La visita dell'Arcivescovo alla nostra comunità

La visita dell'Arcivescovo alla nostra comunità
L’Arcivescovo ad Avigno per ricordare il 60° della prima pietra La dedica dell’Arcivescovo nel libro “La Prima pietra”

Buon compleanno, pietre di Avigno!

Buon compleanno, gente di Avigno!

Buon compleanno, preti e suore di Avigno!

Ogni prete una storia,

ogni tempo una grazia,

ogni compleanno una preghiera.

+Mario Delpini, Arcivescovo
24.06.2021

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L’omelia dell’Arcivescovo nella Chiesa di Avigno

Solennità della Natività di San Giovanni Battista

CELEBRAZIONE EUCARISTICA – OMELIA 

Varese, Parrocchia S. Giovanni Battista in Avigno
24 giugno 2021

VEDO UN RAMO DI MANDORLO

  1. Che cosa vedi?

C’è anche chi non vede niente. Guarda, ma non vede. Guarda, ma ha troppa fretta per vedere qualche cosa. Guarda, ma guarda solo se stesso: perciò non vede niente che sia interessante, eccetto se stesso, eccetto come gli altri lo guardano, eccetto quello che si aspetta. Guarda, ma vede quello che gli altri gli dicono di vedere, secondo le notizie che raccoglie dalla rete, secondo il pregiudizio comandato dai signori della comunicazione, secondo i titoli dei notiziari o delle news.

C’è anche chi vede nero. Si guarda intorno e vede solo disastri. Vede solo motivi per piangere, lamentarsi, disperare dell’umanità. Si guarda intorno e in ogni sconosciuto sospetta una presenza ostile, in ogni buio immagina la presenza di mostri, in ogni angolo sospetta una insidia.

  1. Vedo un ramo di mandorlo: vedo una promessa.

Il profeta vede un annuncio di primavera. Vede un motivo per sperare. Vede che Dio continua a essere presente nella storia, vicino al suo popolo. Vede che per Dio non è mai impossibile salvare, consolare, portare a compimento la salvezza. Nella casa di Zaccaria si alza un cantico profetico: Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo. Colei che tutti dicevano sterile diventa madre, colui che era diventato muto trova voce per cantare. Quello che era inatteso, avviene.

  1. Che cosa vedi, fratello, sorella?

La parola del Signore provoca anche noi a interrogarci sulla nostra capacità di vedere quello che Dio ci mette sotto gli occhi.

In questo tempo abita una promessa, una decisione di Dio di accompagnare il suo popolo nella tribolazione, perché non perda la speranza, perché non si rassegni al disastro, perché veda un ramo di mandorlo. I frutti verranno se il popolo ritorna al Signore, se la visita di Dio che vuole salvare viene accolta con disponibilità, se, colmati di Spirito Santo siamo pronti a profetare.

  1. L’impresa ardua di essere profeti.

Chiamati ad annunciare le promesse di Dio e l’invito a conversione ne avvertiamo il rischio, l’imbarazzo, il pericolo: ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane.

Per unirsi al coro delle lamentazioni non ci vuole un grande coraggio, non ci vogliono doti particolari, ma per parlare del ramo di mandarlo è richiesta la rara disponibilità alla fiducia.

Per dire le cose che dicono tutti, non s’è bisogno di grandi discorsi o di competenze particolari, ma per cantare “benedetto il Signore, Dio di Israele”, si richiedono persone che ascoltino le promesse di Dio più che i notiziari e i sapientoni di moda. 

Per parlare male dell’umanità e seminare scontento, sospetto, malumore, non serve niente di particolare, ma per intravedere i segni della salvezza di Dio, inattesa, promettente, sorprendente è necessario credere alla promessa: non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te, per proteggerti.

