In questo Natale, culmine di un anno che si è rivelato carico di tante avversità, difficoltà e sofferenze, vogliamo cogliere l’occasione per augurarvi, come Diaconia, un SANTO NATALE 2021 e per esprimere a tutti il nostro GRAZIE perché in tante occasioni ci avete fatto sentire accolti e amati. Nel Natale Dio si è fatto figlio, la paura si è fatta dolcezza, il lontano si è fatto vicino e Dio si è fatto figlio. È il giorno del coraggio e dell’amore. Il giorno in cui Gesù ci insegna che per non aver paura dell’infinito basta non aver paura di essere uomini. La vostra presenza e passione danno alla nostra Comunità Pastorale i colori della speranza, quella medesima speranza che auguriamo di cuore entri in ogni vostra casa. Questo augurio vuole raggiungere anche chi è ammalato o sta vivendo un periodo difficile della sua vita,chi ha smarrito la luce della fedee non farà posto al Signore in questo Natale,e chi porta nel cuore la gioia della vita,perché la trasmetta a tutti coloro che gli sono vicini ... ... perché nessuno si senta lontano dal nostro cuore ... La Diaconia
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Volevo aprire questo articolo circa la festa della nostra Comunità Pastorale, nel 10° anniversario di fondazione, riprendendo la parola del nostro Arcivescovo Mario in occasione della festa dell’Immacolata dello scorso anno. Lui osservava come alcuni pensano che in principio c’era il male, il caos, l’odio, la guerra, il peccato. Alcuni pensano che la storia cominci con il peccato di Adamo. Alcuni pensano che all’inizio c’era un Dio arrabbiato che dice: Maledetto! Da questo principio – pensano alcuni – dipende tutto quello che è venuto dopo. Tutta la storia dell’umanità è segnata da questo inizio tragico e tutte le generazioni devono cominciare da capo a porre rimedio al male, a fare qualche cosa per calmare l’ira di Dio, per espiare il loro peccato. Talora le cose migliorano, talora peggiorano, ma quello che era in principio continua ad avvelenare la vita: c’è un destino da subire. E così uomini e donne lottano e si rassegnano, sperano e disperano, chiedono aiuto a Dio e lo maledicono: “Perché ci hai maledetto?” Altri, al contrario, pensano che in principio, prima della creazione del mondo, per esprimerci così, c’è la benedizione. In principio sta il Padre del Signore nostro Gesù Cristo che ha messo mano a compiere il disegno d’amore della sua volontà. Dal principio prende vita quello che è venuto dopo: il Padre chiama uomini e donne a essere figli nel Figlio, eredi, predestinati a essere a lode della sua gloria, secondo il progetto di Colui che tutto opera secondo la sua volontà. Coloro che credono che in principio c’è la benedizione, contemplano il mondo con stupore e riconoscenza e cantano le lodi del Signore; contemplano la storia con compassione e speranza e riconoscono il dramma della libertà che può decidere il bene e anche il male, e sanno che Dio non ritira mai la sua benedizione e offre a ogni peccatore il tempo per convertirsi e a ogni giusto la prova della perseveranza nelle tribolazioni della vita. Ecco, c’è discussione tra chi crede che in principio ci fu il peccato e la maledizione e chi crede che in principio ci fu la benedizione e la grazia della libertà attratta dal bene. Nel festeggiare la nostra Comunità Pastorale, per come l’ho incontrata io, per come me l’hanno consegnata i sacerdoti che vi hanno lavorato prima di me, e soprattutto per come sono stato accolto, oso sottolineare che in principio debba starci la gratitudine.Essa non è una domanda, è una risposta, che rifiuta la logica prevedibile dello scambio e cerca di corrispondere allo stupore dinanzi ad un evento benefico e inatteso. Si ringrazia per un eccesso di bene gratuito che supera le nostre attese. Ecco, io inviterei a festeggiare quest’anno “il nostro 8 dicembre” così, all’insegna della gratitudine. Forse per qualcuno la nascita della Comunità Pastorale è stata una disgrazia, un evento che ha peggiorato il quotidiano sviluppo delle singole parrocchie... Per qualcuno, stando alla provocazione del nostro Arcivescovo, è sempre una questione di bene o male... Indipendentemente da quello che può essere considerato l’inizio per ciascuno di noi, perché non proviamo ora a favorire lo sviluppo della nostra vita comunitaria con la gratitudine? Ma come si fa e rendere esplicita la gratitudine? Se