Il Vangelo di Matteo ci racconta che Gesù vive l’esperienza del deserto per “quaranta giorni e quaranta notti”. Alla fine “ha fame”. Nella debolezza, nell’esigenza di potersi cibare, lo spirito del male gli si avvicina e gli propone tre percorsi diversi da quelli maturati nella sua relazione con Dio : darsi il nutrimento necessario; obbligare il Padre a liberarlo dall’ultimo limite che è la morte; cercare una vita qualificata dal possedere e dal successo. L’unico potere che sarà invece di Gesù è totalmente di senso opposto: mettersi a servizio dell’umanità, perché sappia spendere bene la sua esistenza, attraverso atteggiamenti e scelte contrassegnate dall’amore (v. nei Vangeli delle ultime domeniche: il perdono dell’adultera e l’abbraccio del padre al figlio minore che, concretamente, gli aveva portato via la “metà dei beni”). Nel brano di Matteo si legge che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato. La tentazione, che si concretizza nel “faccia a faccia” con la possibilità di accogliere il male nella nostra vita, fa parte del nostro cammino spirituale. Assume le sembianze della pigrizia, della richiesta di dilazionare il bene già da subito possibile, della presunzione dell’autocentrare tutto quello che ci circonda; e si presume di essere sempre in grado di discernere positivamente. Del resto Siracide 2,1 esprime tutto questo in termini molto chiari: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione”. Accogliere questa sfida significa, alla fine, riuscire a scoprire bene quali sono i sentimenti e le determinazioni che abitano la nostra esistenza; quali sono i passi da compiere perché l’amore di Dio catturi sempre meglio la nostra vita. “Il tentatore gli si avvicinò”. Matteo, nello scrivere il suo Vangelo, utilizza spesso la parola “avvicinarsi”. Racconta di Gesù che si avvicina alle persone, le guarisce, parla al loro cuore; prova compassione per coloro che vivono situazioni piene di disagio e di difficoltà. Non è questa però la modalità con cui lo spirito del male si avvicina a Lui. Per l’evangelista è importante fare discernimento sulle persone che si avvicinano a noi o a cui noi ci avviciniamo. Non dobbiamo mai cercare di cambiarle, secondo le nostre attese. È necessario invece rispettarle, instaurando rapporti caratterizzati dalla libertà e dall’onestà. Il credente non si rinchiude mai nel suo mondo; sceglie di stare nella società e di creare relazioni diverse dove si possa crescere nella pace interiore e, nello stesso tempo, nella capacità di comunicare insieme nella verità, aiutandosi a illuminare reciprocamente la propria esistenza. Le relazioni poco serene, a volte anche nocive e distruttive, non necessariamente vengono dall’esterno (spirito del male, lacerazioni nella società civile, colleghi di lavoro ...); possono venire anche dall’interno della comunità cristiana; e soprattutto dal nostro cuore quando, non ci lasciamo avvolgere dall’amore e non custodiamo le nostre parole. L’attività frenetica, anche nelle nostre comunità, non favorisce la serenità di rapporti e una buona armonia. A volte si promuove anche inconsapevolmente ciò che crea divisione. Nella preghiera corale del Monastero di Bose, lo spirito del male è sempre chiamato: “Divisore”. Nei Vangeli spesso si parla di coloro che si avvicinano a Gesù “per tentarlo”, “per metterlo alla prova”. Ai suoi discepoli il Signore Gesù chiede di essere “candidi come le colombe”. Nello stesso tempo però suggerisce di non essere ingenui, di essere coscienti che il male esiste. Va chiamato per nome; va combattuto; va allontanato perché chi ci incontra si possa immergere nel bene che il Signore pone quotidianamente nel nostro cuore. Don Peppino