  1. Come sarà, come saranno i profeti per questo tempo?

La nostra Chiesa e il nostro tempo aspettano una parola profetica, aspettano uomini e donne disponibili a parlare del ramo di mandorlo, cioè a testimoniare la promessa affidabile di Dio. Il Signore continua a chiamare profeti improbabili. Chiama forse anche noi. Come sarà il profeta adatto per questo tempo?

Sarà, forse, come Geremia: una persona timida, che tutto si immagina eccetto che di essere profeta, di dover prendere la parola di fronte ai potenti del suo popolo, di esporsi al contrasto e alle reazioni aggressive di quelli che contano, al disprezzo degli altri.

Sarà, forse, come Zaccaria: un uomo rassegnato a essere un fallito, una persona per bene che si è sempre comportata bene, che ha sempre coltivato la speranza di essere padre, di generare un po’ di futuro e ha sempre sentito umiliante la sterilità sua e di sua moglie.

Sarà, forse, come Saulo: un persecutore feroce della Chiesa di Dio, un carattere forte, un uomo intraprendente e rigoroso, uno che non si risparmia pur di contrastare la setta spregevole del crocifisso.

Queste tre figure di profezia mostrano come le persone che il Signore sceglie sono persone improbabili. Però hanno in comune che si lasciano raggiungere dal Signore che li chiama e consentono che la vocazione segni la loro vita, che la docilità allo Spirito li conduca su vie impreviste. Un giovane timido, un vecchio rassegnato, un persecutore feroce.

Non si può evitare di porsi la domanda inquietante: forse chiama anche me? Forse chiama anche te?

L’incontro con i ragazzi dei nostri oratori

La visita all’Oratorio di Bobbiate

L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nel pomeriggio di giovedì 24 Giugno ha fatto visita agli oratori delle tre comunità di Avigno (che quest’anno celebra i 60 anni di posa della prima pietra della chiesa parrocchiale), Masnago e Bobbiate in Varese.

In particolare a Bobbiate è stato accolto dal coadiutore, don Matteo Moda, che sta seguendo, aiutato da educatori e volontari, una settantina di bambini delle scuola elementari. […]

Lo striscione che campeggiava sul campo di gioco con la scritta “Kaire Mario”, “Rallegrati Mario”, ha dato modo all’Arcivescovo d’introdurre il suo breve discorso ai bambini, subito dopo il loro canto di benvenuto.

«Dovete rallegrarvi ed essere felici della vostra vita», ha esordito l’Arcivescovo, «perché la terra è piena della gloria di Dio». Con parole adatte all’uditorio che gli stava davanti monsignor Delpini ha spiegato il senso dell’immaginetta che egli ha predisposto e donato ai tanti bimbi incontrati e che incontrerà nei mesi estivi. Si tratta di un cartoncino con un disegno molto semplice in cui un cielo azzurro fa da sfondo a delle montagne, anch’esse azzurre, simbolo della pienezza che avvolge e riempie la Terra così come Dio riempie a avvolge il mondo.

Sul retro una preghiera, composta dall’Arcivescovo con quella disarmante sobrietà che lo contraddistingue, in cui, alla domanda “Maestro, dimmi la verità della vita!”, si risponde: “La verità prima della vita è questa: la tua vita è benedetta da Dio. E la verità seconda è questa: tu vivi per essere una benedizione per tutti quelli che ti incontrano”. Accomiatandosi monsignor Delpini ha ringraziato don Matteo e i suoi collaboratori per il loro impegno e i bambini per il pallone da calcio che gli hanno donato come simbolo dell’attività ludica che prevalentemente svolgono in oratori.

Donatella Salambat,
Tratto da Varese in Luce

  

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Maestro, dimmi la verità della vita!
«La verità prima della vita è questa:
la tua vita è benedetta da Dio.
E la verità seconda è questa:
tu vivi per essere una benedizione
per tutti quelli che ti incontrano».
Maestro, insegnami a pregare!
«Tu prega così:
Padre nostro che sei nei cieli, Padre!
Sia santificato il tuo nome, Padre!
Venga il tuo regno, Padre!
Sia fatta la tua volontà, Padre!»
Maestro, dimmi che cosa devo fare!
«Non perdere oggi l’occasione per amare.
Non lasciare che nessuno
vada via da te senza un sorriso.
Non sottovalutarti mai:
sei fatto ad immagine di Dio!
Non dimenticarti mai della tua vocazione
ad essere felice».

