
Il giorno 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, ricorre la 33ª giornata mondiale dell’ammalato.
Il messaggio della Giornata Mondiale del Malato di quest’anno si colloca all’interno dell’anno giubilare, che ha come motto: «Pellegrini di speranza». In collegamento con il cammino ecclesiale il tema proposto per il 2025 dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute è tratto da Rm 5,5: «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». La stretta relazione tra malattia e speranza viene evocata nella riflessione dell’Apostolo ai Romani, rileggendo la condizione umana alla luce dell’evento pasquale di Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto.
La Giornata Mondiale del Malato intende riproporre a tutti i credenti la forza della speranza nel mistero pasquale di Gesù Cristo. In esso si coglie la pienezza dell’annuncio cristiano (cf. At 4,12). Il tempo presente è caratterizzato dalle prove e dalle tribolazioni che segnano l’esistenza dei singoli e delle comunità. Il rischio più grande è rappresentato dalla mistificazione operata dei «falsi profeti» e dalle loro illusorie speranze. Ogni credente è chiamato a fare discernimento sul senso autentico della vita, accogliendo nella fede il dono della grazia divina, costruendo relazioni di amore e lasciandosi guidare dalla «piccola» speranza. In tal modo il «tempo della prova» e della malattia diventa una testimonianza di vita che fa la differenza. La speranza schiude nuovi orizzonti e rende capace di oltrepassare la «prova del tempo».
Per ricordare questo importante e vento, ma soprattutto, per far sentire la vicinanza fraterna a tutti i nostri ammalati, don Felice ci regala questa riflessione circa il tema della malattia.
CURATI DA NOI E SALVATI DAL CRISTO
Il 13 maggio 1992 papa Giovanni Paolo II istituiva la prima giornata mondiale dell'ammalato. Ora in prossimità dell'11 febbraio, ricorrenza della apparizione di Lourdes, che, per noi è un po' la cittadella degli ammalati, una volta di più ci viene ricordata la realtà che condiziona la vita di tanti in questo mondo: la realtà della malattia. Dobbiamo chiederci che significa, nella vita di una persona, fare l'esperienza di un malore, della condizione di debolezza per un morbo che ci colpisce. Per molti è solo questione di essere diventati inutili, perché non più produttivi: è il pensiero di una società che vede solo i risultati monetizzabili, figlia di una cultura economicista che tende a quantifcare anche il valore della vita.
Noi credenti in Cristo che sappiamo che la vita (per di più eterna) ci è venuta dalla sofferenza di Gesù, non possiamo accettare questa prospettiva: la malattia, oltre che le dimensioni biologiche ridefinisce le relazioni umane perché ci fa comprendere che siamo di fonte ad un fratello sofferente per il quale non basta la terapia medica o farmacologica, ma è necessaria una vera interazione personale. Si tratta di una presa in carico totale e personale, di una vicinanza piena di compassione e tenerezza. Non per nulla nel Vangelo si riporta la parabola del buon Samaritano che altri non è se non il Signore Gesù, colui che si è fermato sulla strada dell'uomo che andava allontanandosi da Dio (da Gerusalemme, città di Dio, a Gerico, la città dell'uomo) per soccorrerlo e prendersi cura di lui.
Di fronte all'ammalato ci occorre, dunque, vicinanza piena di compassione e tenerezza; cose che la nostra società ha rimosso come concetti legati all’empatia, a causa di un forte pensiero scientista che ha ridotto la persona al suo organo ammalato. Di conseguenza la relazione di cura si riduce alla ricerca di una terapia efficace invece che all'incontro con una persona nella sofferenza. E così ci troviamo di fronte a persone malate che non si sentono curate; curanti che faticano a trovare il senso ultimo del loro agire perché manca il senso della relazione umana, necessaria per la pienezza del vivere.
Se Dio è amore ed ha creato l'essere umano per la comunione, la nostra vita deve conformarsi all'esistenza stessa della Trinità perché chiamata a realizzare pienamente sé stessa nel dinamismo delle relazioni. delle amicizie e dell'amore vicendevole. Le conseguenze
Bisogna farsi vicini ai malati e ai sofferenti; evitare loro solitudine e isolamento; porli al centro del vissuto della comunità anche se questo risulta difficile perché sono ancora da individuare i modi e non farli sentire più né scartati né inutili, perché per noi sono sempre persone per cui Cristo ha dato la vita.
don Felice
Preghiera per la XXXIII Giornata Mondiale del Malato
Dio, Padre della vita,
insegnaci come il soffrire possa diventare
luogo di apprendimento della speranza.
Signore Gesù,
hai scelto di condividere
la sofferenza dell’uomo.
Rinnova il nostro amore
e fai sorgere la stella della speranza.
Spirito consolatore,
rafforza la speranza,
sostieni i sofferenti nella solitudine,
insegnaci a soffrire con l’altro, per gli altri.
Trinità beata,
insegnaci a credere, sperare e amare
come Maria nostra Madre.
Amen.
