dal nostro cuore, non più reso duro dalle delusioni, strariperà la speranza.

“Qualcosa di misterioso, in questo universo, è complice di coloro che amano soltanto il bene” S. Weil.

Un sereno Natale a tutti,
Don Peppino