La visita all'Oratorio di Masnago

Una giornata intensa trascorsa tra i ragazzi, gli educatori e gli animatori degli oratori estivi di diverse realtà nella zona di Varese, da Cairate ad Azzate, per arrivare nel capoluogo con Bobbiate, Masnago e Avigno. A Masnago l’Arcivescovo, accompagnato dal direttore della Fom don Stefano Guidi e accolto dal parroco don Giampietro Corbetta e dal vicario parrocchiale don Matteo Moda, ha brevemente sostato dialogando con oltre un centinaio di bimbi e ragazzi della Comunità pastorale Maria Madre Immacolata.  Un aquilone, «per volare alti», una pietra per indicare «la bellezza di essere pietre vive della Chiesa» e la maglia della società sportiva “Orma” vengono donati all’Arcivescovo che, a sua volta, lascia l’immaginetta «che rappresenta un grande cielo azzurro che colora di azzurro anche le montagne e che dice che la terra è piena della gloria di Dio e dell’amore che rende capaci di amare». «Quando ci sono persone che si lamentano ricordatevi che tutti siamo capaci di amare», conclude l’Arcivescovo raccomandando ai ragazzini di Masnago, Avigno e Velate, la “preghiera del giovedì”: «Non sottovalutarti mai, e non dimenticare mai la tua vocazione a essere felice».

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Animatori in gioco, l'Arcivescovo li incontra nelle sue visite all'Oratorio estivo

Il sostegno all'esperienza dell'Oratorio estivo 2021 è totale. Un'altra settimana si è conclusa e un'altra sta per iniziare. Gli animatori degli oratori si confermano come i protagonisti indiscussi della nostra proposta, restituendo vitalità e freschezza ai nostri oratori, nonostante essi stessi abbiano subito le conseguenze di mesi di limitazione, soprattutto nelle relazioni e nelle proposte di servizio. Proseguendo le sue visite agli oratori, l'Arcivescovo giovedì 24 giugno ha concluso il suo "giro" incontrando gli animatori del Decanato di Varese, a loro si è rivolto, pensando a tutti gli animatori della Diocesi che stanno vivendo in questi giorni il "massimo" del loro impegno. Abbiamo raccolto anche le impressioni positive di responsabili e coordinatori che vedono negli animatori una risorsa affidabile e un motivo per dire "grazie"!

Con il gioco, mai x gioco” si legge sulla maglietta animatore di quest’Oratorio estivo «Hurrà». Ed è proprio così! Migliaia di animatori sono coinvolti nei nostri oratori ambrosiani: il loro impegno, mettendo tutto se stessi in ciò che si fa, anche attraverso il gioco, testimonia la bellezza del giocarsi, anche nella vita!

Continuano le visite agli Oratori estivi, con il nostro Arcivescovo Mario Delpini e don Stefano Guidi (ieri accompagnati dal Vicario episcopale della Zona pastorale di Varese, il Vescovo Mons. Giuseppe Vegezzi): pieni di gioia per questi incontri sono i ragazzi e le ragazze. A fare loro da “bellissima cornice” sono gli animatori che si confermano come i veri protagonisti dell’esperienza estiva. Sono loro, soprattutto nella visita di giovedì 24 giugno 2021 che è culminata con un incontro dedicato proprio agli animatori nella chiesa di Masnago a Varese, ad essere i più colpiti dalle parole che l’Arcivescovo sa rivolgere loro.

