Verbale Consiglio Pastorale del 06-09-2025

Verbale Consiglio Pastorale del 06-09-2025

La nostra prima seduta del Consiglio Pastorale. Che aveva la funzione di elaborare i contenuti su cui poi lavoreremo in questo nuovo anno pastorale, prende il via naturalmente dal progetto pastorale che il nostro Arcivescovo Mario ha elaborato per tutta la diocesi, progetto dal titolo. “Per voi però non sia così”.

I tre aspetti sui quali i consiglieri sono stati chiamati a riflettere erano:

  1. La dimensione sinodale, essenziale per la vita e la missione della Chiesa
  2. La conversione alla quale siamo chiamati: il primato dell’opera dello Spirito Santo (Nuove direttive circa le azioni catecumenali della Chiesa).
  3. L’apprendistato della sinodalità per la missione (Il cammino della chiesa locale)

Circa il secondo tema sono emerse queste considerazioni.

  1. Ascolto degli altri: nella nostra comunità ci sono molte persone che sarebbero disponibili ad aiutare ma che, per diversi motivi, non si mettono in gioco totalmente. Una possibile strada potrebbe essere quella di valorizzare ulteriormente i gruppi d’ascolto, i gruppi catechisti e i gruppi liturgici.
  2. capacità di comunicazione: comunichiamo male le varie iniziative. In un’ottica di maggiore impegno da parte dei laici all’interno della parrocchia è stato proposto di creare una sorta di commissione parrocchiale che si possa occupare della gestione/organizzazione corrente della comunicazione. È emersa anche la necessità di un confronto del vissuto delle singole parrocchie così da capire meglio le diverse situazioni e trovare spunti di miglioramento per tutti, in questo senso è stato proposto di organizzare un incontro allargato tra Consiglio Pastorale, Consiglio Affari Economici, gruppi liturgici e volontari vari per trovare delle linee guida generali e poi entrare nello specifico dei singoli settori.
  3. crescita di relazioni vere partendo dai punti fondamentali dell’Eucarestia e del Battesimo. In riferimento alle proposte pastorali e formazione dei laici è stata posto l’accento sull’importanza dell’Adorazione Eucaristica: incentiviamo ulteriormente la partecipazione a quella mensile organizzata dai giovani. È stata evidenziata anche la necessità di fare proposte di cammini formativi che tengano conto del cammino lento dei genitori, ma che abbiano, comunque, un contenuto alto cercando di comunicare meglio quello che già esiste. Per quanto concerne gli appuntamenti pensati soprattutto per giovani famiglie e ragazzi, è emersa la necessità di pensare incontri di aggregazione a corollario dell’incontro principale che può essere la Messa, l’Adorazione Eucaristica etc.

 

Circa il primo tema sono emerse queste considerazioni.

La premessa è che occorre chiarire il significato della parola “sinodalità”, che richiama il nostro “camminare insieme”, sul modello dello stile di Gesù e il suo modo di accompagnare i discepoli. Questo ha permesso di entrare meglio nelle domande proposte.

  1. Riguardo all’attenzione verso la vita e le proposte della Chiesa diocesana e universale, che spesso si riduce a partecipare ad alcuni eventi, leggere i documenti dell’Arcivescovo o aderire a singole iniziative, la vera questione non è tanto “quali proposte seguiamo”, ma se nelle nostre attività riusciamo davvero a parlare di Gesù e a trasmettere la bellezza del Vangelo. Senza questo riferimento, ogni impegno rischia di restare vuoto.
  2. Un secondo tema è stato quello della comunicazione. Serve anzitutto uno stile evangelico: umiltà, servizio, ascolto, accoglienza. Senza lo stile di Gesù, anche la comunicazione più curata non produce frutti. Dall’altro canto però, si è riconosciuto che ci sono anche difficoltà molto pratiche: informazioni che non arrivano a tutti, decisioni prese da pochi e comunicate solo all’ultimo, rischi di creare piccoli gruppi chiusi che non lasciano spazio ad altri. È emersa quindi la necessità di rendere la comunicazione più inclusiva e di diversificare i canali a seconda delle persone. Alcuni strumenti parlano a fasce d’età diverse: Facebook è usato soprattutto dagli adulti e dagli anziani, Instagram raggiunge maggiormente i giovani, mentre YouTube permette di diffondere video e contenuti più immediati. Il bollettino cartaceo rimane utile per chi non utilizza i mezzi digitali, mentre il sito internet ha un ruolo importante perché raccoglie e convoglia tutte queste forme di comunicazione in un unico spazio, rendendo più facile trovare le informazioni. È emersa la proposta di attivare un canale WhatsApp comunitario per gli avvisi che non sostituirebbe gli altri strumenti (sito, giornalino, ecc.), ma permetterebbe di avere informazioni aggiornate e tempestive, ad esempio variazioni dell’orario di una Messa, rinvii di processioni in caso di maltempo, reminder per eventi o brevi messaggi o video del Parroco. Sarebbe esclusivamente informativo, senza quindi la possibilità di scrivere messaggi, garantendo chiarezza e ordine. In ogni caso, al di là dei canali, resta fondamentale la relazione personale, che nessun mezzo può sostituire. In alcune parrocchie ci sono solo momenti brevi per parlare, all’inizio o alla fine della celebrazione, perché mancano occasioni informali e libere, senza programmi o scalette, che favoriscano la conoscenza, l’amicizia e il rapporto umano. Momenti come un caffè dopo la Messa o una piccola passeggiata insieme permettono alle persone di incontrarsi spontaneamente, creando relazioni solide. Questi legami rendono più naturale e partecipata la presenza agli incontri di comunità che riuniscono più parrocchie, perché le persone si sentono parte di una rete di relazioni concreta e significativa.
  3. Sul coinvolgimento dei fedeli, proprio perché risulta evidente che non si può dare per scontato che chi ascolta abbia già fede o interesse, il primo passo è risvegliare domande, creare attesa, mostrare la bellezza della proposta cristiana. Senza questo, qualunque annuncio rischia di cadere nel vuoto. Le persone vanno incontrate con rispetto, senza pretendere risposte immediate, ed è importante far sentire ciascuno chiamato per nome. Non basta chiedere collaborazione all’ultimo minuto, ma occorre un cammino in cui ognuno si percepisca parte di una comunità.
  4. È emerso poi anche il rischio della cosiddetta “pandemia narcisistica”, un individualismo diffuso che porta ciascuno a chiudersi nel proprio “io”. Proprio per questo, la comunità cristiana è chiamata a proporre un modello diverso, fondato sul dono e sull’accoglienza. In questo senso il vero problema non è solo trovare forme nuove, ma vincere la paura di perdere il proprio spazio, la propria “piastrella”, atteggiamento che spesso blocca la vita comunitaria. 
  5. Si è discusso anche del ruolo dei laici e dei sacerdoti. Nasce la necessità di valorizzare sempre più i laici, senza però che questi si sostituiscano ai preti. È stato ribadito che la presenza di sacerdoti resta indispensabile per mantenere il riferimento a Cristo e all’intera Chiesa.
  6. Un’altra questione emersa riguarda l’identità delle parrocchie e la comunità pastorale. Da un lato accentrare troppo le iniziative può portare a perdere la ricchezza delle singole comunità, dall’altro però ci sono gruppi interparrocchiali (Caritas, famiglie, giovani, oratorio) che costituiscono un modello vincente di attrazione e testimonianza. Come esempio al riguardo è stata ricordata la forte esperienza del pellegrinaggio a Roma con i giovani, che ha mostrato un grande bisogno di senso e di comunità. Non solo i ragazzi, ma anche adulti e anziani continuano a porsi domande profonde di fede. È importante che la comunità sappia accompagnare queste domande con accoglienza e ascolto. 

