Verso una nuova pastorale di accompagnamento al Sacramento del Battesimo
La Chiesa italiana ha promulgato di recente un testo intitolato: “ITINERARI CATECUMENALI PER LA VITA MATRIMONIALE: Orientamenti pastorali per le Chiese particolari”.
Con questo documento sta chiedendo di orientare la pastorale di accompagnamento al matrimonio e alla vita da sposi secondo il modello dell’accompagnamento degli antichi catecumeni.
L’intuizione di partenza è forte: si suppone ormai una società in cui la crescita cristiana non è più data per scontata ma va indirizzata.
Questo comporta un’attenzione particolare ai giovani che si accostano alla parrocchia per chiedere il Matrimonio sacramento, ma anche a quei giovani sposi che chiedono il battesimo per i propri figli. A tal riguardo riporto alcuni passaggi del suddetto documento.
“Bisogna sensibilizzare i neo-sposi sul fatto che la celebrazione del matrimonio è l’inizio di un cammino, e che la coppia costituisce pur sempre un “progetto aperto”, non un’“opera compiuta”. È bene quindi che i neo-sposi siano assistiti in questa primissima fase in cui iniziano a tradurre in pratica il “progetto di vita” che è iscritto nel matrimonio, ma non ancora realizzato appieno. La grazia contenuta nel sacramento, infatti, non agisce in modo automatico, ma richiede che i coniugi cooperino con essa, assumendo responsabilmente i compiti e le sfide che la vita coniugale presenta. Per realizzare tutto ciò, si proporrà alle coppie il prosieguo dell’itinerario catecumenale, con incontri periodici – eventualmente mensili o con altra cadenza, a discrezione dell’équipe di accompagnatori e secondo le possibilità delle coppie – ed altri momenti, sia comunitari sia di coppia.
È questo il tempo opportuno per una vera e propria “mistagogia matrimoniale”. Con il termine “mistagogia” si intende una “introduzione al mistero”. Con la catechesi mistagogica matrimoniale, al pari di quella battesimale, l’invito che si rivolge è: «Diventate ciò che siete! Ora siete sposi, dunque vivete sempre più da sposi! Il Signore ha benedetto e “riempito” di grazia la vostra unione, dunque mettete a frutto tale grazia!». A tal fine, è importante far percepire agli sposi la presenza di Cristo, non solo negli altri sacramenti, ma nel sacramento stesso del matrimonio. Cristo è presente tra loro in quanto sposi: Egli alimenta quotidianamente il loro rapporto e a Lui possono rivolgersi insieme nella preghiera”.
Ecco perché, come Comunità Pastorale stiamo provando a rivedere la preparazione al Sacramento del Battesimo che le giovani coppie domandano alla Chiesa.
Stiamo costruendo un’equipe di educatori consacrati e laici che si prenda a cuore la domanda che i giovani sposi rivolgono alla Chiesa.
A questo riguardo, l’analogia tra catecumenato e fidanzamento va compresa come principio di ispirazione: il vantaggio principale del catecumenato è quello di strutturarsi secondo alcune tappe, segnate da alcuni riti. Una tale fisionomia rende la preparazione particolarmente attenta alla concreta maturazione della libertà dei «catecumeni». Le diverse tappe che il candidato al battesimo deve percorrere prima di essere battezzato lo aiutano ad appropriarsi di tutti quegli atteggiamenti che la Chiesa reputa necessari in un cristiano: si tratta di conformare il proprio comportamento alle esigenze della morale cristiana, di apprendere i contenuti della fede, di imparare le dinamiche del vivere comunitario cristiano. Al tempo stesso, la strutturazione del catecumenato fornisce criteri pratici di verifica dei candidati: chi crede di essere pronto per compiere un passaggio si presenta alla Chiesa che è chiamata a verificarne l’idoneità. Ma nel caso in cui non ci fossero ancora le condizioni per procedere nel cammino, la formazione non si interrompe: il candidato viene invitato a esercitarsi nuovamente sui contenuti nei quali è ancora insufficiente.
Se si riuscisse a strutturare i cammini dei primi anni di matrimonio come catecumenali, si avrebbe da un lato la possibilità di accogliere tutte le coppie che si presentano fornendo a ciascuno ciò di cui in quel momento hanno bisogno mentre dall’altro l’ammissione al battesimo dei propri figli avverrebbe dopo una serena verifica della maturità delle intenzioni degli sposi.
Siamo consapevoli che la vita di tutti i giorni, per tutti, è una costante operazione di discernimento: quali azioni compiere, quali parole dire, cosa fare nelle situazioni che incontriamo. Quello che va bene per una persona, non è detto che vada bene per un’altra.
Con il battesimo, ciascuno è inserito in un cammino particolare, specifico: la conformazione a Cristo, che si attua in modo unico, personale e irripetibile, ad opera dello Spirito Santo. Per tutti, anche per chi da tempo si è allontanato dalla pratica di fede, vale questo fondamentale passaggio. Quando due battezzati decidono di unirsi in matrimonio essi non stanno solamente formalizzando la loro unione, stanno rispondendo alla chiamata ad essere segno visibile dell’amore con cui Cristo ama la Chiesa, con cui Dio ama l’umanità. E questo deve continuare anche quando chiedono il battesimo per i propri figli.
Con il Consiglio Pastorale valuteremo un nuovo itinerario di accompagnamento sia alla celebrazione del Battesimo, sia di accompagnamento dopo che il Battesimo è avvenuto... non vogliamo che gli sposi restino soli nel loro cammino di educazione alla fede cristiana dei propri figli.
Cosa comporterà questo nuovo cammino lo potremo dire solo più avanti dopo che il confronto con il Consiglio Pastorale sarà avvenuto... nel frattempo però vi lasciamo una efficace testimonianza della coppia di sposi che in questi mesi si è affiancata alle suore per preparare le coppie che chiedevano il battesimo per i propri figli.
Don Giampietro