Cari amici,
come state? Io sto bene. Qua in Kenya le vacanze estive sono finite da qualche settimana ed è cominciato l’ultimo trimestre scolastico, dato che l’anno finisce a dicembre. Quest’anno ho iniziato ad insegnare religione ai ragazzi degli ultimi anni delle medie nella scuola fondata dalla Fraternità San Carlo.
come state? Io sto bene. Qua in Kenya le vacanze estive sono finite da qualche settimana ed è cominciato l’ultimo trimestre scolastico, dato che l’anno finisce a dicembre. Quest’anno ho iniziato ad insegnare religione ai ragazzi degli ultimi anni delle medie nella scuola fondata dalla Fraternità San Carlo.
Con loro sta andando bene, sta crescendo una certa libertà nel domandare e dialogare con me insegnante. Qualche mese fa, ho fatto scrivere a quelli dell’ultimo anno, in modo anonimo, le domande che avevano riguardo la fede e la vita e, adesso sto preparando le lezioni proprio a partire da queste loro domande. Vale davvero la pena vivere? Qual’è lo scopo della vita? La libertà è un’illusione? Dio esiste? Perché devo credere in Lui? La Bibbia dice la verità? Oltre ad avere fede in Dio, è necessario avere fede anche nelle persone? Come vedete, sono domande molto sfidanti ma, allo stesso tempo, è molto bello poterli accompagnare nella ricerca di una risposta.
Desidero cogliere l’occasione per ringraziarvi del generoso sostegno che la parrocchia ha dato, tramite la raccolta di offerte durante il funerale di Emanuela Brunella. Parlandone con gli altri preti che sono con me in missione, abbiamo deciso di devolvere questi soldi a sostegno di un bambino disabile del programma “Ujiachilie” (in swahili significa “lasciati fare”).Questo programma, nato nella missione di Nairobi in collaborazione con l’ ospedale, ha lo scopo di sostenere nelle spese mediche bambini disabili. Bisogna sapere che qui la disabilità è molto stigmatizzata: si pensa infatti che sia una maledizione o addirittura una malattia trasmissibile. Immaginatevi perciò in che condizione di solitudine ed abbandono si trovi una mamma, compresa la difficoltà di trovare un lavoro dal momento che non ha nessuno ad aiutarla ad accudire il figlio disabile.
Una delle prime cose che si fa tramite l’Ujiachilie è capire il tipo di disabilità del bambino per individuare le migliori terapie e consigliare la mamma. Il secondo passo è quello di offrire gratuitamente medicine e fisioterapia necessarie per stabilizzare o migliorare la condizione del bambino. Parte del programma è anche quello di accompagnare i genitori spiritualmente perché possano scoprire il valore che ha il loro bambino e la loro genitorialità. Pensate che attualmente ci sono 60 bambini coinvolti nel programma e una quarantina in lista d’attesa.
Con ciò che avete raccolto andrete a sostenere Alvin Kariuki (nella foto). Ha 10 anni e una paralisi cerebrale acuta con autismo. Quando è arrivato all’Ujiachilie non riusciva più a mangiare, a causa di alcune carie ai denti, e non si riusciva ad operarlo normalmente perché iperattivo e difficilmente immobilizzabile. Operato d’urgenza (il costo dell’operazione è stato 295.000 scellini kenioti, circa 1.985 euro). Ora sta meglio, può di nuovo mangiare e la sua mamma è stata accompagnata nel capire cosa cucinare per evitare di ritrovarsi nella stessa situazione. Cliccando qui potete vedere un breve video che racconta cos’è l’Ujiachilie tramite persone direttamente coinvolte.
Ancora grazie a tutti del sostegno.
Accompagnamoci nella preghiera.
Don Tommaso Benzoni