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Per la terza giornata della Comunità, invitiamo a riflettere sulla partecipazione all’Eucaristia domenicale. Non abbiamo scelto volutamente di offrire una scheda teologica sul significato della Messa, ma ci siamo posti da un diverso angolo prospettico. Considerando il fatto che in questi anni siamo di fronte ad un calo numerico significativo dei partecipanti, soprattutto ragazzi e famiglie giovani, ci siamo domandati cosa non accende più il desiderio per una partecipazione così fondante per noi cristiani. Ecco allora questa scheda; vi troverete due testimonianze: una di una persona che, da non credente e lontana dalla fede, ha vissuto una profonda conversione. E l’altra invece, di una persona che ha vissuto il tragitto esattamente inverso. Troverete questa seconda testimonianza stampata al contrario proprio per evidenziare i due cammini opposti. Il desiderio di un Dio che ho scoperto attraente «Premetto che sono una moglie e mamma che ha abbracciato la fede da adulta. La vita cristiana è diventata parte viva di me solo dopo aver raggiunto la maggior età. Non sono quindi cresciuta “all’ombra di Dio” ... ma è venuto Lui a chiamarmi attraendomi con una bellezza che non avevo scoperto mai prima. È solo da quel momento che ho iniziato a partecipare alla Messa domenicale ... quindi molto tardi rispetto ai “cristiani normali” ...Cosa cercavo? Cercavo qualcosa che mi facesse smettere di sentirmi una pallina da flipper, in balia dei colpi della vita, sbattendo di qui e di lì senza sapere veramente dove sarei andata. Non che adesso sappia dove vado, ma adesso so che Qualcuno lo sa, che quel Qualcuno mi guarda e che fa il tifo perché io sia felice e ho sperimentato che per me essere felice è stare vicino a Lui.Vado a Messa, sì. E innanzitutto compio un atto che mi fa riconoscere che il Dio che ho incontrato è veramente per me così importante che un’ora la settimana mi ci metto di fronte, e sto lì. Per me stare lì è quello che si prova quando si sta seduti vicino a una persona che ti vuol bene, e che ti accoglie, di fianco a cui si fa un bel respirone e ci si abbandona. Vado a Messa come sono, a volte felice, convinta, a volte stanca, annoiata, per dovere, moralismo, o per essere un esempio per la mia famiglia, vado a Messa così come sono quella domenica, così come mi alzo.Scelgo di varcare la soglia della Chiesa. E poi lascio fare a Lui, lascio che mi colpisca con le frasi della Liturgia sentite mille volte ma che magari in quell’istante mi sembrano nuove, improvvisamente parlano alla mia vita. Le prime volte che andavo a Messa mi commuoveva tantissimo quel pezzo del “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, sentivo che essere lì, a Messa, è quello di cui avevo bisogno. La pace di cui parlo non è l’assenza di lotta, non sono cristiana per essere Zen, la vita è una lotta, ma lui ci ha lasciato la Sua pace e su questo gioco il mio esistere. “O Signore non son degna di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto UNA parola e io sarò salvata”.Non son degna, ma certo, che cosa ho mai meritato per avere tutto quello che tu mi stai donando? Che cosa potrò mai dare in cambio di tutta la Grazia di cui mi sento oggetto? Sono mendicante, sono lì, e ti basta UNA parola, e io sarò salvata. Non mi salvo da sola, per quanto a volte la felicità, la salvezza, mi sembrano essere un esito di quanto mi sforzo di essere perfetta, invece a Te basta UNA parola, ed è quella di cui ho bisogno. Che non mi stanchi mai di chiedere, chiedere la tua Grazia». - Quali di quelle motivazioni descritte in questa testimonianza sento mie così da motivarmi a vivere la Messa domenicale? Cosa accende in me il desiderio di parteciparvi?