La discesa agli inferi del Signore Risorto

La discesa agli inferi del Signore Risorto

Secondo il Credo Apostolico il “Re della Gloria” ha visitato i prigionieri negli inferi e ha proclamato la liberazione di coloro che giacevano nelle ombre (cf Mt 12,38-41). Gesù è entrato nelle fauci della morte e, come Giona nel ventre del pesce, ha soggiornato tra i morti non perché sconfitto, ma per ritrovare la “moneta” perduta e abbracciare la “pecorella” smarrita (cf Lc 15, 4-10), che sono Adamo ed Eva, simbolo dell’umanità di tutti i tempi; in loro ci siamo anche noi.

L’icona del XVI secolo. Il mondo religioso ortodosso esprime pittoricamente la sua fede nella “Risurrezione del Signore” con l’icona della “Discesa agli inferi”, che cerco di presentare di seguito attraverso un’icona del XVI secolo (la vedi sotto il titolo!) appartenente alla scuola di Novgorov, che si trova nel Museo Andrei Rublev di Mosca, che ho avuto la fortuna di visitare qualche anno fa. Al centro dell’icona “Discesa agli inferi”, con le vesti dorate, brilla “Il Figlio eterno e ineffabile di Dio, Dio egli stesso, che vinto da tenero amore scese nel mondo per ritrovare la sua creatura smarrita, e in modo sapiente e divino si mise alla ricerca” (Romano il Melode).

Il rotolo del riscatto. Il Signore risorto ha nella mano sinistra un rotolo (il chirografo) dove è scritto il peccato dei nostri “progenitori”: Adamo ed Eva. Gesù appare come vincitore, come liberatore di coloro che erano negli inferi. Per questo tende la mano ad Adamo, gli afferra il polso per non perdere la presa; vuole essere sicuro di non perderlo ancora. Per lui era sceso sulla terra e, non avendolo trovato, si è spinto fino agli inferi per cercarlo: “Va a cercare il primo uomo come la pecorella smarrita. Vuole visitare anche tutti quelli che abitano nelle tenebre e nell’ombra della morte. Sì, è verso Adamo prigioniero e verso Eva anche lei prigioniera, che Dio si rivolge per liberali dal loro dolore” (Omelia attribuita a Epifanio di Salamina di Cipro).

La porta degli inferi. Calpestate dai piedi di Cristo si vedono le porte scassinate e incrociate degli inferi, che Gesù ha scardinato. Sparsi dappertutto si notano chiodi, chiavistelli e catene. A destra di Gesù troviamo Adamo vestito di verde e a sinistra Eva, vestita di rosso. Il verde simboleggia la speranza che il Cristo porta ad Adamo. Il rosso simboleggia l’umanità di Eva e le sue mani sono coperte per esprimere adorazione e riconoscenza al Liberatore.

Il popolo liberato. Alle spalle di Adamo incontriamo Davide con la barba e la corona del re. Il re Davide che disse: “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia”, ora lo incontra nel Signore Risorto, che lo colma di misericordia infinita. Alla destra di Davide c’è suo figlio Salomone. Il re Salomone che domandò a Dio il dono di un cuore capace di ascoltare, ora potrà uscire dall’ombra dell’Ade grazie al cuore trafitto, ma ricco di amore del Risorto. Entrambi i re sono rivestiti di abiti regali. In seconda fila Giovanni Battista tiene nella mano sinistra il rotolo della parola profetica e con la destra indica nel Signore “l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. E poi Daniele con il caratteristico copricapo. Il profeta Daniele che predisse la venuta del Signore sulle nubi del cielo con gloria grande, ora si trova salvato dall’oscurità dal Cristo. Alle spalle di Eva si nota Mosè con le tavole della legge tra le mani. Mosè che si sentiva incapace di parlare al popolo come guida, ora incontra la Parola luminosa e viva dell’uomo Dio che lo chiama a un nuovo e definitivo esodo nella terra promessa del cielo. E poi il profeta Isaia che parlò del Servo di Dio e disse: “Per le sue piaghe siamo stati guariti”, ora vede la Luce del Crocifisso Risorto che splende anche nel suo buio. Dietro Mosè e Isaia ci sono altri profeti che abitavano nell’ombra con tutti i morti. Essi rappresentano tutto il popolo immerso nel buio che viene illuminato dal Sole di giustizia.

Il Cristo e Adamo/l’umanità. Cristo è vero Dio e vero uomo. Nella sua aureola segnata dalla croce si legge “O ON”: Io sono colui che sono (cf Es 3,14), che richiama la sua divinità. Poi ai lati si nota la scritta “IC XC”: Gesù Cristo. Essa ci ricorda che Dio si è fatto carne in Gesù ed è la seconda persona della Santissima Trinità. La veste del Signore é giallo oro, che è l’abito del vincitore, il Re della Gloria. Sopra le sue spalle la veste svolazza perché vuole raffigurare la discesa, il suo movimento: dal cielo agli inferi. Anche le montagne che notiamo in alto vogliono dare più risalto alla “discesa” di Gesù. Ai lati del Cristo, quasi invisibili a occhio nudo, si notano alcune stelle, che richiamano i giusti luminosi anche nelle tenebre. Infine negli abiti verdi dei vari personaggi incontriamo un segno di speranza dato dal Signore. Richiamo un suggestivo dialogo tra Cristo e Adamo nell’omelia attribuita a Epifanio di Salamina di Cipro: “Gesù presolo per mano, lo scosse dicendo: Svegliati tu che dormi e risorgi dai morti! Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati tu che dormi! Non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno! Risorgi dai morti! Io sono la vita dei morti! Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine. Risorgi, usciamo da qui”.

Nel cuore della terra. Per fede sappiamo che Cristo è risorto dai morti secondo le Scritture e che anche noi saremo chiamati a risorgere con lui in piena comunione con Dio Padre e lo Spirito Santo. E’ bello sapere che il Signore ha già sconfitto la nostra morte, infatti “Cristo è morto per noi”. A noi è chiesto di credere in Gesù, di amare Dio e il prossimo al modo di Gesù e di sperare anche nelle avversità. Il resto del nostro “salvataggio” finale lo lasciamo fare al Signore.Però in attesa di quel giorno finale e glorioso il Cristo Risorto entra nella nostra vita attuale: ci chiama anche qui a risorgere umanamente. Scende nel cuore della nostra terra e ci invita a uscire dalle nostre ombre, dai nostri fastidi, dai nostri problemi, dal buio del nostro cuore, dalle incomprensioni, dalle liti, dall’odio, dalle guerre. Gesù tende la mano anche a noi, ci incoraggia con la sua presenza discreta, ci chiama a rialzarci, a non farci travolgere dal risentimento, ci illumina con la sua luce che entra pure nel nostro buio. Nella sua discesa nel cuore della terra Gesù porti la luce nelle tenebre e porti la sua Pasqua nel nostro cuore umano. Auguri!

Don Francesco