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Non siete autorizzati a sottovalutarvi

«Oggi – ha spiegato l’Arcivescovo nell’Incontro animatori del decanato di Varese, nella chiesa parrocchiale SS. Pietro e Paolo di Masnago – sono venuto a dire che voi… già solo per il fatto che siete impegnati in questi giorni d’estate a tener vivi gli oratori, ad organizzare, a stare attenti alle cautele da avere; già solo per il fatto che siete lì, per me vuol dire che voi non siete autorizzati a sottovalutarvi

 

Voi non siete perfetti, voi non avete tutte le doti possibili… ma quel poco che hai (richiamandosi alla preghiera del giorno secondo la proposta “Hurrà – Giocheranno sulle sue piazze” e alla tappa #conquelcheabbiamobasterà, perché ciò che rende preziosa la tua vita non sono le doti che hai, ma sono le ragioni per cui spendi le doti che hai».

(L’intervento completo durante l’incontro con gli animatori del decanato di Varese è stato pubblicato in un post IgTv sul nostro profilo Instagram @fondazioneoratorimilanesi e si trova nella registrazione del momento di preghiera sul canale Youtube della Comunità Pastorale Maria Madre Immacolata, dal minuto 18:30 del video disponibile qui)

«Gli animatori sono stati grati di aver vissuto questo incontro – ci commenta don Matteo Moda, responsabile della pastorale giovanile della Comunità pastorale Maria Madre Immacolata, con gli Oratori S. Grato di Bobbiate, S. Paolo VI di Avigno e S. Giovanni Bosco di Masnago – Anche chi è in ricerca, sente nel cuore dubbi e domande tipiche dell’adolescenza, non dimenticherà quell’invito a non sottovalutarsi mai, a mettere in gioco i propri talenti (secondo l’esercizio chiesto dall’Arcivescovo “provate a dire: quali sono i miei 5 talenti?” e a condividerli) e di avere a cuore la vocazione alla felicità.

Fa parte di questi animatori il desiderio vero di mettersi in gioco, con spontaneità e gratuità, prendendo sul serio il loro servizio, che emerge in un tempo difficile. Sanno pensare, riflettere, e si mettono in ascolto: non ritenevo scontata questa loro matura disponibilità, in un momento particolare come quello vissuto, soprattutto per la loro età.

Sottolineo anche la loro ricerca nella fede: sembra sempre un altro argomento, non facile da affrontare, ma torna e diventa oggetto di riflessione. La correzione fraterna diventa occasione per rilanciare anche questo tema. In più, oltre alle attività con i ragazzi durante le giornate, qui a Masnago abbiamo sentito la necessità di creare momenti e occasioni di svago e distensione, per stare semplicemente tra di loro, la sera o attraverso giochi e partite con la società sportiva dell’oratorio. L’idea di creare dei “mercoledì sera sportivi” diventa anche il pretesto per riallacciare anche quegli adolescenti che per la pandemia si sono allontanati e portano dentro di loro tante domande.

Tutti i giorni ci lasciamo accompagnare dagli spunti dello strumento del “quaderno animatori”, che è stato oggetto di consegna insieme al mandato animatori nell’ultima domenica di maggio. Quest’anno anche l’aspetto giocoso diventa un’attività che aiuta la riflessione.

La verifica, non solo organizzativa e pratica, di come procede l’esperienza, può diventare sorgente per la loro fede. In questo loro saper mettersi in gioco, e in questo passaggio graduale di testimone, vedo un segno della presenza di Cristo.

La sera termino la giornata pieno di gioia perché ho avuto la possibilità di scoprire qualcosa di più di loro, e insieme di me, in questo accompagnamento e cammino insieme. È più di un Oratorio estivo, è una grazia

Costruite l’amicizia che rende migliori

«Per gli animatori tornare in oratorio significa anzitutto poter rendersi di nuovo conto che non sono soli ma hanno una missione che è prendersi cura di qualcuno – considera il seminarista Alessandroall’Oratorio S. Luigi di Cairate. Significa tornare a pensare in grande, dopo un tempo che li ha spinti a “navigare a vista”, senza scorgere grandi orizzonti. Come ogni nuovo inizio, non è semplice, perché si è affievolita, in parte, l’abitudine a stare in oratorio, e anche i piccoli risentono del tempo delle restrizioni. Agli animatori è chiesto di tornare ad ampliare lo sguardo, guardando oltre se stessi per riscoprire la bellezza del donarsi agli altri».