- Ho mai provato a condividere con qualcuno queste motivazioni così da attrarlo ed invitarlo a parteciparvi insieme? Cosa manca nella mia testimonianza per attrarre. La noia verso un Dio che non mi attrae più «Sì, io sono uno di quelli che fin da piccolo ho ricevuto una buona educazione religiosa dalla mia famiglia. Ma le domande che mi ponevo erano tante, e tanta era la confusione che mi creavano in testa. Poi sono cresciuto, ho conosciuto la realtà, il dolore, la morte, l’ingiustizia, il male e mi sono domandato: ma in mezzo a tutto questo caos Dio che cosa fa? Esiste? E, se esiste, perché permette tutto questo dolore? Mah ... Così, mentre prima ero per così dire obbligato ad andare in chiesa, arrivato a una certa età, smisi di frequentarla. Personalmente credo molto alle cose pratiche, ai problemi concreti, quotidiani, ai fatti ... non alle teorie, ai bei pensieri, alle tante parole, come si ascolta in chiesa. Ci vogliono i fatti per migliorare il mondo, non le chiacchiere. E la Messa settimanale non è certamente il luogo ideale per fare qualcosa di concreto per il bene della gente. In qualunque modo ti comporti, bene o male, la vita non fa sconti a nessuno e così ho fatto la mia scelta: preferisco distrarmi, divertirmi, evadere, giocare, innamorarmi, rischiare, magari anche scommettere la vita correndo in moto. Se vai in chiesa tutto questo lo avverto come una proibizione. Ho deciso di non farmi ammaestrare da nessuno. Non voglio essere né manovrato, né inquadrato. A vivere imparo da solo. Se sbaglio, pagherò.Ormai non credo più in niente. Mi vengono in mente le parole di mio padre quando dice che anche la Chiesa è una bottega, un partito politico, un’invenzione per tenere buona la gente. Non credo neanche nell’Aldilà, o meglio, ci credevo quand’ero bambino ... Nessuna persona umana, uomo o donna, si rassegna a vivere una vita insignificante. Nessuno vorrebbe sentirsi un essere inutile, in balia degli altri o del caso. Nessuno può diventare “padrone” dell’uomo. Sento la tua voglia di cambiare il mondo delle ingiustizie, delle inutili sofferenze, delle stragi, delle disparità, delle false ipocrisie, dello sfruttamento ... e questo bisogno non lo soddisfa certamente la Messa domenicale.Nello schifo di realtà che stiamo vivendo fai poi l’esperienza che tutte queste mete diventano irraggiungibili ... allora preferisco scivolare verso paradisi artificiali con tutte le conseguenze. In molti vedo che esiste il sogno dell’amore, la voglia di fare qualche cosa di bene; in ognuno è ardente il desiderio di amicizia, la speranza di rendere la vita più bella e piacevole, la tensione alla solidarietà verso gli altri e in modo particolare verso i più emarginati. Sento che hanno e vogliono avere una propria coscienza, che in tutti si celano aspirazioni profonde, interrogativi intelligenti sul senso della vita. E la Messa, così come è proposta oggi non mi dà nessuna di queste risposte. Il cuore umano – il tuo, il mio, di tutti – è più ricco di quanto possa apparire; è più sensibile di quanto si possa immaginare; è generatore di energie insperate; è miniera di potenzialità spesso poco conosciute o soffocate dalla poca stima di se stessi, dalla frustrante convinzione che “tanto è impossibile cambiare qualcosa ... tanto io non ce la faccio!”. Ma quante volte ho avvertito nella Messa il calore di cui sento nostalgia? È un rito vuoto, con un linguaggio incomprensibile e fuori da ogni interesse vero. Il sacerdote è una noia immensa, dice cose a cui nemmeno lui crede più per davvero.Rispetto coloro che ancora frequentano la Messa domenicale ... io sento di aver bisogno d’altro che lì non trovo ... Quel Dio che da piccolo mi hanno insegnato a pregare, ora mi dà un senso di noia e non mi attrae più ... preferisco occupare il mio tempo per qualcosa che mi diverte e riempie il mio tempo». - La disaffezione alla Messa oggi è dovuta solamente al linguaggio “d’altri tempi” o a un vuoto di valori e di significato?- Come aiutare a recuperare la bellezza della convocazione comunitaria e la pienezza di significato che può illuminare la fatica delle nostre giornate?
