Verbale assemblea Consiglio Pastorale del 30-01-2025

Verbale assemblea Consiglio Pastorale del 30-01-2025

L’ultimo consiglio pastorale si è soffermato a riflettere sul tema del Sacramento della Riconciliazione, realtà che il nostro Arcivescovo Mario ha messo a tema nella sua attuale proposta pastorale dove evidenzia di avere a cuore che le Comunità cristiane riscoprano il valore comunitario della Confessione. Abbiamo scelto quindi di riflettere sul principio ecclesiale della riconciliazione comunitaria, aspetto che abbiamo un po' disatteso in questi anni. A questo proposito sono state individuate tre piste su cui muoversi: 

 

1. Questo sacramento resta "difficile da praticare" perché il suo significato continua ad oscillare tra il gesto di accoglimento di chi ha vissuto un periodo di allontanamento ed esclusione dalla vita comunitaria e la proclamazione del male oggettivo del singolo... il rischio è quello di ridurre il percorso penitenziale ad un semplice aiuto terapeutico e non invece promuoverlo e indirizzarlo ad un nuovo inizio.

 

2. vogliamo educarci ad un cammino di iniziazione alla riconciliazione... da dove partire? Quali aiuti possiamo offrire come pastori e come Chiesa a chi fa fatica a trovare questo spunto per ripartire?

 

3. Quale al rapporto tra l'atto personale e la sua risonanza comunitaria? l'introduzione e la raccomandazione di momenti comunitari di riconciliazione non sembrano aprire una strada effettiva nella prassi della nostra Comunità Pastorale... Quali le ragioni? Come togliere il sacramento da una pratica di tipo individualistica e devozionale?

 

Riguardo alla prima pista, gli aspetti che sono emersi riguardano principalmente la scarsa conoscenza di cosa voglia dire confessarsi: non si sa bene cosa dire, non si mette il proprio vissuto in quello che si racconta e si fatica a rileggersi alla luce della Parola. E questo genera una sostanziale difficoltà delle persone ad accostarsi al sacramento della Riconciliazione. 

Una seconda serie di considerazioni sottolinea come la difficoltà di vivere il sacramento della Riconciliazione è causata dall'idea che si tratti di un momento in cui vieni accusato di aver sbagliato e non visto come la possibilità "riabilitarsi", di accettare la Grazia di Dio che perdona sempre le nostre mancanze.

Questa idea della Riconciliazione è la conseguenza di una catechesi sbagliata degli scorsi decenni, in cui ci si sentiva dei peccatori, perché si faceva trasparire solo ciò in cui si aveva sbagliato e che non si doveva più commettere.

La Grazia del perdono è il simbolo dell'Amore di Dio Padre che ha per tutti gli uomini e bisognerebbe vivere la Riconciliazione come un momento di gioia, proprio grazie alla forza di questo Amore. Il peccato non è solo “contro”, ma è anche il mezzo per una nuova conversione, per una ripartenza donata dal sacramento.

Accogliere il perdono è cosa difficile, perché si è obbligati a mettere in discussione la propria vita e si fatica a farsi volere bene, soprattutto se si ritiene di non aver fatto nulla per meritarlo. Se si accoglie il perdono, ovvero il sentirsi amati, si è invogliati a perdonare più facilmente e si diventa empatici, si passa infatti dalla “pesantezza del cuore” per il peccato alla leggerezza del cuore donata dal perdono.

 

Circa la seconda pista, le indicazioni offerte a noi sacerdoti sono state molto puntuali. 

Ci è stato chiesto di attivare un percorso di catechesi per educare che il sacramento della Riconciliazione fa parte del normale cammino di fede ed è il momento in cui si riceve quell'incoraggiamento da parte di Dio che ci permette di continuare nonostante tutti gli sbagli e le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino di vita.

I bambini della nostra comunità già vivono questo momento in modo gioioso, forse perché percepiscono meglio l'appartenenza ad un gruppo; durante la confessione vedono un volto amico che li incoraggia a fare meglio e questo provoca un circolo virtuoso che incoraggia il loro percorso di crescita nella fede.

