Delpini: «Auspico una Chiesa in cui tutti si sentano a casa»

Delpini: «Auspico una Chiesa in cui tutti si sentano a casa»

«La “sinodalità” è una delle espressioni della comunione che porta a scelte condivise e autorevoli. La conversione alla quale lo Spirito chiama la nostra Chiesa diocesana e ciascuno è per vivere la vita cristiana proprio attraverso la docilità al mandato missionario». Un cambio di passo per la Chiesa indicato da papa Francesco e sottolineato anche da Leone XIV. È questa la strada indicata dall’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, alla Chiesa ambrosiana per il nuovo anno. “Tra voi, però, non sia così. Per la ricezione diocesana del cammino sinodale”  è infatti il titolo della Proposta pastorale.

  1. Portare il Sinodo in casa

«La Proposta pastorale diocesana per l’anno 2025/2026 – sottolinea l’Arcivescovo – non può che essere l’avvio di quei processi di discernimento e di decisione che papa Francesco richiede. È tempo ora di portare il Sinodo in casa, come una docilità allo Spirito, come un principio di riforma dell’essere Chiesa per essere missione, come stile, come procedure». 

Continua Delpini: «Risuonano con efficacia le parole di papa Francesco che incoraggia la Chiesa ad accogliere, ad ascoltare, a prendersi cura di tutti: todos, todos, todos. Non si tratta di accondiscendere a ogni idea e sensibilità, ma che tutti si sentano accolti, chiamati a conversione, destinatari di una vocazione».

«I cristiani – scrive monsignor Delpini – sono originali anche nell’esercizio del potere. Interpretano il potere e l’autorità come servizio. La “sinodalità” è una delle espressioni della comunione che porta a scelte condivise e autorevoli. (…) I cristiani prendono decisioni cristiane con spirito e metodo sinodale. Perciò sono originali rispetto alla pratica del metodo democratico o di quello monarchico».

  1. La Parola alla gente del nostro tempo

Come giungerà la Parola ispirata dallo Spirito alla gente del nostro tempo, si chiede Delpini. E risponde: «Occorrono energie e risorse per dare corpo a forme inedite di annuncio del Vangelo in questo nostro cambiamento d’epoca. Ripenso alle intuizioni e all’audacia dei vescovi miei predecessori (le nuove chiese dei cardinali Montini e Martini, i gesti di carità del cardinale Tettamanzi, i nuovi Aeropaghi del cardinale Scola) e mi accorgo che anche oggi siamo chiamati a osare nuovi passi.

«Sento il dovere di incoraggiare tutte le forme di missione che lo Spirito suscita nei discepoli di Gesù – continua Delpini – perché siano lievito, presenza silenziosa e siano voce e conversazione nel dialogo quotidiano e nelle diverse situazioni della vita. 

  1. La riforma del clero

Parla di relazioni fraterne, di ricerca di unità nella comunità, del ministero dei sacerdoti da ripensare. «Come vivere il ministero in una Chiesa comunione che pratica la sinodalità? Ai preti sono stati attribuiti troppi compiti e le pretese che li circondano rendono faticosa la vita del sacerdote. È necessaria una riforma del clero per interpretare il ministero in modo più adatto alla nostra situazione e rendere più sostenibile la vita del prete. La riforma del clero deve avere la priorità di passare dal presbitero al presbiterio. I preti sono chiamati a essere uniti al vescovo, uniti tra di loro, uniti nell’unico clero diocesano con i diaconi».

«La sinodalità – sottolinea l’Arcivescovo – non è una riduzione del ruolo del prete, ma una sua esaltazione. La corresponsabilità non è un attentato al potere del prete, ma la forma cristiana per onorare la dignità battesimale e promuovere la comunione come dono di Dio e vita comunitaria».

  1. L’Eucaristia al centro

Delpini pone particolare attenzione alla celebrazione eucaristica, centro della vita di ogni cristiano: «Non potrà essere ricevuto il dono della comunione, non potrà vivere la comunità, non potrà essere praticata la sinodalità, se i discepoli non si lasciano plasmare dalla partecipazione spirituale alla celebrazione eucaristica. Queste affermazioni, però, sembrano spesso smentite da uno sguardo realistico sulla vita delle comunità. Infatti sembra che i battezzati, in gran numero, possano vivere e avere coscienza di essere cristiani e operare per praticare i valori evangelici a prescindere dalla partecipazione alla Messa. Per molti – a quanto sembra – la partecipazione alla Messa domenicale è un dovere un po’ noioso che si aggiunge alle molte cose da fare (…). Nel nostro territorio, forse in altri tempi essere cristiani si esprimeva nell’“andare almeno a Messa”, come se la partecipazione al rito fosse sufficiente per l’adempimento dei propri doveri. Al contrario, per molti oggi è abituale dichiararsi cristiani, anche se “non sono praticante e a Messa ci vado poco”. I due atteggiamenti rivelano una inadeguata comprensione della vita cristiana e della sua origine e forma». L’Arcivescovo ha anche a cuore la cura della Messa attraverso la promozione dei Gruppi liturgici. E la proposta di celebrazioni penitenziali comunitarie.

  1. La promozione dello Sviluppo umano integrale

Il cambiamento d’epoca cambia anche la comunità e la sua presenza nella storia: «Tutto l’ambito della pastorale sociale e caritativo è coinvolto nella conversione a uno stile sinodale (…). Stiamo immaginando come gli organismi di Curia che si fanno carico della carità, della pastorale sociale, della pastorale della salute possano stabilire rapporti di collaborazione e integrazione per la promozione dello Sviluppo umano integrale: si tratta di trascinare, nell’ottica della comunione che stiamo descrivendo, tutti i settori della vita sociale, perché lo splendore di una dimensione diventi il riflesso di luce di tutte le azioni che, come Chiesa, svolgiamo nel sociale».