Ci stiamo ormai avvicinando al Natale e la liturgia ci accompagna con il brano molto conosciuto dell’Annunciazione a Maria. Questo racconto ha le caratteristiche della bellezza e della profondità. Dio sceglie una ragazza, timorata di Lui, ma assolutamente sconosciuta; anche il paese in cui vive non è conosciuto. Eppure, Dio sceglie lei perché diventi la madre del Figlio di Dio. Le valutazioni del Signore non assomigliano alle nostre. Il modo di pensare e di agire da parte del Signore, a volte, ci stupisce. Lo stupore è essenziale per declinare positivamente la nostra relazione con il Signore. Maria è “piena di grazia”; il testo greco parla di amore donato gratuitamente da parte del Signore. Maria è “amata stabilmente e gratuitamente”; è questo il senso vero del nome di Maria; è un nome che, pertanto, indica la sua missione. Affidandole questo mandato, il Signore assicura la sua presenza, che tuttavia incrocia le difficoltà di ogni esperienza umana. Il Signore accoglie volentieri le nostre domande; ci viene incontro; non ci sottrae però dalla fatica di scegliere noi la strada del bene e di maturare le nostre scelte. Lui attende il nostro impegno; desidera l’assunzione, da parte nostra, di concrete responsabilità. Il “rallegrati” dell’angelo a Maria ci indica l’atteggiamento fondamentale da assumere. Occorre che la sua offerta trovi mani che l’accolgono e cuori che sappiano intraprendere, nella concretezza, quanto il Signore ci propone. Colui che è amore desidera trovare casa dentro di noi; così le dimore degli uomini non saranno mai abitate dall’indifferenza e dall’egoismo. Da queste essenziali sottolineature del Vangelo di questa domenica nascono allora alcune mie considerazioni che vi affido come messaggio per questo Natale 2022.Chi ha portato in grembo un figlio lo sa. Conosce le ansie, le meraviglie, le fatiche, i sudori e lo stupore di quei nove mesi. Sa che la vita non nasce all'improvviso, ma che ha bisogno di un tempo per prepararsi. Un tempo di attesa. Un tempo in cui fuori niente sembra succedere e tutto invece accade, nel buio fitto di un grembo. Chi ha aspettato un figlio lo sa. Sentirsi culla di un mistero che sta prendendo forma e sangue è cosa che sgomenta, che fa battere il cuore all'impazzata. Eppure, quando festeggiamo il Natale dimentichiamo che la nascita che celebriamo, proprio quella nascita, ha avuto bisogno anche lei di prepararsi, ha dato il tempo a chi l'attendeva di stupirsi e sudare, di sentire stanchezze e gonfiori.Non sono dal nulla le nascite. Ma il Natale che dovremmo festeggiare non è la vuota rievocazione di qualcosa ormai lontana nel tempo: il vero Natale è quello che accade dentro di noi, nel grembo della nostra vita o, se volete, della nostra storia. Anche quello succede nel buio. Anche quello si verifica attraverso fatiche e meraviglie. E mai così all'improvviso. Ha bisogno di tempo la nascita e ha bisogno di spazio: occorre un tempo per fare posto, nel pensiero e nella carne, a Dio.Ripensare al Natale significa ripensare al nostro essere "ruvida paglia", la fragile realtà su cui Dio si appoggia e chiede protezione, significa chiederci se questo Dio bambino può sentirsi al sicuro tra le nostre mani, nel nostro cuore. Sarà prezioso questo per chi vuole vivere un Natale che non sia solo una data sul calendario, ma quello scandito al ritmo lento di un'attesa che prepara uno spuntare di fragilità: un Dio bambino non si era mai visto, eppure il Verbo si fece carne. Notizia stupefacente: ciò che gli uomini della religione avevano in gran parte separato, Dio e il corpo, è sorprendentemente accaduto, non la separazione ma il congiungimento: Dio nella carne, nel corpo, nella storia come uno di noi. Fa festa allora la nostra terra di fragilità e debolezza, perché il Natale ci parla di un Dio che non ha paura di sporcarsi. Ha percorso con amore le nostre strade: e perché non dovremmo con amore percorrerle noi? Ha creduto nell'uomo e nella donna, per quanto deboli e peccatori: e perché non dovremmo credere noi nell'uomo e nella donna così come sono? Il Natale ci porta più vicini a questo Dio: lo fa facendoci provare il brivido e il calore di una tenerezza: la tenerezza verso un bambino caldo appena sgusciato dal ventre, lo stupore verso un Dio che si affida alle nostre mani, come se volesse insegnare che la vita è consegnarsi a una promessa. Don Giampietro
