Festa degli Oratori MaMI 2025

Festa degli Oratori MaMI 2025

“Tra voi però non sia così”

 

Carissimi,

con questo semplice scritto desidero raggiungere tutti coloro che, in un modo o nell’altro, prendono parte alla vita dei nostri oratori e alla pastorale giovanile: anzitutto per ringraziarli della loro appassionata collaborazione, ma anche per offrire umilmente qualche chiave di lettura di ciò che viviamo ogni giorno prendendoci cura della fede dei più giovani.

Vorrei raccogliere l’invito del nostro Arcivescovo Mario a riflettere sulle parole del Vangelo: “Tra voi, però, non sia così” (Mc 10,43), che possono guidarci anche nella vita dei nostri oratori. Nel riprendere i due figli di Zebedeo e, subito dopo, il resto degli apostoli che si erano incagliati in una lotta per i primi posti, il Signore indica la strada maestra del servizio e dell’umiltà. Gesù ci ricorda che la vita cristiana è, prima di tutto, una questione di stile.

In questo senso risuonano in me altre parole del Vangelo, che ci aiutano ad andare in profondità: “Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?” (Mt 5,46) e ancora: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16).

Lo stile insegnatoci da Gesù è ciò che vorrei diventasse lo stile di ciascuno di noi, perché è decisivo. In fondo i nostri oratori non fanno nulla di radicalmente nuovo o diverso da ciò che la società già offre: penso all’oratorio estivo, allo spazio compiti, alle occasioni di incontro e di aggregazione. Che cosa rende davvero speciale tutto questo, se non lo sforzo costante di orientare ogni gesto e ogni scelta alla bussola del Vangelo?

Sogno un oratorio – anzi, una comunità – che non riproduca le stesse dinamiche del mondo. Vorrei che ogni volontario, educatore e ragazzo riconoscesse che il compito a cui è chiamato non è un privilegio né un riconoscimento di particolari meriti, ma semplicemente un servizio alla comunità. Vorrei che ciascuno non cercasse anzitutto la propria realizzazione personale, ma fosse mosso dal desiderio di generare i più piccoli alla fede. Vorrei che, almeno qui, nella comunità cristiana, imparassimo a stare insieme non solo per simpatia o per amicizia, ma perché ci riconosciamo fratelli, uniti da un’unica fede in Cristo. Solo così sapremo stare accanto anche a chi è diverso da noi, o persino a chi ci risulta difficile sopportare.

Se coltiveremo questo stile evangelico, le nostre comunità diventeranno davvero attraenti e capaci di testimoniare, a vicini e lontani, la bellezza e la grandezza del Vangelo di Gesù Cristo.

Don Michele