 

Circa il terzo gruppo sono emerse queste considerazioni.

Davanti ad un necessario cambio di mentalità che chiede ai laici di diventare protagonisti attivi nell’annuncio del Vangelo e nella guida delle comunità, i punti di confronto messi sul tavolo sono stati diversi:

  1. L’attenzione all’aspetto economico per non mettere in difficoltà famiglie che vivono situazioni di povertà nascoste e non sempre hanno il coraggio di renderlo manifesto. Siamo stati invitati a fare attenzione alle quote di partecipazione che vengono richieste nelle varie attività parrocchiali ed oratoriane per non creare disparità economica tra i bambini ed offrire un’immagine di Chiesa povera. Questo come attenzione a tutte le famiglie con le loro esigenze.
  2. passare ad un cammino di comunità, pensando e scegliendo insieme. A favorire questo aspetto fondamentale potrebbe essere la riflessione e la proclamazione della Parola di Dio effettuate come scelta comunitaria. La creazione di relazioni inizia proprio da questo fondamento. La chiesa deve vivere la società presente.
  3. necessità di corsi per i laici per aumentare la competenza. Proprio perché risulta fondamentale un passaggio dall'io al noi, il cammino chiede la ricerca di strade per responsabilizzare i laici. A questo riguardo si sostiene come il cambiamento deve partire dai bambini per poter cambiare la mentalità ai più grandi. È necessario conoscersi per poter capire i bisogni e risolvere i problemi (non solo economici). Visto il futuro incerto è necessario far prendere responsabilità. Per poter far prendere delle responsabilità ai laici è necessario creare un senso di appartenenza. La chiesa è di tutti e tutti vi partecipano in parti uguali, il Concilio Vaticano II ha cambiato la struttura della chiesa da piramidale a cerchio, valorizzando i singoli carismi. È necessario trovare la gioia e la bellezza di servire la comunità e di servirla per come ci è stata donata. 

Fatte tutte queste considerazioni, abbiamo elencato gli argomenti che ci siamo proposti di affrontare nei Consigli Pastorali durante tutto questo nuovo anno 2025/26 (e forse anche in quello successivo!):

  1. una riflessione sul versante della carità
  2. la gestione dell'oratorio, del doposcuola e della iniziazione cristiana
  3. come far sì che la parola di Dio corra nelle nostre comunità
  4. la vita sacramentale in funzione anche del percorso catecumenale a cui la Chiesa italiana si sta indirizzando e più specificamente come operare rispetto ai battesimi e al percorso di preparazione al matrimonio cristiano.
  5. la corresponsabilità e la cooperazione di energie e di forze tra laici e consacrati.
  6. la comunicazione un po' su tutti i fronti. Parte da quello più concreto, il modo che abbiamo di dare gli avvisi, di dire quello che esiste nella nostra Comunità Pastorale, di quello che viene effettivamente fatto.
  7. Il significato della condivisione tra parrocchie andando oltre il concetto di territorialità. 

In conclusione, ci siamo richiamati la necessità di coltivare un vero senso di comunità e di condivisione, favorendo dei momenti unificanti tra tutte le 8 parrocchie della comunità. Possono essere dei momenti in cui tutti si ritrovano, a prescindere dal vincolo territoriale, in modo tale che si esprima una consapevolezza di essere parte di qualcosa di grande e bello.