Nonostante tutto, ancora una volta, arriva Natale! Siamo stanchi, affaticati, forse anche un po’ delusi… eppure con lui, ancora, ostinatamente, arriva Dio, il nostro Dio.
Si fa spazio con discrezione, senza sgomitare, senza urlare.
Senza clamore, senza esigere, senza fare chiasso.
Non si impone, non cerca rissa, non pretende attenzione, non fa la vittima.
Noi lo celebriamo da una Chiesa in cammino, che si mette in discussione, che osa imparare e cambiare.
Ma qui e ora chiede spazio nel nostro cuore. Non è semplicemente “Natale”, è il “mio” Natale, è il Natale di ciascuno di noi che lo voglia vivere.
È Dio che chiede ancora di nascere, qualunque sia il nostro stato d’animo, dopo tanti natali vissuti.
Sono io che ancora posso nascere. Dio si è fatto uomo perché impariamo a diventare più uomini.
Chissà quante volte ci ha guardato domandandosi cosa dovesse fare ancora perché lo sentissimo vicino, uno di noi, il Padre con noi… Allora, ad un certo punto, Dio ha fatto la scelta più improbabile. È venuto.
Si è fatto uno di noi. Uguale, identico. Senza privilegi. Uomo fra uomini.
Come quando avete un appuntamento con un caro amico e non riuscite a trovarvi e l’amico al telefono, vi dice: “stai fermo lì, ti raggiungo io”.
Dio ci ha raggiunti. Ha svestito i panni dell’eternità e ha rivestito quelli del limite.
Questo è Natale: una follia d’amore.
Che ogni anno celebriamo per ricordarci che il nostro Dio è l’amato, l’amante, l’Amore.
Mi piacerebbe chiedervi come immaginereste Dio… e presumo ognuno di voi mi darebbe una risposta differente. A Natale non ci sono più dubbi, Dio ci ha messo tutti d’accordo: Dio è così: bambino.
Pur essendo 35 anni che vivo e celebro il Natale da sacerdote, mi commuovo ancora, mentre scrivo:
davvero credo a questa follia? Sul serio? Davvero credo che il “mio” Dio sia così? Davvero guardo un neonato e vedo l’Infinito?
Sì. Credo.
E mi interrogo, mi spavento, dopo essermi emozionato.
Spesso preferirei e vorrei un Dio forte. Un Dio interventista. Un Dio che mi risolve i problemi. Un Dio che prego volentieri ma che mi garantisca una protezione, un appoggio…non un neonato inerme, fragile. Bisognoso di tutto.
Che storia.
Dio che chiede accoglienza. Dio disarmato. Dio fragile. Dio che si tiene in braccio e si culla…È qui, ora.
In lui mi ritrovo.
Capisco che tutto quello che ho vissuto e che sto continuamente sperimentando giorno dopo giorno, luci e ombre, gioie e fatiche, sogni e delusioni, mi hanno portato qui e oggi, in questo tempo, a condividere la speranza che mi trovo dentro. E la certezza di essere amato a prescindere. E di poter amare, nonostante tutto, attraverso tutto, nonostante me, attraverso me.
A credere in un mondo che non crede più a nulla, disincantato e cinico. Ad amare una Chiesa smarrita e impaurita, che fatica ad abbandonare le abitudini consolidate. A proclamare dai tetti dei social che Dio ti ama.
Non dev’essere poi così male essere uomini se Dio stesso sceglie di diventare uomo.
Sarebbe un gran regalo, in questo Natale imparare a tornare uomini.
Fare spazio, lasciarsi raggiungere, stupirsi, diventare un po’ di più uomini….
Ecco gli auguri che lascio a tutti voi perché in questo Natale possa avvenire anche l’esatto contrario, ossia… che anche Dio possa stupirsi (in meglio!) di noi!
don Giampietro