Don Cristiano Carpanese, parroco e responsabile della Comunità pastorale S. Maria Assunta di Cairate, Bolladello e Peveranza, è rimasto sorpreso dalla disponibilità a lasciarsi coinvolgere e a mettersi in gioco degli animatori (molti sono dei primi anni delle superiori, all’Oratorio S. Luigi di Bolladello), nonostante la mancanza di esperienze particolari in presenza e la possibilità di vivere momenti insieme, a quell’età fondamentali. «Grazie ai cammini vissuti con serietà, nel percorso preadolescenti, alle esperienze della Professione di fede a Roma, e alla testimonianza che hanno ricevuto, molto dipende da come loro sono stati “animati”, in oratorio… siamo qua, e pian piano, insieme, chiediamo loro di fare un passo un più. Bisogna far crescere!»

Tre parole sintetizzano quest’esperienza estiva con gli animatori al servizio dei ragazzi, per don Cesare Zuccato, parroco della Comunità pastorale Maria Madre della Speranza, con gli Oratori S. Giuseppe di Azzate e S. Giovanni Battista di Buguggiate.

«Fiducia: ciò che riceviamo dagli adulti e che, dicendo di sì al Signore, offriamo ai ragazzi che ci sono affidati, che ci fa camminare e crescere.

Testimonianza nel servizio: anche in mezzo a tante difficoltà e alla pandemia, emerge il coraggio di mettersi al servizio, soprattutto da parte degli animatori.

Fraternità: imparare a costruire amicizie, a diventare complici… Nessuno ce la fa da solo nella vita. Così l’essere animatori è un’occasione per fare un servizio agli altri ma anche per creare relazioni vere che accompagneranno e aiuteranno nella vita».

Confidatevi con Gesù

Tre consigli l’Arcivescovo lascia agli animatori, nella sua visita agli oratori: «il primo è non sottovalutarsi mai»; «il secondo (riprende proprio la bellezza del costruire legami e amicizie vere) è “costruisci, cerca, offri l’amicizia che rende migliori”»… e, il terzo, «Confidati con Gesù: la preghiera alla vostra età non può essere semplicemente “dico le preghiere”. Confidati con Gesù quando sei lieto e quando sei triste, quando hai bisogno di una luce per capire che cosa devi fare, quando in casa c’è un problema, quando hai sbagliato qualcosa e provi vergogna di te stesso… confidati con Gesù».

Consigli di cui gli animatori faranno tesoro, insieme alla Preghiera che l’Arcivescovo aveva scritto per loro “Come gli animatori pregano”. «Gesù, amico, fratello, maestro, Signore! …senza di te non possiamo fare nulla!» ma insieme a te, quel “poco” che siamo, diventerà “tanto”. Hurrà!

Tratto dal sito https://www.chiesadimilano.it/pgfom/

L'omelia dell'Arcivescovo agli animatori
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Dunque io vorrei lasciarvi questi tre consigli, il primo è: non sottovalutarti mai!

Il secondo è: costruisci, cerca, offri l’amicizia che rende migliori. Perché ci sono delle amicizie che rovinano, che convincono uno a fare il male che non vuole. Così se uno ti dice - Dai che andiamo a bere - anche se a me non piace l’amicizia può convincermi a fare il male che non voglio fare.

Invece c’è un’amicizia che rende migliori: quando due, tre amici si dicono - Dai che facciamo una cosa nuova, una cosa meravigliosa, dai che facciamo uno spettacolo per far ridere i bambini, facciamo un concerto, un pellegrinaggio al Sacro Monte, una cosa così, quelle cose che rendono migliori. L’amicizia rende migliori: da solo uno si perde, si scoraggia. Se invece due o tre amici si appassionano a un’impresa l’impresa riesce. Ecco l’amicizia che rende migliori!