assume il volto di un bene ricevuto, di un dono da scambiarci vicendevolmente, provo ad esplicitare come a me piacerebbe che festeggiassimo nella gratitudine questo 10° anniversario e lo faccio lasciandovi 5 inviti particolari: dona subito: non aspettare domani per darti da fare, o quando inizierà a piacere anche a te, ma intervieni subito con entusiasmo. dona tutto: non tenere nulla di riserva in attesa di tempi migliori, offri tutto ciò che sei e puoi. dona gratis: non pretendere nulla in cambio, ma conserva la speranza di poter essere d’aiuto ai fratelli che sono in difficoltà dona per tutti: non fare distinzione di persona, di parrocchia, perché ... insieme è più bello dona a Gesù: non doni a don Giampietro o a chi per esso, ma a Colui nelle cui mani i doni trovano la destinazione giusta e aumentano la gioia di tutti. Mercoledì vi aspetto tutti, per fare festa insieme, per scrollarci di dosso tante scorie accumulate in questi anni e per dire tutti assieme che noi... abbiamo scelto di ripartire dalla gratitudine. Don Giampietro
Come ci prepariamo al Natale? È la domanda che ci siamo posti in Consiglio Pastorale e alla quale le 3 commissioni istituite hanno provato ad offrire una risposta.Il denominatore comune di tutte le proposte è stato quello di provare a proporre dei cammini che ci aiutassero ad incontrare Gesù, in modo tale che il Natale non “ci cada addosso” ma sia un evento atteso e ben preparato. Ecco allora le strade su cui proveremo ad inoltrarci. 1. Per quanto riguarda il cammino degli adulti e delle famiglie. Verranno offerti quattro possibilità di incontro a gruppi ristretti con la modalità del confronto attraverso il dialogo. La base di partenza sarà un video dove una biblista donna ci aiuterà ad entrare attraverso 4 brani evangelici nel modo in cui Gesù ci ha voluto bene per provare ad incarnarlo anche nei rapporti familiari domestici. Sarà solo lo spunto di partenza che poi aprirà al confronto esperienziale fra noi.La novità, rispetto alla proposta di catechesi degli Avventi precedenti sarà quella che verranno offerti luoghi e orari differenti per agevolare il più possibile il ritmo di famiglia di ciascuno. Concretamente, ogni settimana il singolo incontro verrà “replicato” secondo questo calendario: al giovedì alle 21:00 a Velate al venerdì alle 15:30 a Lissago al venerdì alle 21:00 a Masnago alla domenica alle 15:30 a Capolago alla domenica alle 16:00 a Bobbiate. C’è veramente la possibilità per tutti gli adulti/famiglie di poter usufruire dell’orario più consono alle esigenze familiari. 2. Per quanto riguarda il cammino dei nostri ragazzi e giovani Fermo restando l’itinerario di catechesi di iniziazione cristiana per i ragazzi dalla II alla V elementare e la proposta delle “domeniche insieme” divise per classi secondo il calendario già comunicato ai genitori, continua il cammino per i nostri preadolescenti delle medie e per gli adolescenti delle superiori che non saranno solo al sabato e alla domenica tardo pomeriggio come di consueto, ma avranno anche dei momenti molto intensi e “simpatici” la domenica mattina. Per i nostri giovani 2 saranno gli appuntamenti “di richiamo”: domenica 21 novembre per celebrare insieme la Giornata Mondiale della Gioventù. sabato 11 dicembre con il ritiro spirituale con gli altri giovani del decanato all’Eremo di S. Caterina del sasso.Concluderemo il tempo della preparazione al Natale domenica 19 dicembre con le Messe di “Auguri di Natale” nelle nostre parrocchie. 3. Per quanto riguarda infine il percorso liturgico delle domeniche d’avvento Le messe saranno caratterizzate da questi gesti simbolici:a. nelle messe principali il cero per la “Corona d’Avvento” sarà portato in processione dai nostri ragazzib. alla I domenica d’avvento i nostri ragazzi riceveranno dei semi da piantare per indicarci che la prospettiva del cristiano deve sempre essere operativa c. il centro verso cui confluire sarà la festa della comunità pastorale il giorno 8 dicembre con la grande Messa comunitaria. Ci sono troppo iniziative e appuntamenti? Per qualcuno forse sarà così, ma nessuno deve iniziare l’avvento con l’ansia di essere presente a tutto, ma semplicemente e responsabilmente di assumersi uno di questi momenti per prepararsi bene al Natale... perché credo che tutti avvertiamo l’esigenza di lasciarci raggiungere dal “Vangelo dell’Amore”.
