Gruppi d’ascolto nelle case 2023-24: II Incontro

Gruppi d’ascolto nelle case 2023-24: II Incontro

«C’è qui Elia!»

Preghiamo

Come la cerva anela ai corsi d'acqua,
così l'anima mia anela a te, o Dio.
L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Le lacrime sono il mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre: "Dov'è il tuo Dio?".
Questo io ricordo e l'anima mia si strugge:
avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa.
Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
In me si rattrista l'anima mia; perciò di te mi ricordo
dalla terra del Giordano e dell'Ermon, dal monte Misar.
Un abisso chiama l'abisso al fragore delle tue cascate;
tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati.
Di giorno il Signore mi dona il suo amore
e di notte il suo canto è con me, preghiera al Dio della mia vita.
Dirò a Dio: "Mia roccia! Perché mi hai dimenticato?
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?".
Mi insultano i miei avversari quando rompono le mie ossa,
mentre mi dicono sempre: "Dov'è il tuo Dio?".
Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

(Salmo 41)

 

Il testo: 1Re 18,1-19

1Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell'anno terzo: "Va' a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra". 2Elia andò a presentarsi ad Acab. A Samaria c'era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: "Va' nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame". 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un'altra da solo. 7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: "Sei proprio tu il mio signore Elia?". 8Gli rispose: "Lo sono; va' a dire al tuo signore: "C'è qui Elia"". 9Quello disse: "Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: "Non c'è!", egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: "Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!". 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza.13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: "Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia"? Egli mi ucciderà". 15Elia rispose: "Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui". 16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: "Sei tu colui che manda in rovina Israele?". 18Egli rispose: "Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele".

Per la riflessione/comunicazione della fede

Dopo il “tirocinio profetico” di Elia narrato in 1Re 17, il capitolo 18 racconta il ritorno del profeta nella “terra”. Elia ha cominciato lui per primo a conoscere il “Signore” e ora porta l'annuncio della sua presenza al re e al popolo che dal Signore si sono allontanati. Infatti, torna il tema della siccità che ha portato grande carestia al nord, in Samaria, un tema che apre e chiude il capitolo. Acab è disperato e chiede al suo servo Abdia di cercare con lui nella regione erba da dare da mangiare a cavalli e muli. Il re non vorrebbe essere costretto a “uccidere/distruggere” il bestiame, mentre ha accettato che la moglie “uccidesse/distruggesse” i profeti del Signore (in ebraico il verbo è lo stesso). Come accadde spesso con i potenti, sono più importanti i “beni” del regno che le persone. Abdia, uomo timorato del Signore, incontra nella “terra” desolata il “torrente” di cui il popolo ha davvero bisogno: il profeta Elia, segno della presenza del Signore che non abbandona mai il suo popolo. Il re e il popolo si sono allontanati, ma il Signore non

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si allontana mai da loro e ora offre “l'acqua” del suo amore che scaturisce dalla sorgente/bocca del profeta. Elia, senza paura, va incontro al suo persecutore, il re Acab, perché il profeta del Signore vuole la salvezza del re e del suo popolo. Paradossalmente, Acab accusa Elia di essere la rovina del popolo. Con forza Elia denuncia il peccato del re, vero motivo della rovina di Israele: aver abbandonato i comandi del Signore e aver “camminato dietro i Baal”; per questo c'è la siccità. Per la loro salvezza, Elia indice una sfida impari contro gli ottocentocinquanta profeti di Baal e Asera sul monte Carmelo. Una vicenda molto presente nella coscienza di Giovanni Battista, di Gesù, «acqua viva», e della prima Chiesa...

Come Elia, anche Giovanni Battista, che vestiva nello stesso modo ha vissuto un ministero profetico di denuncia del peccato di Israele e di invito alla conversione. Giovanni si presenta come “l’ultimo dei profeti” e il “penultimo” nella storia della salvezza, perché finalmente sta arrivando il Messia che porterà il giudizio. Con l’acqua Giovanni offre un segno di conversione nel battesimo, un segno che si compirà con colui che «battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Come Elia, Giovanni non ha temuto di denunciare i re infedeli e per questo è stato perseguitato.

