Inizia la quaresima

Inizia la quaresima

 

Il racconto delle tentazioni di Gesù si trova all’inizio dei Vangeli sinottici. Subito in Marco, dopo qualche capitolo in Luca e Matteo. Scrivono qualche parola per presentare l’origine di Gesù e farci toccare con mano la radicalità della sua umanità e del suo essere nella storia.  Il testo di oggi segue il battesimo al Giordano. Poco alla volta vediamo Gesù entrare nella vita reale, come ogni uomo e compiere “ogni giustizia” cioè ogni passo per assumere pienamente il suo essere creatura di Dio, amata, desiderata e voluta, ma che non può dimenticare i limiti della sua umanità. Al Battesimo c’è la prima rivelazione: “È il mio figlio prediletto…” (Mt 3, 17), ma il seguito è inaspettato e sorprendente. 

Il Figlio, in cui Dio Padre si è compiaciuto, a cui è stato donato lo Spirito Santo, sperimenta il deserto, la solitudine; soprattutto “ha fame”. Gesù sente una mancanza, un vuoto dentro la sua carne, dentro la sua vita, come noi spesso, per le nostre vicende sentiamo “la fame”: di cibo, di affetto, di pace, di amici, di parole buone, di un luogo che riconosciamo come casa, di sguardi che ci riconoscono, di voci che ci chiamano per nome…. Ebbene in questa mancanza  si insinua la tentazione; poi c’è il bisogno di colmare quel vuoto. Per noi come per Gesù. 

Si può scegliere di abbandonare il Signore, di allontanarsi dal suo amore di Padre, perché non lo sentiamo adeguato. E ci affidiamo allo spirito del male, che ci ammalia con proposte dai risultati immediati e straordinari, ma che ci dividono, ci separano dalla comunione con Dio perché, soprattutto, ci fanno andare al di là dei nostri limiti. Anzi ci spinge a credere che non ci sono ostacoli. È possibile oltrepassare questi limiti. La tentazione, in fin dei conti, è accogliere l’insinuazione dello spirito del male che non siamo realmente figli; un vero Padre non ci abbandona nel deserto; eppure questo era successo al popolo di Israele nel cammino dell’Esodo! 

Gesù invece ci insegna un’altra via: rimanere nella comunione con il Signore. Con quel Padre che sa “ciò di cui abbiamo bisogno” e non viene meno al suo compito di nutrirci ogni giorno, con il pane quotidiano, che è soprattutto la sua Parola  “più nutriente del miele”. Un Padre che non cessa di essere al nostro fianco e “ci custodisce in ogni via” (Salmo 91, 5). Un Padre che ci mostra che il suo regnare sul mondo nasce dal donare la sua vita agli uomini e servirli “fino alla fine”. 

Gesù ci insegna a rimanere, ad accettare la nostra fame, le nostre paure, le nostre povertà, perché lui stesso è passato attraverso queste “tentazioni” ed è al nostro fianco, “tutti i giorni fino alla consumazione del tempo”. Nell’Esodo una nube luminosa accompagnava Israele: ora è il Figlio , il prediletto, l’amato, che cammina con noi, soffre con noi e ci conduce piano piano sul cammino della vita. 

Non dobbiamo temere: alla fine lo spirito del male “lascia” Gesù e sono “gli angeli che si avvicinano e lo servono” (Mt 4, 11). Come non pensare alla preghiera che ci hanno insegnato fin da piccoli? “Angelo di Dio che sei il mio custode… ”. Forse bastano queste semplici ma profonde parole; questa presenza continua dentro di noi.

Don Peppino