La gioia di portare Gesù nelle case

La gioia di portare Gesù nelle case

Quando don Giampietro ci ha chiesto questo servizio ha tenuto a spiegarci che la preoccupazione della Chiesa è che la celebrazione del Battesimo non sia considerata un fatto privato delle famiglie interessate, ma una celebrazione di tutta la comunità che accoglie nuovi bambini al suo interno. L’idea è accogliere le persone che chiedono il Battesimo per i loro figli con la nostra faccia e, così facendo, per quelli che andremo ad incontrare quella diventa la “faccia” della comunità.

“Con che faccia” quindi andiamo a trovare le famiglie e i piccoli che attendono la celebrazione del Battesimo? Questa è innanzitutto la domanda che ci poniamo io e mio marito quando stiamo per entrare nelle case.
Abbiamo certamente la faccia stanca per la giornata che abbiamo trascorso, con le fatiche o le preoccupazioni per quello che ci è accaduto. La nostra vita è esattamente identica a quella di tutti: non è andando in Chiesa che allora va tutto bene e le cose procedono nel verso giusto, secondo i nostri migliori progetti: al cristiano infatti non è risparmiato niente!

Dove sta allora il significato del sorriso che compare timidamente sulla nostra faccia, che non si lascia abbattere dalla fatica di ogni giorno?
Sta nel sentire Gesù vicino, compagno nelle nostre giornate. Non come un fantasma, ma attraverso persone concrete, pronte a condividere la vita con noi.

Perciò entriamo nelle case con uno sguardo pieno di gratitudine per quello che abbiamo incontrato, per la comunità di cui facciamo parte.
Ci ritroviamo così felici di accogliere questi nuovi esserini, che sorridono, piangono e crescono circondati dal bene dei loro genitori, che si allarga a macchia d’olio al bene che la nostra comunità è pronta a dimostrare, segno di Colui che questa comunità l’ha pensata, l’ha voluta e la sostiene. 

Giada e Luca