Il prossimo weekend presso l'Oratorio a Velate, in piazza S. Stefano, si svolgerà il 1° memorial in ricordo di Gianfranco Gilardi. Il Corpo musicale Edelweiss, l'A.s.d torre di Velate, gli Amici dell'Oratorio insieme al Circlo familiare vi invitano a partecipare alla Castagnata Velatese! Due giorni di festa accompagnati da un ricco banco gastronomico e soprattutto dalle castagne: si inizia sabato 16 alle ore 19:30 e si concluderà la domenica a pranzo. Per informazioni rispetto alle prenotazioni consultare la locandina o compilare il form cliccando il bottone sottostante Vi aspettiamo! :) PRENOTA
Ha ragione Papa Francesco quando dice: «Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui» Gaudete et exsultate, 11. A questo ci fa pensare il nostro patrono, padre e dottore della chiesa sant’Ambrogio nella commemorazione del suo battesimo che gli fu amministrato, unitamente agli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, il 30 novembre del 374. Nel suo libro (Expositionis Evangelii secundum Lucam VIII, 73) scritto il 7 dicembre dell’anno 385 sant’Ambrogio racconta: «È bello che per me, oggi, si legga l’inizio della Legge, quando è il giorno natalizio del mio episcopato; infatti, sembra quasi che ogni anno l’episcopato ricominci daccapo, quando si rinnova con la stagione del tempo (...) Voi, infatti, siete per me come i genitori, perché mi avete dato l’episcopato, voi ripeto, siete come i figli o genitori, uno per uno figlio, tutti insieme genitori. Effettivamente di gran cuore vi vorrei chiamare sia miei figli sia miei genitori, voi che ascoltate e mettete in pratica la parola di Dio». Solo per ricordarvi che sant’Ambrogio è stato chiamato per la vita episcopale in questo periodo del mese di novembre del 374, pochi giorni prima di quando fu proclamato vescovo il 7 dicembre. La sua chiamata è stata straordinaria. Straordinaria perché non si aspettava che in poco tempo, quasi in una settimana circa, poteva cambiare la sua vita per sempre. Lui nel suo grande impegno lavorativo di governatore delle provincie della Liguria e della Emilia venne a Milano e ancora catecumeno è stato chiamato ad intervenire per mettere la pace tra due gruppi che litigavano: i cristiani ortodossi (quello che siamo noi adesso) e gli ariani che dopo sono stati scacciati via. Il suo diacono Paolino nel suo libro Vita Ambrosii ci racconta dicendo che sant’Ambrogio nel nome della pace ha sacrificato il suo lavoro di prefetto per diventare pastore di greggi. Ha portato questa pace che gli bruciava nel cuore a tutta la comunità. Questo cambiamento non è stato facile per lui. Chi porta la pace nel cuore soffre, soffre perché vuole che gli altri possano godere la stessa pace e sarà contento solo quando questo accadrà. Chi brucia dentro non sta fermo perché cerca di spegnere il fuoco. Il modo più adatto per spegnere questo tipo di fuoco della ricerca della pace è andare verso gli altri come ha fatto sant’Ambrogio che ha portato la pace dove veniva a mancare. Noi sacerdoti e suore di questa comunità pastorale seguendo la strada indicata da sant’Ambrogio cerchiamo di portare la Pace del Signore nelle vostre case e nei vostri cuori, perché ognuno possa esprimere al meglio i doni che il Signore ci ha donato. Quando entriamo nelle vostre case usiamo queste parole: pace a questa casa e a coloro che la abitano «... santa Famiglia di Nazaret, mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione; chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito». Quindi anche quest’anno siamo tutti invitati a fare discernimento se vogliamo essere portatori di pace oppure no. Che bello! Nella libertà lasciamo che Dio entri in noi. Don Feniasse
Entriamo nell’Avvento. La successione dei tempi liturgici si rivela provvidenziale in questo momento storico: di fronte alle tante paure che generano emozioni e preoccupazione in ognuno di noi – l’elenco delle fonti di questa paura si fa ormai lungo – l’Avvento cristiano si rivela come un dono inaspettato da custodire gelosamente, per la sua capacità di indicarci lo stile corretto per abitare questo cambiamento d’epoca, come ci ricorda Papa Francesco. Perché l’Avvento? Ricordo una meditazione di don Tonino Bello dove spiegava il senso di questo tempo liturgico: «Ricordiamo che Gesù è venuto sulla terra. Dio ha detto: “Basta! Non voglio stare così solo, voglio scendere a contatto con