Famiglia e Spiritualità ai tempi del COVID-19

Famiglia e Spiritualità ai tempi del COVID-19

La Fase 2 è arrivata, portando con sé nuove sfide e possibilità di incontro ancora abbastanza limitate. Si possono rivedere i congiunti, come le pagine social continuano ironicamente a ricordarci, si possono fare passeggiate nei parchi. Da lunedì 18 Maggio si può ritornare anche a frequentare la messa comunitaria e il 31 Maggio alle 20.30 si terrà, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Masnago, il rosario comunitario a conclusione del mese dedicato alla Vergine Maria.

Ma come siamo arrivati alla Fase 2? Quali momenti abbiamo attraversato e come ne siamo usciti? Lo abbiamo chiesto ad una parrocchiana, Paola, che ci ha raccontato la sua esperienza. 

Paola, intanto grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista. Posso chiederti come è cambiata la vostra quotidianità e la spiritualità durante la quarantena?

La mia famiglia è composta da me, mio marito e mio figlio che ha sette anni. Per cui il primo passo da fare è stato cercare di gestire lo spazio in casa, in modo tale che ognuno di noi avesse un posto dove lavorare agevolmente. Questo ha inevitabilmente portato ad un carico di lavoro maggiore, perché mio figlio segue quotidianamente le videolezioni e oltre ad occuparmi del mio lavoro dovevo seguire anche lui. Dopo i primi giorni però ci siamo riappropriati di un tempo che non era più nostro da tanto tempo, quello degli spostamenti tra casa e lavoro. 

In effetti, è un bel po’ di tempo risparmiato.

Abbiamo cominciato ad usare quel tempo per scoprire una vicinanza grande e per stare insieme in modo diverso. E poi vivere fianco a fianco ha aiutato ognuno di noi a comprendere le fatiche dell’altro: mio figlio, per esempio, ha capito quanto il lavoro mio e di suo papà non sia un modo per tenerci lontani da lui ma una responsabilità. Mi sembra che, tutto sommato, qualcosa di positivo sia arrivata.

Siete riusciti a mantenere i rapporti con la comunità? Cosa ha significato questo per il vostro percorso di fede?

Mio figlio ha cominciato il percorso di iniziazione cristiana lo scorso novembre e avrebbe dovuto riprendere proprio i primi di Marzo, ma questo non è stato possibile. Però i Don e la catechista Margherita  hanno fatto in modo da seguirci comunque durante la quaresima, stimolandoci attraverso video, immagini e spunti di riflessione. Ogni domenica poi, alle 20, un gruppo di catechesi recitava su zoom il Santo Rosario e gli altri gruppi si univano spiritualmente in preghiera. È stato un bel modo di esserci accanto, nonostante la distanza. 

Credi che questi metodi usati siano utili anche quando usati per qualcosa di così intimo come la preghiera?

Beh, credo che vedersi mentre si prega, guardarsi negli occhi seppur attraverso uno schermo sia un’emozione speciale. Con la voce puoi intuire, ma lo sguardo completa il messaggio che viene mandato. Per mio figlio non è stato facile pregare in diretta, lui è molto timido di natura e questo distanziamento non ha migliorato questa situazione. 

Dal 18 maggio si può tornare in chiesa, voi cosa avete pensato di fare? Avete deciso di rientrare o c’è timore?

Questo virus non è ancora stato conosciuto a fondo e sinceramente mi spaventa l’idea di non conoscerne bene i rischi, perché così è difficile anche valutare bene cosa fare e come muoversi. Le notizie poi di una possibile correlazione con la sindrome di Kawasaki, da mamma, mi spaventano. Non so, spero che si possa tornare presto ma in sicurezza. 

Ti ringrazio di averci raccontato un pezzo della tua vita. Per noi è importante raccontare le storie della quotidianità di chi vive la comunità, ci piacerebbe che questo sito diventasse testimonianza viva di quello che siamo.

Grazie a voi.

BB