Tra voi, però, non è così: tratti di originalità cristiana

Tra voi, però, non è così: tratti di originalità cristiana

Pubblichiamo alcuni passaggi dell’omelia tenuta lunedì in Duomo dal nostro Arcivescovo in occasione dell’inizio del nuovo anno pastorale. La festa liturgica era quella della “Natività della Beata Vergine Maria”.  Facendo riferimento al Vangelo della genealogia di Gesù, l’Arcivescovo Mario è partito da 4 sconosciuti di questa genealogia e da qui ha tessuto il suo messaggio per tutti noi.



Tra voi, però, non è così: tratti di originalità cristiana

Ct 6,9d-10; Sir 24,18-20; Sal 86 (87); Rm 8,3-11; Mt 1,1-16

 

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Dunque questi nomi sono un po’ antipatici come tanti altri in questo elenco di cui non si sa nulla. Ma Abiùd Eliachim Azor Sadoc si scusano con quelli che li rimproverano e dicono: «Scusateci, è vero, noi non abbiamo compiuto imprese memorabili o detto parole edificanti. Noi siamo ricordati solo perché siamo “figli di …” o “padri di …”. Ciascuno di noi naturalmente ha avuto la sua storia, i giorni di salute e quelli di malattia, i grattacapi per far quadrare i conti e la fierezza dei risultati conseguiti, ciascuno ha avuto i suoi peccati, i suoi momenti di fervore. Ma tutto quello che abbiamo fatto è passato e nessuno se ne ricorda più e non merita di essere ricordato, come le vicende di quasi tutti i figli degli uomini quando passano gli anni.

Una cosa si ricorda di noi: siamo quelli dentro la genealogia, quelli da cui è nato Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Questa solo è la nostra fierezza e la nostra gloria. 

Ecco, questo è quello che possiamo insegnare. Anche noi, come voi, nei giorni del nostro pellegrinaggio sulla terra, siamo vissuti nella persuasione di essere persone qualsiasi, un frammento insignificante di un mondo insensato, senza sapere dove andare, che cosa fare, che cosa sperare, eccetto l’attesa di colui che è stato promesso dai profeti.

Poi, considerando la storia dal punto di vista di Dio, dal punto di vista in cui ora abitiamo nella gloria dei santi, ringraziamo e lodiamo per l’eternità per la rivelazione: per quanto siamo gente insignificante, siamo però quell’umanità in cui il Verbo si è fatto uomo, siamo quell’immensa moltitudine che nessuno può contare, alla quale però il Padre si rivolge chiamando ciascuno per nome: Abiùd Eliachim Azor Sadoc. 

Perciò, se volete ascoltare il nostro messaggio, non sottovalutatevi mai. La vita di ciascuno è una vocazione a scrivere il proprio nome nella storia della salvezza, nella storia del desiderio di Dio di salvare tutti, ogni generazione, persino questa generazione che si aggira smarrita sulla terra. 

Nella mentalità del mondo contano il prestigio, la fama, la ricchezza, la notorietà. Tra voi però non sia così: quello che conta è abitare quel frammento che è la vita di ciascuno perché viva la propria vocazione a rendere presente Gesù, chiamato Cristo, figlio di Maria.

Perciò, se volete ascoltare il messaggio di noi sconosciuti, Abiùd Eliachim Azor Sadoc, abbiate stima degli altri, non disprezzate nessuno. Nella mentalità del mondo ci sono rivalità e discussioni su chi sia più importante, ci sono pretese di sedere alla destra e alla sinistra del Signore nel suo regno. C’è l’ambizione di farsi riconoscere importanti, di farsi fotografare con i più importanti della storia. Tra voi però non sia così, “ma chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti” (cfr Mc 10,43s). Anche se ti dai tanta importanza, anche tu sei un fratello, una sorella. Contemplando la beata vergine Maria, cantata umile ed alta più che creatura, riconosci quale sia la strada per entrare nel regno, la porta stretta che si apre ai bambini. Non disprezzate nessuno, abbiate stima gli uni degli altri.

Perciò se volete ascoltare il messaggio di noi sconosciuti Abiùd Eliachim Azor Sadoc, che per grazia siamo nella comunione dei santi, camminate insieme, sentitevi parte di un coro, di un popolo perché la storia è confusa, la strada appare tortuosa e aspra, ma tutto comincia nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e tutto si compie nella comunione dei santi, perciò camminate insieme. Nella mentalità del mondo i solisti si sentono più importanti del coro, chi vuole affermare sé stesso corre avanti e lascia indietro gli altri. Tra voi però non è così, ma chi si fa avanti si faccia avanti per servire e chi vuole affermare sé stesso sia quello che si mette a servizio del camminare insieme».

 

Noi che abbiamo ascoltato la pagina del Vangelo e le confidenze e i suggerimenti di Abiùd Eliachim Azor Sadoc vorremmo in questo anno pastorale e sempre recepire anche il messaggio degli sconosciuti della genealogia di Gesù. 

Vorremmo camminare insieme, animati da stima vicendevole, avendo stima di noi stessi. Camminare insieme e costruire insieme una comunione più evidente e più lieta nelle nostre comunità: la partecipazione all’eucaristia, l’ascolto dalla parola di Dio ci insegnino le vie per una pratica sinodale delle decisioni, per un ardore condiviso per la missione. Ci offrano gli strumenti per resistere alla tentazione di sopravalutarci, di disprezzare gli altri, di preferire il cammino del protagonista al servizio della comunione.

Camminare insieme sia il convenire di persone libere che si fanno avanti per servire la comunione e la missione della Chiesa in questo tempo, in questo mondo, in questa terra. 

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Perciò ringraziamo anche quelli che si sono preparati in questi anni e prossimamente verranno istituiti nei ministeri istituiti, uomini e donne al servizio della Chiesa. Perciò esprimo il mio augurio, la mia gratitudine per tutti coloro che amano questa Chiesa e la sua missione e la servono senza pretendere di essere famosi, senza l’ambizione di essere i primi. Benedico, ringrazio e incoraggio tutti quelli che vogliono scrivere il loro nome insieme con quelli di Abiùd Eliachim Azor Sadoc.