l'uomo”. Si è fatto uomo. Ha sposato una ragazza bellissima che è l'umanità. Dio si è innamorato di questa ragazza e le ha detto: “Ti voglio sposare”. E dinanzi alle resistenze della sua creatura: “Ma non ti preoccupare, ti purifico io. Anche se hai delle macchie sul volto, te le tolgo io. Anche quando sarai molto grande, e vecchia, appesantita dagli anni e dal peccato, ogni giorno verrò a toglierti una macchia e una ruga dal volto; ogni giorno diventerai più giovane, ti farò splendente, gli occhi tuoi saranno più profondi delle notti d'inverno”. Ci vuole bene il Signore, da morire! Nell'Avvento si ricorda tutto questo. Gesù è venuto e non si è stancato di venire. Gesù viene anche adesso. Ogni giorno. Viene nella comunità. È presente in mezzo a noi tutte le volte che ci uniamo in nome suo. Perciò la domenica facciamo in modo di non mancare alla sua chiamata, perché vuol dirci che ci vuole bene e basta. Non vuole niente da noi. Vuole soltanto dare tutto l'amore che porta nel cuore. Per questo non vi preoccupate del fatto che se non venite a messa fate peccato, ma preoccupatevi perché vi sottraete a un flusso di grande amore». L’avvento 2021 si colloca nello speciale anno dedicato alla famiglia. Questo motivo mi permette di suggerire un atteggiamento significativo con il quale entrarci: accogliere e generare amore. L’Avvento ci racconta e ci ricorda proprio queste due azioni, questi due atteggiamenti. Sono gli atteggiamenti di Dio, innamorato perso di noi, dell’umanità; sono gli atteggiamenti di Maria, colei che con la sua fede ha consentito che il Figlio di Dio abitasse la nostra storia e ci rivelasse il volto di Dio come suo e nostro Padre. Accogliere e generare amore. Sono questi gli atteggiamenti migliori grazie ai quali affrontare il futuro che ci attende. Abbiamo bisogno che l’Avvento diventi lo stile dei cristiani, e poi di tutti gli uomini, per esorcizzare quella violenza che tutti temiamo ma che contribuiamo a gonfiare proprio con le nostre paure. Abbiamo bisogno dell’Avvento perché è il totalmente nuovo, il futuro che viene come mutamento imprevedibile, il sopraggiungere gaudioso e repentino di ciò che non si aveva neppure il coraggio di attendere.In un canto che viene eseguito nelle nostre chiese e che è tratto dai salmi si dice: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi: ha fatto germogliare i fiori tra le rocce!”. Ecco, “adventus” è questo germogliare dei fiori carichi di rugiada tra le rocce del deserto battute dal sole meridiano. Promuovere l'avvento, allora, è optare per l'inedito, accogliere la diversità come gemma di un fiore nuovo. Cantare, accennandolo appena, il ritornello di una canzone che non è stata ancora scritta ma che, si sa, rimarrà per sempre in testa all’hit-parade della storia. “Ecco come è avvenuta la nascita di Gesù”: per promuovere l'avvento, Dio è partito dal futuro. Buona attesa a tutti. Don Giampietro
Siamo giunti anche quest’anno al nostro tradizionale appuntamento con la settimana eucaristica. Quest’anno, in diaconia, abbiamo deciso di rivederne l’impostazione per renderla il più possibile “partecipata” da tutti e trasformarla in un’occasione per mettersi “a tu per tu” davanti al Signore in maniera silenziosa senza venire troppo investiti da parole e riflessioni. A me preme allora approfittare di questo spazio che mi è concesso per rimarcare la eccezionale occasione che viene offerta di un’adorazione prolungata. E lo faccio ripresentando alcuni “punti fermi” circa il valore dell’Eucaristia. 1. LA COMUNIONE CHE FONDA LA CHIESA La Chiesa nasce da questo avvenimento misterioso: degli uomini vengono resi partecipi, vengono misteriosamente coinvolti, nel sacrificio di Cristo. Questo è qualcosa di realmente stupendo, se ci pensiamo bene. I discepoli nel cenacolo, quei discepoli che poi se la sarebbero data a gambe in un modo o nell’altro, vengono comunque preventivamente resi partecipi di questo evento che sconvolge tutto il creato: l’uomo è liberato dalla schiavitù del peccato, e si riconquista come libertà che nell’affidamento a Dio può realizzarsi per sempre. 