Domenica – 4 dicembre: “Voglio fermarmi a casa tua” Lettura del Vangelo secondo Luca Gesù, entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". SUGGESTIONIGesù desidera in questa in questo Natale “venire” a casa nostra, prendere posto nei nostri affetti, gioie, problemi... Siamo contenti di accoglierlo? proviamo ad elencare i motivi per cui desideriamo la sua presenza oppure abbiamo paura ad ospitarlo? proviamo ad elencare i motivi che ci tengono a distanza da lui INVOCAZIONI DI PREGHIERASignore Gesù, visita le nostre case perché siano testimonianza viva della tua presenza reale in mezzo a noi. Rendi le nostre famiglie terreno fertile per la formazione di cristiani consapevoli e fedeli. Signore Gesù, visita le nostre case, porta in esse la tua gioia e la tua pace. Signore Gesù, vieni a parlarci e a fortificare la nostra fede perché possiamo disporre i nostri cuori ad accogliere l a tua Parola ed essere così segno della tua presenza in famiglie, nella Chiesa, con i fratelli e le sorelle. Lunedì – 5 dicembre: “Costruisci su di Me!” Lettura del Vangelo secondo Matteo Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande".Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli, infatti, insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. IL SALMO DIVENTA PREGHIERA“Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Se il Signore non vigila sulla città, invano veglia la sentinella”... Signore, aiutaci a costruire tutti i nostri progetti di vita con Te e mai senza di Te. “Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare, voi che mangiate un pane di fatica: al suo prediletto egli lo darà nel sonno” ... Signore, le nostre fatiche quotidiane siano orientate al bene dei fratelli e alla costruzione del Tuo progetto di vita sulla nostra famiglia. “Ecco, eredità del Signore sono i figli, è sua ricompensa il frutto del grembo. Come frecce in mano a un guerriero sono i figli avuti in giovinezza. Beato l'uomo che ne ha piena la faretra: non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta a trattare con i propri nemici” ... Signore, ti affidiamo i nostri figli nella loro crescita e ti chiediamo di ispirare i nostri itinerari educativi di crescita nei loro confronti. Martedì – 6 dicembre: “la bellezza del nostro amore coniugale” INTRODUZIONEOggi desideriamo dedicare questo tempo di preghiera di coppia per fare memoria della preziosità e bellezza che l’altro è per noi, per riconoscere i doni presenti nelle nostre vite, per rimettere Cristo nostro Sposo al centro del nostro matrimonio e della nostra quotidianità.Desideriamo farlo attraverso la preghiera di Lode e l'invocazione allo Spirito Santo: un modo di pregare che ci coinvolge nella nostra quotidianità e che proprio per la sua semplicità può diventare nel tempo una preghiera del cuore che ci accompagna costantemente; tornandoci alla mente magari mentre stiamo andando al lavoro, attendiamo qualcuno, laviamo i piatti o facciamo una passeggiata. MOMENTO DI PREGHIERA PER GLI SPOSISe possiamo, tenendoci per mano, proviamo a guardare il nostro sposo o la nostra sposa negli occhi e ciascuno di noi, liberamente, prova ad esprimere dei motivi di lode e ringraziamento al Signore, aprendo il cuore alla gioia e alla gratitudine: per la vita, per ciò che ha, per la Sua presenza nelle giornate, nel creato, nel volto di chi si è incontrato... “Signore ti lodo e ti ringrazio per...” “Lode e gloria al Signore per...” LETTURA Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai, infatti, ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTOOgnuno di noi ora, può invocare lo Spirito Santo per esprimere qualcosa che ha a cuore, una situazione particolare, una persona per cui desidera pregare, un fatto del proprio quotidiano... “Vieni Spirito Santo...” CONCLUSIONEPer concludere questo tempo di preghiera ci dedichiamo un ultimo momento di cura e tenerezza reciproca. Ognuno di noi traccia sulla fronte dell’altro il segno di croce recitando questa preghiera: “Signore benedici e custodisci il mio Sposo/la mia Sposa” Mercoledì – 7 dicembre: “Il nostro amore... così speciale” Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. SUGGESTIONIEgli per primo si è fidato di noi, ha scommesso su di noi, sulla nostra coppia, sulla nostra capacità di tessere relazioni quali luogo di rivelazione e lode della Sua gloria. Mi sento prezioso ai suoi occhiRiconosciamo a noi stessi e all’altro/a il valore della propria e altrui unicità.(cosa mi rende speciale ai tuoi occhi) Regaliamoci del tempo per comunicarci quelle qualità che rendono speciali ciascuno di noi. PREGHIERA A MARIAMadre di Gesù e Madre nostra Maria volgi il Tuo sguardo di Misericordia e di Amore su noi che della genitorialità sentiamo oggi più che mai tutta la dolce e grave responsabilità.A Te affidiamo o Madre i nostri figli che amiamo tanto per i quali abbiamo tanto sofferto e di cui dovremo rendere stretto conto al Figlio Tuo Divino. Insegnaci a guidarli come guidasti Tu il Tuo Figlio Gesù. Con mano sicura che conduce a Dio rendici teneri senza debolezze e forti senza durezza, ottienici quella pazienza che non si stanca mai e tutto sopporta perché non ha che un'unica meta " La Salvezza Eterna delle mie creature".Accompagnaci in questa ardua impresa o Vergine Immacolata Santa. Forma il nostro cuore ad immagine del Tuo Cuore. Fa che i nostri figli vedano in noi il riflesso delle Tue Virtù e, dopo aver imparato da noi ad amarti e servirti in questa terra, giungano un giorno a lodarti e benedirti in Cielo.
