Sei nella festa - Festa degli Oratori 2026

Sei nella festa - Festa degli Oratori 2026
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L' oratorio non è fatto solo di muri, di campi, di sale, di programmi. La comunità cristiana vuole invitare all'incontro con Gesù i ragazzi e le loro famiglie, gli adolescenti, i giovani, i volontari. La comunità cristiana vuole invitare tutti: gli sportivi e gli intellettuali, i ragazzi e le ragazze dotati di ogni abilità e agilità e i ragazzi e le ragazze dotati di lentezza e di invocazione d'aiuto. I ragazzi e le ragazze battezzati e pietre vive della Chiesa cattolica e i ragazzi e le ragazze di ogni paese e di ogni tradizione religiosa. Come il re manda i suoi servi a chiamare tutti quelli che troverete.
E usciti fuori quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi (cfr. Mt 22,9-10).
Per entrare in oratorio, non è necessario essere già buoni e perfetti: basta accogliere l'invito. Ma la festa trasfigura e rende degni di stare alla presenza del Signore, indossando l'abito nuziale (Mt 22,12).
In oratorio non si va per guardarsi intorno, per essere spettatori. Chi entra è parte della squadra, del gruppo, della preghiera, del coro, dell'organizzazione. Non si entra in oratorio per farsi servire, ma per servire, costruire amicizie, moltiplicare la gioia.
Ogni ragazzo, ogni ragazza, ogni adolescente e giovane e adulto porta in oratorio un suo dono. Per questo la festa si colora di tutti i colori. Tu che colore porti?
Il tuo non è più bello del mio: ogni colore è necessario per disegnare l'arcobaleno.
Nessuno deve essere messo da parte o sopportato come una presenza fastidiosa.
Nessuno deve tenersi in disparte, per timidezza o per pigrizia.
L'oratorio è come uno scampanio festoso: le campane che suonano a festa fanno sapere a tutta la gente che c'è un popolo contento di radunarsi. Così l'oratorio fa sapere che c'è una casa per tutti, che tutti sono invitati a partecipare alla gioia dell'amicizia con Gesù.
C'è, infatti, gente sola, gente triste, e abitano dappertutto. Alcuni non sopportano il suono delle campane, come se dicessero: lasciateci vivere infelici. Ma i ragazzi dell'oratorio, i discepoli di Gesù, sono incaricati di dare ragione della loro speranza, con dolcezza e rispetto (cfr. 1Pt 3,15) e trovano le occasioni propizie e il modo opportuno per invitare tutti. Non si vergognano di dire: "io vado all'oratorio, io sono amico di Gesù, io vado a messa". Vorrebbero rendere tutti partecipi della luce che è stata accesa in loro, della gioia che hanno ricevuto, della vocazione a servire con cui sono stati chiamati e di cui sono fieri.

Mons. Mario Delpini