2. EUCARISTIA: ANTIDOTO ANTI-DISGREGANTE L’Eucaristia è quindi l’antidoto contro la logica contemporanea della disgregazione. Quante divisioni sperimentiamo negli ambienti in cui viviamo. Quante disgregazioni anche tra noi cristiani. E queste disgregazioni sono sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo abbiamo il dovere di creare una unità, non finta: sarebbe un’illusione che verrebbe smascherata troppo facilmente. Abbiamo il compito improrogabile di essere fedeli a quel patto che abbiamo stretto nella comunione con Gesù. E il patto è proprio questo: “la comunione intima che c’è con Te Gesù sia quella che realizzo con il mio prossimo”.L’Eucaristia richiede quindi la conversione del cuore, ma allo stesso tempo con la forza e con la grazia che si sprigiona da questo sacramento, accompagna questa conversione. Ricevere l’Eucaristia mi ricorda che la felicità vera viene dall’unione intima con un Altro (che è Gesù) che mi realizza come uomo salvandomi, che la felicità per sempre non la posso guadagnare da solo. Ricevere l’Eucaristia significa allora essere fedeli al comandamento della comunione. 3. STUPORE – GRATITUDINE E MISTERO EUCARISTICO Oggi l’uomo fatica a provare un atteggiamento di stupore davanti alle cose che accadano. Sembra che dentro di noi ci sia qualche cosa, una sorta di vaccinazione, che ci fa trovare pronti e preparati di fronte a qualsiasi cosa accada. Non abbiamo più il coraggio di provare lo stupore che nasce dalla contemplazione di un dono totalmente gratuito e inaspettato. Questo atteggiamento di “vaccinazione”, e forse di abitudinarietà, lo proviamo anche dinanzi all’Eucaristia.Vorrei che il nostro cuore, per la grazia dello Spirito che invochiamo anche questa settimana con insistenza, il nostro cuore diventasse finalmente quel cuore evangelico, quel cuore da bambino, capace di rimanere stupito, in silenzio, a bocca aperta di fronte a un fatto inaspettato: il mio Dio non solo si è fatto carne, ma ha consegnato questo suo corpo, crocifisso e risorto, in un tozzo di pane e in un calice di vino, perché ogni credente possa entrare in comunione con lui. 4. COMUNIONE E RESPONSABILITÀ DEL CRISTIANO Nella comunione eucaristia si ripropone la scena evangelica in cui Gesù comanda al suo interlocutore: “va e fai lo stesso”. La responsabilità del Cristiano che ha comunicato all’Eucaristia è quella di non vergognarsi di mostrare agli altri il suo volto gioioso, grato, stupito. Un gaudio, una gratitudine e uno stupore che nascono dall’avere contemplato e assaporato il mistero della fede, la redenzione che si fa cibo nel pane e nel vino consacrato. Una forma “nuova” per una comunità “nuova” che vuole essere una Chiesa “nuova” ... vi aspetto! Don Giampietro
“Stavamo pensando di continuare questa «abitudine» di incontrarci alle 6.30 (incontri di Quaresima) anche durante l’anno, con una Santa Messa feriale”. Quando mi hai inviato questo messaggio, attraverso la voce di don Peppino, non pensavo ti stessi rivolgendo veramente a me. Mi conosci da tempo e sai quanto, sin dalla giovane età, non abbia mai amato la fioca luce del mattino, preferendole il crepuscolo della sera. E poi, siamo sinceri, un conto sono gli incontri di Quaresima, che hanno un inizio e una fine certi; un altro è prendere un impegno più assiduo e continuativo (Tu sai, avendoci creato, quanto noi esseri umani si sia restii agli impegni a «lungo termine»). Ma con l’età le abitudini cambiano e, tutto sommato, quell’invito non era poi così fuori luogo (... e così inaspettato). E così, messe da parte le scuse (lavoro, famiglia, figli, sonno arretrato), ho cominciato ad esserci, un martedì dopo l’altro; magari non proprio tutti, vuoi per una sveglia non puntata, vuoi per un ritorno di pigrizia giovanile ...ho cominciato ad esserci perché questo appuntamento con te sta diventando importante e necessario. Non dico che l’incontro che abbiamo ogni domenica, nel tuo giorno, non sia importante.Dico solo che questo è differente perché rispetto a quella abitudine festosa della domenica, in cui, alla fine, si ha anche il tempo di fermarsi a parlare con calma sul sagrato, il martedì è ormai una consuetudine da vivere con molte altre persone, amici, conoscenti e non (ancora) conosciuti, che si trovano in chiesa a Bobbiate semplicemente per condividerTi con me; che entrano salutandosi con un semplice sguardo, “celebrano” l’Eucaristia in una atmosfera intima, ed escono nel silenzio ... ... in “quell’inconcepibile silenzio in cui parli Tu”. Anonimo del martedì mattina PS: (per chi volesse partecipare) ... alle 7 (massimo 7.05 quando capita una Festa importante) ci stiamo già incamminando verso casa o al lavoro! ?