Continuiamo la breve rassegna dedicata al tema della Chiesa, vista nelle sue caratteristiche essenziali. Nell’incontro precedente abbiamo puntato i fari sulla nascita del nostro credere la Chiesa così come professiamo nel “Credo”. Riassumendo quanto visto in quella riflessione potremmo ripartire da questi punti: Il credo di Costantinopoli: professare la fede in un cambiamento d’epoca La fede cristiana: una nuova religione che si impone sulle religioni precedenti? Il paradosso della croce: fallimento o compimento? L’umanità che ama cibarsi dei frutti offerti dal serpente è invitata a dissetarsi dei frutti dello Spirito di Gesù. Che la fanno diventare Chiesa. Ora la seconda tappa: l’unità della Chiesa Credo la Chiesa una Il credo di Nicea Costantinopoli è promulgato nel momento in cui la grande chiesa si scopre divisa in più fazioni, ciascuna con un insegnamento diverso sull’identità di Gesù e sull’identità dello Spirito Santo. Nel credo si afferma che le divisioni non sono volontà di Gesù Cristo, che prega incessantemente il Padre che i suoi discepoli siano una sola cosa. L’unità della chiesa, come le altre caratteristiche sono un dono di Dio e un compito umano, esistono già nella Chiesa ma non sono ancora compiute in modo definitivo. Vie per incontrare il desiderio/bisogno dell’umanità di crescere nell’unità Discernere tra unità secondo il Vangelo e secondo il mondo. - Falsa unità: capro espiatorio, cercare un nemico comune, uniformità- Vera unità: sequela di Gesù, comunione delle differenze, riconciliazione Strade per raggiungere la piena unità tra cristiani (e tra cattolici). Pregare insieme Lavorare insieme Camminare insieme Un consiglio autorevole. Udienza di papa Francesco del 27 Agosto 2014. «Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). La Chiesa ha cercato fin dall’inizio di realizzare questo proposito che sta tanto a cuore a Gesù. Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che i primi cristiani si distinguevano per il fatto di avere «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32); l’apostolo Paolo, poi, esortava le sue comunità a non dimenticare che sono «un solo corpo» (1 Cor 12,13). L’esperienza, però, ci dice che sono tanti i peccati contro l’unità. E non pensiamo solo agli scismi, pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità, a peccati “parrocchiali”, a quei peccati nelle parrocchie. A volte, infatti, le nostre parrocchie, chiamate ad essere luoghi di condivisione e di comunione, sono tristemente segnate da invidie, gelosie, antipatie... E le chiacchiere sono alla portata di tutti. Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! Questo non è buono. Ad esempio, quando uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui. E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei. Ma, questa non è la Chiesa. Questo non si deve fare, non dobbiamo farlo! Bisogna chiedere al Signore la grazia di non farlo. Questo succede quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna. Una volta, nell’altra Diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che per tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: «Questa donna non ha mai sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso». Una donna così può essere canonizzata domani! Questo è un bell’esempio. E se guardiamo alla storia della Chiesa, quante divisioni fra noi cristiani. Anche adesso siamo divisi. Anche nella storia noi cristiani abbiamo fatto la guerra fra di noi per divisioni teologiche. Pensiamo a quella dei 30 anni. Ma, questo non è cristiano. Dobbiamo lavorare anche per l’unità di tutti i cristiani, andare sulla strada dell’unità che è quella che Gesù vuole e per cui ha pregato. Di fronte a tutto questo, dobbiamo fare seriamente un esame di coscienza. In una comunità cristiana, la divisione è uno dei peccati più gravi, perché la rende segno non dell’opera di Dio, ma dell’opera del diavolo, il quale è per definizione colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi... La divisione in una comunità cristiana, sia essa una scuola, una parrocchia, o un’associazione, è un peccato gravissimo, perché è opera del Diavolo. Dio, invece, vuole che cresciamo nella capacità di accoglierci, di perdonarci e di volerci bene, per assomigliare sempre di più a Lui che è comunione e amore. In questo sta la santità della Chiesa: nel riconoscersi ad immagine di Dio, ricolmata della sua misericordia e della sua grazia.
