Dio ha pensato il suo Natale … a misura per te!
In queste settimane in cui sono venuto a benedire le vostre case e le vostre famiglie, ho visto parecchi presepi. E più li osservavo, più sorgeva in me questa considerazione: il presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono. È composto magari di molte figurine disparate, di diversa grandezza e misura: ma l'essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano allo stesso punto, alla capanna dove Maria e Giuseppe, con il bue e l'asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano nei primi momenti dopo la sua nascita.
Come il presepio, tutto il mistero del Natale, della nascita di Gesù a Betlemme, è estremamente semplice, e ci chiede solamente di saper guardare nella giusta direzione perché lì scopri con sorpresa che Dio ha appena iniziato il suo capolavoro “in” e “con” te, anche se non appare così immediato.
Una mamma che ha portato in grembo un figlio lo sa. Conosce le ansie, le meraviglie, le fatiche, i sudori e lo stupore di quei nove mesi. Sa che la vita non nasce all'improvviso, ma che ha bisogno di un tempo per prepararsi. Un tempo di attesa. Un tempo in cui fuori niente sembra succedere e tutto invece accade, nel buio fitto di un grembo. Chi ha aspettato un figlio lo sa. Sentirsi culla di un mistero che sta prendendo forma e sangue è cosa che sgomenta, che fa battere il cuore all'impazzata.
Eppure, quando festeggiamo il Natale dimentichiamo che la nascita che celebriamo, proprio quella nascita, ha avuto bisogno anche lei di prepararsi, ha dato il tempo a chi l'attendeva di stupirsi e sudare, di sentire stanchezze e gonfiori.
Non sono dal nulla le nascite.
Ma il Natale che dovremmo festeggiare è quello che accade dentro di noi, nel grembo della nostra vita o, se volete, della nostra storia. Anche quello succede nel buio. Anche quello si verifica attraverso fatiche e meraviglie. E mai così all'improvviso.
Ha bisogno di tempo la nascita e ha bisogno di spazio: occorre un tempo per fare posto, nel pensiero e nella carne, a Dio.
Ripensare al Natale significa ripensare al nostro essere "ruvida paglia", la fragile realtà su cui Dio si appoggia e chiede protezione, significa chiederci se questo Dio bambino può sentirsi al sicuro tra le nostre mani, nel nostro cuore.
Sarà prezioso questo per chi vuole vivere un Natale che non sia solo una data sul calendario, ma quello scandito al ritmo lento di un’attesa che prepara uno spuntare di fragilità: un Dio bambino non si era mai visto, eppure il Verbo si fece carne. Notizia stupefacente: Dio nella carne, nel corpo, nella storia come uno di noi.
Fa festa allora la nostra terra di fragilità e debolezza, perché il Natale ci parla di un Dio che non ha paura di sporcarsi. Ha percorso con amore le nostre strade: e perché non dovremmo con amore percorrerle noi? Ha creduto nell’uomo e nella donna, per quanto deboli e peccatori: e perché non dovremmo credere noi nell’uomo e nella donna così come sono?
Il Natale ci porta più vicini a questo Dio: lo fa con parole discrete, profonde, facendoci provare il brivido e il calore di una tenerezza: la tenerezza verso un bambino caldo appena sgusciato dal ventre, lo stupore verso un Dio che si affida alle nostre mani, come se volesse insegnare che la vita è consegnarsi a una promessa.
Potrebbero in questo aiutarci i pastori il cui cantico diventa per noi una testimonianza.
“Non abbiamo meriti, non abbiamo sapienza, non abbiamo mandato.
Abbiamo visto e rendiamo testimonianza.
Siamo stati disturbati nella notte e invitati a partire: ma vi diciamo che ne valeva la pena.
L’umiltà del Bambino incoraggia anche noi che non valiamo niente e non godiamo di nessun prestigio a dire una parola, a contagiare con la gioia, a invitare al cammino. Siamo testimoni: non attiriamo l’attenzione su noi stessi, ma siamo lieti che anche voi andiate fin là, dove c’è il motivo della nostra letizia.
Siamo testimoni: dobbiamo dire semplicemente quello che abbiamo visto e nessun complicato ragionamento, nessun disprezzo che ci mette in ridicolo, nessuna minaccia che ci vuole zittire, nulla può convincerci a tacere quello che ci è stato donato. Siamo stati amati. Proprio noi, povera gente da nulla, siamo stati amati e quel bambino ci ha resi capaci di amare. Di questo diamo testimonianza”.
I pastori sono testimoni e il loro cantico condivide la sorpresa, l’esperienza e il suo frutto.
Ecco l’invito di Natale che ho desiderio di rivolgere a ciascuno di voi:
- Fidatevi della gioia che il Signore porta nelle vostre vite… non è prefabbricata, ma autentica
- Sentitevi invitati alla festa… il nostro Natale è più bello se ci sei anche tu!
- Mettete pace nelle vostre paure e preoccupazioni… Gesù non completa il suo Natale finché non vede arrivare anche te!
Sì, il Natale è proprio una festa a tua misura.
Don Giampietro