Insieme nel cammino della fede: parole di un nuovo parroco alla sua comunità

Insieme nel cammino della fede: parole di un nuovo parroco alla sua comunità
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Cari fratelli e sorelle della MaMI,

giungo tra voi con il cuore colmo di gratitudine e di attesa. Sentite il suono dei tasti premuti per cercare in rete notizie su di me? Lo stesso ho fatto io per trovare informazioni sulla vostra comunità. Mentre navigavo tra pagine, articoli e video, raggiunto il vostro canale YouTube, ho scoperto con stupore che nel primo video da voi pubblicato c’ero anch’io. Ho detto sì: il Signore aveva già fatto incrociare i nostri cammini ed ora cammineremo insieme. Questo segno, apparentemente piccolo, mi ha confermato che la Provvidenza aveva già preparato l’incontro molto prima che io ne fossi consapevole.
Vorrei camminare con voi condividendo intanto la mia umanità. Perché solo in questa drammatica della carne si può cogliere il dono della fede e il Signore che opera nella storia. Non arrivo come chi ha già tutte le risposte, né come un maestro che dispensa certezze. Arrivo come un discepolo, come un uomo che cerca, che dubita, che a volte cade e si rialza. E proprio in questa fragilità voglio riconoscere la presenza di Dio, che non si stanca di visitarci, anche quando non ce ne accorgiamo. La mia speranza è che possiamo insieme imparare a leggere la nostra vita come un luogo teologico, in cui Dio si rivela non nonostante la nostra umanità, ma proprio attraverso di essa.
Dio vi ha già visitato! Mi piacerebbe avere occhi capaci di cogliere i segni di Lui che ha lasciato nella vostra storia. Vorrei imparare a leggere nelle vostre vite, nelle vostre gioie e nelle vostre fatiche, le tracce di un Dio che cammina accanto. Solo così, con stupore, potrò compiere passi di sequela insieme a voi e crescere nella fede come sacerdote. La parrocchia – 8!!! – non è un’istituzione da amministrare, ma un popolo da accompagnare. E in questo popolo voglio riconoscere i semi del Vangelo già germogliati, le opere di misericordia già compiute, le preghiere già esaudite.
Desidero raccontare la salvezza e la misericordia che il Signore mi ha fatto gustare, facendomi percepire innanzitutto come un uomo salvato. Per questo ringrazio i miei genitori, la mia famiglia e la comunità di Cuggiono che mi ha generato alla fede. Ringrazio le comunità che mi hanno spronato a precisare sempre meglio la mia fede e la mia identità: Inzago, Melegnano e i dodici anni di Servizio agli insegnanti di religione della diocesi di Milano. In questi luoghi e in queste esperienze ho imparato che la fede non è un’idea astratta, ma un cammino concreto, fatto di incontri, di parole scambiate, di silenzi condivisi. Ho imparato che il sacerdozio non è un privilegio, ma un servizio; non è un titolo, ma una missione; non è un possesso, ma un dono.
Con animo riconoscente, desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a quanti hanno guidato questa comunità prima di me. Ai parroci che mi hanno preceduto, ai collaboratori pastorali, ai catechisti, a tutti coloro che con dedizione hanno seminato il Vangelo in questo terreno, va il mio pensiero più grato. Il loro lavoro non è stato vano: i frutti che oggi raccogliamo sono il risultato della loro fatica, delle loro preghiere, del loro amore. E con altrettanta gratitudine guardo alle guide che da oggi camminano al mio fianco: don Michele, i sacerdoti presenti, le suore, il consiglio pastorale e affari economici, i ministri straordinari, i volontari, le associazioni, i gruppi. Con loro, e con ciascuno di voi, desidero costruire un futuro di comunione e di missione. Non sono solo: siamo una famiglia, e in questa famiglia ognuno ha un ruolo, un carisma, una vocazione da vivere.
Ho poche risposte, ma molte domande da sciogliere insieme a voi. Vorrei lasciarmi cambiare dalla vita con voi, per diventare vero. Perché solo Dio è buono, e noi siamo chiamati a lasciarci plasmare dalla sua bontà. Non voglio essere un sacerdote che insegna dall’alto, ma un compagno di viaggio che ascolta, che prega, che cerca insieme a voi il volto di Dio nella storia. La mia preghiera è che questa comunità pastorale possa diventare sempre più un luogo in cui l’accoglienza, l’ascolto, la riconciliazione si possano “toccare con mano”. Un luogo in cui nessuno si senta escluso, in cui ognuno possa trovare una parola di speranza, un gesto di fraternità, un segno di misericordia.
Vi porto nel cuore e nella preghiera. So che ogni comunità ha la sua storia, le sue ferite, le sue gioie, le sue sfide. La mia speranza è che possiamo insieme scrivere nuovi capitoli di questa storia, capitoli segnati dal Vangelo di Gesù.
Affido questo cammino alla Vergine Maria, madre della Chiesa e madre nostra, perché ci guidi con il suo manto e ci insegni a dire “sì” al Signore come lei ha fatto. Affido le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, i vostri malati, le vostre gioie e le vostre preoccupazioni. Che il Signore vi benedica e vi custodisca, e che la sua pace dimori nei vostri cuori.

Con affetto e gratitudine,
Il vostro nuovo parroco, don GB