Da lunedì 19 a venerdì 23 i nostri ragazzi vivranno la novena in preparazione al Natale. Con seguenti orari: - Ore 7:10 a Velate in Chiesa: Novena + colazione- Ore 7:15 a Masnago in oratorio: Novena + colazione - Ore 15:30 ad Avigno in Chiesa (lunedì sarà alle 16:30) Ore 16:30 a Bobbiate in Chiesa Venerdì 23 la novena sarà alle 10:30 a Masnago, alle 15:30 ad Avigno e alle 16:30 a Bobbiate. Come sempre chiediamo ai bambini di portare con se nei giorni della novena un alimento da dare ai più bisognosi.In particolare: Lunedì 19: Dolci nataliziMartedì 20: Lenticchie e cotechino Mercoledì 21: Zucchero e marmellata Giovedì 22: Sughi prontiVenerdì 23: Un alimento a vostra scelta
P. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. T. Amen. P. Viene il Signore Dio, re grande su tutta la terra: T. Cantate inni con arte P. Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia: T. Cantate inni con arte Lettura del Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 4-6) Gesù rispose loro: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Breve momento di silenzio Salmo 107 Rit. E' bello rendere grazie al Signore - Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, voglio inneggiare: svegliati mio cuore, svegliatevi arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora. Rit. - Ti loderò fra i popoli, Signore, a te canterò inni fra le nazioni: grande fino ai cieli è il tuo amore e la tua fedeltà fino alle nubi. Rit. - Innalzati sopra il cielo, o Dio: su tutta la terra la tua gloria!Perché siano liberati i tuoi amici, salvaci con la tua destra e rispondici. Rit. GloriaPadre nostro
«Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia!». È l’invito che faremo che tutte le famiglie si sentiranno rivolgere domenica prossima in occasione della festa della Famiglia. Facciamo un piccolo sondaggio: quand’è stata l’ultima volta che in casa nostra ci siamo detti: “com’è bello!”? Se chi sta leggendo in questo momento non se lo ricorda... capirà meglio il tema sul quale la nostra diocesi ci invita a vivere la festa della famiglia. Quest’anno ci chiederemo vicendevolmente di dimostrare «com’è bello» vivere insieme in famiglia, nonostante anche tante difficoltà, tensioni, preoccupazioni. Ma la forza della famiglia sta proprio nella sua capacità di vivere con gioia la sua bellezza, fino in fondo. Dirsi reciprocamente "com'è bello" vivere in famiglia sarà il nostro punto di partenza. Il tema diocesano riprende l’«Invio missionario delle famiglie» che Papa Francesco ha rivolto a tutti a conclusione del X Incontro mondiale delle famiglie (che si è svolto nel giugno scorso). Ci piace comunicarci che le famiglie non dovranno mai camminare da sole, ma trovare il sostegno di una comunità che educa e ama. La bellezza dell’essere famiglia vorrei declinarla meglio proponendovi tre obiettivi che mi paiono non più rimandabili per costruire fondamenta cristiane solide in ogni nostra casa. 1. ricollegare amore / generazione / cura. Ripartiamo dal fondamento del nostro matrimonio: siamo stati voluti insieme da un amore più grande di noi, da una Padre che “regalandoci” un “lui/lei” a cui voler bene, non ha mai smesso di prendersi cura di ciascuno. Questo è il cuore del matrimonio e dell’unione coniugale. Forse il ridircelo, soprattutto quando attraversiamo momenti meno felici... può farci un gran bene. 2. riallacciare legami familiari e generazionali. Riprendiamoci il gusto del dialogo e dello scambio tra generazioni diverse all’interno della medesima famiglia e fra famiglie di diversa generazione. I genitori siamo contenti di essere genitori avendo qualcuno da educare e di cui prendersi cura. I figli ritrovino passione nell’imparare a crescere, ponendosi traguardi da raggiungere senza esigere di bruciare le tappe. E i nonni non abdichino al ruolo che la vita gli ha affidato: distribuire il tesoro della sapienza. 