Il Messia Gesù, “l’ultimo”, prosegue il ministero profetico di forte denuncia del male e lo porta a compimento. Gesù prende la decisione di andare con il “volto indurito” verso Gerusalemme, verso la sua Passione. Chissà quanto risuonavano, nel cuore affranto di Gesù, le vicende dei profeti perseguitati e soprattutto quella di Elia, a maggior ragione dopo il martirio di Giovanni il Battista. Gesù rilegge e capisce sé stesso e la strada indicatagli dal Padre attraverso le vicende dei profeti, e la prima Chiesa capirà sé stessa e rileggerà le vicende dei profeti attraverso la vicenda di Gesù, compimento delle Scritture. In Atti Gesù non è semplicemente presentato come anello di congiunzione tra le vicende di Israele, e in particolare i profeti, e la prima Chiesa: Gesù è il compimento della profezia, un compimento che è iniziato nella sua Pasqua e sta continuando con la sua presenza di Risorto nella Chiesa. È insieme culmine e inizio. Nella fase terrena del suo servizio messianico, Gesù si era limitato a operare entro la casa di Israele e per le pecore perdute della casa di Israele. Dopo la Pasqua, con il suo corpo glorioso, egli “sta in mezzo”, pronto a portare la sua missione per la sete di tutte le genti della terra, attraverso i discepoli che egli invia da Gerusalemme.

Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù, infatti, si presenta come l’acqua per dissetare l’idolatra samaritana e, all’interno della festa delle Capanne (che fa memoria del cammino di Israele nel deserto e nella quale si pregava per la pioggia), Gesù afferma con forza: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva». Elia, voce di Dio, portava l’acqua della parola d’amore del Signore che non abbandona mai: Gesù, lui stesso, è l’acqua, il Figlio del “Dio vivente” e amante di Israele e di ogni uomo e donna, soddisfazione eterna di ogni sete. È il Signore che c’è sempre, fino a farsi uomo. Come Acab con Elia, sempre nel Vangelo secondo Giovanni, sarà Caifa a ritenere che Gesù sia la rovina del popolo: «Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera». Probabilmente Caifa ne era convinto, pensava davvero di fare il bene del popolo. Questo è il dramma peggiore, più grave di qualsiasi “cattiva coscienza”: quando in “buona coscienza” si considera “rovina” la “salvezza”, quando si sceglie una “sorgente secca” piuttosto che l’acqua viva. È una scelta portatrice di morte. Qui sta tutto il ministero drammatico dei profeti, fino a Gesù, fino a oggi: smascherare le “cattive” e, ancor di più, “buone” coscienze, che albergano, soprattutto, nella Chiesa. Paradossalmente, sarà proprio sulla croce che Gesù offrirà dal suo seno acqua viva per tutte le genti. Sul Golgota Gesù porta a compimento tutte le sfide dei profeti, compresa la sfida di Elia al monte Carmelo.

 

Domande per la riflessione e la condivisione della fede

1. Che cosa significa nella tua vita questa “mancanza d'acqua”? Qual è la tua sete? In che senso la parola del Signore è “acqua” per la tua vita? Qual è la tua esperienza?

2. Secondo te, quale forma hanno oggi le “secche sorgenti idolatriche”, soprattutto, quelle che riguardano il “religioso”, “l'ecclesiale”?

3. Quali sono le confusioni, magari in “buona coscienza”, che nella Chiesa oggi sostituiscono la deriva peccaminosa con la volontà di Duo di salvare ogni fratello?

4. Quali sono le “sfide urgenti” nella Chiesa di oggi? Come vengono rischiarate dalle sfide di Elia e di Gesù?