Trent’anni di Avignofest

Trent’anni di Avignofest
  Il racconto della nascita di San Giovanni Battista (Lc 1,57-68), il patrono di Avigno, corrisponde all’annuncio fatto dall’angelo al padre Zaccaria (= “Dio si ricorda”). La trama degli avvenimenti delle origini di Giovanni e di Gesù rientra nel disegno di Dio, dove la sua parola dà senso alla storia. Con la nascita e la circoncisione di Giovanni si compie la promessa fatta dall’angelo del Signore al padre di Giovanni. Tutto l’interesse del racconto si concentra nel nome scelto e rivelato da Dio. Il nome Giovanni (=“il Signore usa misericordia” è carico di promesse. L’accordo dei genitori circa il nome da dare al figlio è un indizio dell’azione di Dio che guida la storia. La grande gioia contagia i vicini e i parenti che riconoscono la misericordia del Signore nei confronti di Elisabetta (= “Dio è pienezza”). A questo punto anche il silenzio di Zaccaria si scioglie. Ha fatto sua la parola del Signore e ora può parlare. E le sue parole sono un canto di lode e una profezia: “In quel medesimo istante gli si sciolse la lingua, gli si aprì la bocca ed incominciò a parlare benedicendo Dio” (Lc 1,64). Il suo annuncio profetico sulla missione del bambino risponde alla domanda: “Che sarà mai questo bambino?” (Lc 1,66). E noi: che “bambini” siamo?

  Il canto di benedizione al grande Dio di Zaccaria “perché ha visitato e redento il suo popolo”, celebra, nella prima parte del suo cantico (Lc 1, 68-75), il compimento delle attese di liberazione promesse ad Abramo, a Davide e ai Santi profeti. Mentre nella seconda parte della lode (Lc 1,76-79) presenta la missione del profeta Giovanni, che annuncia e prepara la venuta del messia: “E tu bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza e il perdono dei peccati”. E poi aggiunge il motivo di tanta benevolenza: “Grazie alla tenerezza e misericordia di Dio. Ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace”. Questi ultimi versetti evocano la risurrezione di Cristo, vero sole senza tramonto, che ogni giorno ci visita per rischiarare e vivificare la nostra vita e la nostra fede. A noi: che scelte cristiane chiede il “sole dall’alto”?

  Gli auguri sono per la festa patronale di Avigno. Provo ora a offrire qualche pensiero e a dire un grosso grazie ai volontari in riferimento ai 30 anni di Avignofest: una festa patronale che ha radici molto lontane nella prima pietra benedetta dal Card. Giovanni Battista Montini nel 1961, ma che si è imposta per la passione di molti, grazie alla proposta di don Giuliano Milani, e accolta con entusiasmo dai giovani e dai meno giovani, che la portano avanti ancora con impegno e cura. Convivialità e fraternità sono le regine della festa al centro della quale vi è la Messa all’aperto di domenica. E noi: di quale “pane” ci nutriamo?

  L’invito è per la festa patronale di Avigno. Mi auguro che i momenti gioiosi e fraterni della festa si diano la mano con la spiritualità evangelica, che ha in San Giovanni Battista il profeta che prepara il popolo (non solo quello di Avigno) all’incontro con il Signore che non smette di vistare il suo popolo. Giovanni è un dono della misericordia di Dio e non un frutto della potenza degli uomini. Infatti il Vangelo di Luca è per intero la lieta notizia della misericordia, che il Battezzatore ci offre anche oggi a piene mani. La festa patronale ci doni la gioia di sentirci fratelli e sorelle, che pur nelle fatiche della vita e della fede, ricercano il Signore come compagno di viaggio. Sappiamo che la Chiesa, anche la nostra comunità pastorale, muta la sua linea pastorale, parroco compreso, ma ricorda sempre a tutti che Dio ci ama ed è sempre con noi nella gioia e nelle fatiche, nella festa e nei giorni feriali, nella musica giovane e nel gioco, nel burraco e nella buona cucina, nella lotteria e nei truzzi, nella fraternità e nella mensa eucaristica: perciò l’invito è per tutti: “Venite alla Festa!”.

don Francesco

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