Il senso generale dell’incontro è stato fare in modo che ciascuno di noi si senta pietra viva per la costruzione della comunità: “dobbiamo sentirci pietre vive della comunità e non farci spingere, se ognuno dà il suo contributo particolare ci arricchiamo tutti”.Costruire il regno deve essere motivo di gioia e non un peso: “l’arcivescovo vorrebbe che quest’anno le comunità valorizzassero la grazia e la responsabilità di essere chiesa; contribuire alla costruzione della comunità deve diventare motivo di gioia, una grazia, e non un peso”. “E’ fondamentale partire da un pensiero di gratitudine e c’è un forte rischio per la comunità di sentirsi vinti dall’indifferenza che ci circonda. Un’indicazione importante è guardare all’amore gratuito del Signore e prendere esempio da lui. Bisogna abituarsi ad avere un pensiero ricco e preparare il terreno prima di cominciare. Non è cosa semplice, soprattutto tra i giovani, custodire il patrimonio della solidarietà, la gioia dovrebbe essere un habitus”. Certo il compito di costruire comporta responsabilità e non può essere frutto di facile spontaneismo. Perciò il Consiglio Pastorale pensa a un cammino di formazione coniugato in tre commissioni di lavoro: 1) la formazione degli adulti 2) il mondo oratorio 3) la liturgia. Una attenzione particolare verrà posta sulla famiglia, anche per sottolineare il 5° anniversario della pubblicazione dell’Amoris Laetitia e la ricorrenza della Giornata mondiale della famiglia. Le tre commissioni si sono costituite alla fine del Consiglio e hanno cominciato a lavorare. Sempre nell’ottica della formazione il Consiglio ha definito i prossimi incontri di formazione adulti: 14/10: Gli amici di Gesù: un difficile cammino di consapevolezza.21/10: “Mi hanno odiato senza ragione”: resilienti dentro il mondo e le contraddizioni. 04/11: “Lo spirito vi guiderà”: imparare un modo diverso di stare al mondo.11/11: “Ti chiedo che tu li tolga dal mondo, ma...” I desideri di Cristo e la vita eterna. E se qualcuno potrebbe pensare che questa responsabilità sia troppo “pesante” e talvolta ci sembra di essere sballottati dentro un gigantesco frullatore, ascoltiamo la testimonianza di chi ha vissuto questa situazione: “Quanto impegna preparare le feste della parrocchia, dove i giorni precedenti l’inizio ti senti come dentro un frullatore per la quantità di cose da fare, ma si forma anche un ambiente famigliare. Se sei unito nel tuo cuore a quello che ti accade, ti senti molto più lieto a prescindere da quello che accade”. Quindi predisponiamoci a costruire l’edificio della comunità. Con gioia, senza la sensazione opprimente di un peso da portare, senza la sensazione di essere soli, ma inseriti in un circuito di formazione.
Lunedì 11 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno, Capolago, Velate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a Bobbiate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Catechiste) Lunedì 11 Ottobre Martedì 12 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno, Calcinate, Velate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Consiglieri CAEP e CP) Mercoledì 13 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Bobbiate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a San Cassiano, Capolago, Lissago: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Caritas) Mercoledì 13 Ottobre Giovedì 14 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno e Bobbiate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a Cartabbia, Calcinate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Gruppo Liturgico) Venerdì 15 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno e Lissago: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a Bobbiate e Velate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Giovani e Oratori) Venerdì 15 Ottobre Sabato 16 Ottobre 16.30 a Masnago e Bobbiate: Adorazione fino all’orario Messa Domenica 17 Ottobre Nelle messe centrali conclusione delle giornate con benedizione eucaristica solenne Domenica 17 Ottobre