E il terzo e ultimo consiglio che voglio darvi è questo: confidati con Gesù. La preghiera alla vostra età non può più essere semplicemente -Dico le preghiere. Ma questa non è una buona ragione per smettere di pregare: confidati con Gesù. Quando sei lieto, quando sei triste, quando hai bisogno di una luce per capire cosa devi fare, quando in casa c’è un problema, quando hai sbagliato qualcosa e provi vergogna di te stesso: confidati con Gesù!

Ecco le tre cose che vi chiedo: non sottovalutatevi mai, costruite amicizie che rendono migliori, confidatevi con Gesù, Gesù vi ascolta.

testo non riletto dall’autore

Non so se sia vero, ma spesso mi dicono che un atteggiamento tipico degli adolescenti è quello di non piacersi, di non essere contenti di sé. Questa cosa di non essere contenti di sé, mettersi lì davanti allo specchio, la mattina o la sera , e dirsi “Ma che ragazzo insignificante sono! Non sono capace di fare niente, combino solo disastri, non riesco a corrispondere alle aspettative dei miei genitori o dei miei amici, non mi piaccio”. 

Ecco, io sono venuto a dirvi che questa è una malattia, non è vero!Non è vero che voi non siete capaci, che voi combinate solo disastri, che voi siete un problema, che voi non siete all’altezza delle aspettative dei genitori. No, io vi dico che non è vero, come questo tale che è andato dal Signore con cinque pani e dice “Che cosa sono questi cinque pani per cinquemila persone?Come faccio io?”. Eppure Gesù ha detto “Basta il poco per molti!”.

Oggi sono venuto a dire a voi che, anche se non vi conosco uno a uno, ma il solo fatto che siete impegnati in questi giorni d’estate a tener vivi gli oratori, a organizzare, a stare attenti alle cautele da avere, alle mascherine; già solo il fatto che siete lì, per me vuol dire che voi non siete autorizzati a sottovalutarvi!

Voi non siete perfetti, voi non avete tutte le doti possibili, ma quello che avete, questi cinque pani basteranno per i cinquemila. Quel poco che hai basterà,  perché quello che rende preziosa la tua vita non sono le doti che hai, ma le ragioni per cui spendi le doti che hai. Quello che ci rende adatti alla vita non è essere intelligenti, mister simpatia, essere la più bella del paese,  essere il più bravo della classe, essere… Non è questo che vi rende importanti e preziosi. Quello che vi rende importanti, belli, preziosi, è che voi siete capaci di amare, di voler bene. Non è che lo fate sempre: talvolta siete egoisti, vendicativi, invidiosi, come tutti noi, nessuno è perfetto, però siete capaci di amare. Ecco, questo son venuto a dirvi, non sottovalutatevi mai!

Perciò vorrei darvi un compito. Questo numero 5 è interessante, perciò vorrei darvi 5 compiti come quel tale che ha dato i suoi doni e a uno ha dato 5 talenti, 5. E’ un numero qualsiasi, ma c’è scritto 5, Perciò vorrei chiedervi; stasera, prima di dormire, dite una preghiera e provatevi a dire: ma quali sono i miei 5 talenti? Che cos’è che io ho di prezioso, almeno cinque cose, 5; voi ne avete molti di più, presumo, ma i principali 5 talenti. Questo esercizio vorrei chiedervi di fare, non solo stasera, ma ogni tanto fermatevi  e chiedetevi “Ma quali sono i miei 5 talenti?”  Non vorrei darvi suggerimenti, ma voi sapete le cose per cui siete bravi, preziosi. Questi 5 talenti se li sotterrate non serviranno a nessuno, neanche a voi: ma come questi 5 pani, se vengono condivisi bastano per i 5000!

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