Per iniziare questo cambiamento si potrebbe proporre una catechesi per spiegare il senso di questo gesto, di come viverlo e prepararsi, mentre nella liturgia si potrebbe porre un accento sull'atto penitenziale ad inizio della S. Messa.

 

Infine, riguardo alla terza pista, quella che educa all’aspetto comunitario della riconciliazione, le considerazioni sono state molto profonde.

Il problema della fatica ad orientarsi alla dimensione comunitaria nasce anzitutto da un forte senso di individualismo per cui molte persone sentono di poter risolvere da sole le proprie questioni personali, senza dover passare dal confronto con il sacerdote. A questo riguardo vivere la confessione comunitaria potrebbe aiutare nel prendere consapevolezza della necessità di dover passare dal sacerdote, vedendo l’esempio di altri che si aprono al confronto.

Positivamente occorre educare ad un senso di comunità che di riflesso aiuti a vivere la confessione più serenamente, sapendo di essere parte di una comunità che vive le stesse fatiche e le stesse gioie e che per questo ama ognuno dei suoi membri anche nel momento dell’errore e della debolezza proprio perché condiviso.

Il "pianse amaramente" di Pietro dopo il suo rinnegamento, così come la confessione, ci fa provare vergogna e in un cammino comunitario si ha paura del giudizio altrui. Vivere la Confessione in modo comunitario dovrebbe permettere di capire che siamo "tutti sulla stessa barca".

Siamo stati tutti il "figliol prodigo" e Dio stesso ha affidato la Chiesa proprio a due grandi peccatori quali San Pietro che lo ha rinnegato e San Paolo che lo ha perseguitato.

Bisogna capire questo perché le confessioni comunitarie ritornino ad essere partecipate, un momento in cui non si ha paura di essere giudicati, proprio come in famiglia dove si ama nonostante i propri difetti.

Il lavoro più grande è sulla presunzione di autosufficienza (il male del mondo del momento).

L’aspetto più caritatevole è la scoperta di poter portare anche il peccato degli altri (La chiesa, molte membra ma un corpo solo).

 

In conclusione: da tutti è emersa la necessità di una catechesi sia per rieducarsi alla confessione che per riflettere sul senso di appartenenza alla comunità.

È arrivato anche il suggerimento poi di riprendere il tema della confessione nel momento della messa, nell'omelia in particolare, dove bisognerebbe parlare un po' di più del peccato, per facilitare la consapevolezza che porsi di fronte alla Parola facilita il riscoprirsi peccatori e fa emergere quei peccati che non si conoscono. Tutto questo cammino potrebbe prendere avvio nel tempo della quaresima, iniziando dalle due domeniche che la precedono che, in rito ambrosiano, assumono la tonalità della divina misericordia e del perdono, nelle quali si potrà richiamare il valore della confessione.

 

Si è preso poi in considerazione la Giornata dell’ammalato, martedì 11 febbraio, pensando di proporre in tutte le 8 parrocchie, accorpando Lissago con Calcinate del Pesce e Cartabbia con Capolago, a partire con il Rosario alle 15:30, una celebrazione eucaristica alle 16;00 dedicata a loro. Per sottolineare la centralità di questo momento si pensa di togliere tutte le altre messe sia al mattino che alla sera (tranne quella delle ore 18:30 a Masnago). Fare un'unica celebrazione dove anche chi viene normalmente a messa è lì insieme agli ammalati e agli anziani. Al termine ci sarà un piccolo momento di festa con loro a cui verrà offerta una bevanda calda.

Considerando il fatto che parecchi ammalati non potranno essere accompagnati dai familiari perché è un giorno feriale, chiediamo la disponibilità di volontari per andare a prenderli e riaccompagnarli poi a casa. 

 

Da ultimo, si è stabilito che a partire dalla prima domenica di quaresima, sabato 8 e domenica 9 marzo si darà attuazione alle disposizioni riguardanti la celebrazione della Messa domenicale di cui abbiamo deliberato in Consiglio Pastorale e che sono state specificate sul foglio “In Cammino” del 19 gennaio, ossia la cura dell’accoglienza dei fedeli, e la sottolineatura e messa in atto dei momenti di silenzio prima e dopo la celebrazione, dopo l’omelia e dopo la Comunione.