Questa domanda che Gesù rivolge ai suoi discepoli di allora e a noi, discepoli di oggi, è il cuore pulsante della fede: chi sono io per te? Non cerca parole, Gesù, cerca persone.
In questo anno in cui abbiamo festeggiato e continuiamo a festeggiare per motivi vari alcune figure esemplari di Santi: Piergiorgio Frassati, Carlo Acutis e S. Francesco, nel nostro Palio di Masnago abbiamo scelto di invitare ciascuno di noi a rispondere come loro: “Tu sei stato la cosa più bella e più forte che mi sia capitata”.
«Chi sono io per te?» assomiglia alle domande che si fanno gli innamorati: quanto posto ho nella tua vita, quanto conto, chi sono per te? E l’altro risponde: “tu sei la mia vita, sei la mia donna, il mio uomo, il mio amore”. È utopia pensare che anche ciascuno di noi possa rispondere così al Padre celeste, come hanno fatto i Santi?
“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore . . . Lo Spirito di verità” (Gv 14, 15)
Queste parole sono state pronunziate nel cenacolo da Gesù, il giorno prima della passione, mentre si congedava dagli apostoli. La sua partenza apre la via a un altro Consolatore. Verrà il Paraclito.
La Pentecoste, tuttavia, è solo l’inizio, poiché lo Spirito di Verità viene per rimanere con la Chiesa “per sempre”, nell’incessante rinnovarsi delle generazioni future. E allora non solo agli uomini del suo tempo, ma a tutti noi e ai nostri contemporanei si rivolgono le parole dell’apostolo Pietro: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).
Chi sono io per te?
Con i Santi, nella celebrazione del Palio 2026 vogliamo imparare a rispondere:
- “Tu sei per me un crocifisso Amore. L’amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Cristo con l’alfabeto delle ferite, incancellabili come l’amore… e non ci lasci soli nelle nostre ferite
- Tu sei un disarmato Amore. Che non si impone mai... e ci insegni che l’amore è l’altro modo alternativo per proporci nella società
- Tu sei il vincente Amore. Pasqua è la prova che la morte non è padrona della storia, manca un corpo alla contabilità della morte, i suoi conti sono in perdita. … e ci dimostri che quando amiamo siamo sempre vincitori
Ma perché vale la pena investire tempo, dedicare mesi di festa alla santità?
Concludo con le parole tratte dalla lettera alla sorella di Piergiorgio Frassati.
“Carissima, Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la Fede mi darà forza sempre allegro! Ogni cattolico non può non essere allegro: la tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici; il dolore non è la tristezza, che è una malattia peggiore di ogni altra. Lo scopo per cui noi siamo stati creati ci addita la via seminata sia pure di molte spine, ma non una triste via: essa è allegria anche attraverso i dolori”.
Carissimi, desidero essere un uomo allegro… ecco perché punto alla Santità!
don Giampietro
