Il Vangelo di Marco parla ripetutamente del mistero della Croce; è considerato come momento centrale della rivelazione e della salvezza. Il discorso del cap. 13 sposta invece l’attenzione sul ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. È una prospettiva che si innesca comunque sul mistero della Croce; e lo esalta. In questo testo si evidenzia positivamente l’efficacia nascosta della Croce, quella possibilità di vittoria che, al momento, non è ancora evidente ma, nei tempi, diventerà chiara e luminosa. È un testo che appartiene al genere apocalittico, un genere che si esprime attraverso un linguaggio pieno di immagini; racconta fatti lontani e grandiosi, che non vanno assunti “alla lettera”; sono parole e concetti simbolici.
A introdurre nel discorso promosso da Gesù è la domanda degli Apostoli sulla maestosità del Tempio. Gesù afferma che, invece: “non resterà pietra su pietra”. È però in particolare, alla seconda domanda che Gesù risponde con una lunga riflessione. Innanzitutto la comunità cristiana verrà a ritrovarsi in situazioni difficili: “sorgeranno falsi profeti e falsi messia”. Promuoveranno segni allettanti, convincenti, allo scopo di confondere i credenti. E aggiunge: “sarete odiati da tutti”. Sono parole dirette all’esperienza delle prime comunità cristiane ma che attraversano i secoli. In simili situazioni il discepolo può trovarsi frastornato, deluso, preso dal dubbio che la croce di Cristo racconti un fatto che non porti alla speranza e alla consolazione. Gesù chiede di far crescere la forza interiore, la serenità e la vigilanza; sono scelte difficili da concretizzare; scelte che diventano possibili, solo se sostenute dalla determinazione di affidarsi totalmente.
“Mentre Gesù usciva dal Tempio”. Pertanto Gesù lascia il Tempio e coloro che ne reggevano le sorti. È un’uscita decisamente simbolica. Dopo aver parlato ancora una volta con le autorità giudaiche (parecchie dispute sono registrate nei capp. 11 e 12) perché potessero aprire gli occhi, la mente, il cuore alla verità, Gesù prospetta conseguenze fatali che le avrebbero condotte alla cecità totale di fronte al messaggio di salvezza (si vedano gli episodi del fico rinsecchito e della purificazione del Tempio dai venditori, cfr. Mc 11,12-21); Gesù lascia pertanto il Tempio, coloro che lo reggono non hanno saputo cogliere la chiarezza dell’annuncio della salvezza.
È necessario avere la volontà di distaccarsi dalla pretesa di avere ragione, squalificando, a volte, le riflessioni degli altri. Occorre misurarsi con le parole di chi desidera interloquire con noi sapendo apprezzare situazioni e parole sulle quali, magari, in precedenza, ci eravamo soffermati. Occorre essere vigili e disponibili alla verità, senza zavorre, senza rimpianti.
I primi cristiani hanno compreso pertanto che, con la presenza di Gesù, il Tempio aveva terminato la sua funzione. Lui è la reale presenza del Signore sulla terra. Nella vita e nella morte di Gesù, Dio si presenta agli uomini e si dona loro totalmente. La sua presenza non può più essere contemporanea e limitata dal tempio di pietra.
Il Signore è costantemente in mezzo al suo popolo e vive accanto a loro. Mi ritorna in mente una vecchia canzone slava “Già da tempo io cammino su un fiume di sabbia ... ovunque io vada, ovunque io sia il Signore lancia i suoi richiami ... io m’inchino alla protezione del Signore che possiede il segno della mia vita”. Gesù continuamente ci ricerca, per donare capacità di affidamento e pace interiore; vuole sempre allearsi con noi.
Don Peppino