Seconda domenica di Quaresima

Seconda domenica di Quaresima

 

È un percorso molto lineare e profondo quello che unisce la seconda domenica di Quaresima (La donna samaritana), la quarta domenica (La guarigione del cieco nato) e la quinta (La risurrezione di Lazzaro).

Sono i grandi temi dell’acqua, della luce e della vita che si confrontano e si coniugano insieme. Si desidera affrontare, con sapienza, una tematica sacramentale che innerva il percorso dell’iniziazione cristiana. Chi è stato immerso nell’acqua del Battesimo, uscendo dall’acqua, vede la luce e inizia una vita nuova, che supera ogni limite, attraverso una scelta di affidamento. Si cammina con Gesù, mano nella mano, con la tranquillità di chi è sorretto nel percorso quotidiano e può guardare avanti con fiducia.

Centrale, nel percorso illuminato dalla grazia del Signore, è il tema del dono. Gesù decide di lasciare la Giudea; si dirige verso la Galilea, i luoghi della sua crescita, dei suoi primi discorsi, dei miracoli compiuti a partire dal suo desiderio di prendersi cura di ogni persona che vive la malattia o un profondo disagio interiore. Nel suo viaggio attraversa la Samaria; affaticato  si siede presso l’antico pozzo di Giacobbe; è mezzogiorno, l’ora più calda. Chiede alla donna dell’acqua da bere; sarà Lui a far crescere in lei il grande dono della fede. Ma all’inizio la aiuta a superare gli antichi pregiudizi della legge ebraica, secondo la quale è scorretto per un uomo parlare in pubblico a una donna.  Gesù conferma che, nell’esperienza umana, decisiva è la scelta di ricevere la verità e di far crescere dentro di sé la bontà, l’amore.

Di fronte alla donna Gesù non pretende; osa però la propria povertà, il proprio bisogno per chiedere da bere a una donna samaritana. La necessità, la mancanza di un po' d’acqua per potersi dissetare, dopo un lungo cammino, diventa opportunità di un dialogo. La sete autentica, presente in Gesù, ma anche nel cuore della samaritana, è quella di un incontro, di una relazione che arrivi a incrociare i desideri più profondi, presenti, forse non in   maniera ancora chiara, nel cuore della donna di Samaria. E la sete profonda è sete di quell’amore che potrebbe dare migliore qualità alla propria esistenza. La donna infatti dimenticherà la brocca e se ne andrà senza attingere acqua al pozzo; Gesù stesso non berrà l’acqua. La fragilità, che ogni essere umano vive, può incanalarlo nella via dell’incontro. Dialogando e camminando insieme si può scoprire che la sete più profonda è sete di amore e che si può dissetare l’altro con una presenza amica.

Chi è stato dissetato da una presenza amica, trova in sé il desiderio di colmare la sete che è dentro il cuore di altre persone.  Così è successo per la donna samaritana. E questo avviene in una modalità molto interessante. Il racconto della donna conduce gli abitanti del proprio paese a voler incontrare Gesù. È la testimonianza dell’intensità e della bellezza del nostro quotidiano incontro con il Signore Gesù che può aiutare altre persone a fra crescere dentro di sé il desiderio di conoscere meglio il Signore.

L’Arcivescovo Martini sottolineava spesso come l’evangelizzazione avviene soprattutto per irradiazione; e questo può accadere se il nostro comportamento è supportato dalla benevolenza, dalla maturità di rapporto che evita ogni semplificazione e superficialità. 

 “Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda” (Paolo VI)

Don Peppino