3. affrontare la complessa sfida educativa. Abbiamo affrontato e lo stiamo ancora facendo una pandemia devastante dal punto di vista delle relazioni interpersonali... stiamo affrontando una crisi economica che ci sta mettendo duramente alla prova... stiamo convivendo con una crisi di fede e di valori umani senza precedenti... vogliamo almeno aiutarci a costruire un futuro promettente per i nostri figli! ... perché, come ci ha detto l’Arcivescovo Mario nel suo ultimo discorso alla città, le nuove generazioni ci rivolgono l’invocazione: «Dateci buone ragioni per diventare adulti!». Sentiamoci allora tutti invitati domenica prossima. Lo dobbiamo a noi stessi, in nome dell’amore che continuamente ci promettiamo; lo dobbiamo ai nostri figli per non deluderli nell’esemplarità che ci richiedono; lo dobbiamo alla Chiesa che, seppur con tante carenze e difetti, prova ad accompagnarci in tutte le fasi della nostra unione coniugale; lo dobbiamo al buon Dio che, da inguaribile Padre ottimista, continua a scommettere sulla nostra capacità di volerci bene... Avrei anch’io, in quanto parroco della Comunità, un appello da lanciarvi, un appello che sento profondamente vero e attuale, un appello che vuole tradurre più esplicitamente l’invito del Papa “Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia!”, e lo tradurrei così: fidatevi dell’Amore che Dio ha posto in voi Annunciate con la gioia della vostra vita di coppia la bellezza e la grazia del matrimonio cristiano, per dare speranza a coloro che non ne hanno più. Siate segno del Cristo vivente, senza paura di quel che il Signore vi chiede, né di essere generosi con Lui...Sono certo che non mi deluderete! Don Giampietro
P. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. T. Amen. P. Chi segue Gesù ha già vinto le tenebre: per una strada sicura cammina T. Egli avrà la luce della vita, dice il Signore P. Se custodirà la mia Parola, non gusterà la morte T. Egli avrà la luce della vita, dice il Signore Lettura del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.15-18) Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce. Breve momento di silenzio - Illumina Kyrie, Signore, i passi di papa Francesco, del nostro Vescovo Mario, dei preti e consacrati che vivono nelle nostre comunità, perché possano essere la Tua luce che indica il cammino verso Te, preghiamo - Illumina Kyrie, Signore, i passi dei governanti, perché vedano e favoriscano percorsi di pace per il bene dei popoli di cui sono riferimento, preghiamo - Illumina Kyrie, Signore, le nostre famiglie, perché ciascuna sia una piccola chiesa dove possiamo incontrarti oltre alla condivisione del quotidiano anche in momenti di preghiera vissuti come tuoi fratelli e sorelle uniti nella medesima fiducia in Dio Padre, preghiamo - Illumina Kyrie, Signore, quanti stanno soffrendo per malattia o per qualche grande dolore che portano nel cuore. Manda il tuo Santo Spirito perché attraverso la testimonianza credente della comunità cristiana possano incontrare persone che siano luce e segno del tuo amore consolante, preghiamo GloriaPadre nostro
Gesù è nato scartatoper dirci che ogni scartato è figlio di Dio.È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezzale nostre fragilità.E scoprire una cosa importante:come a Betlemme, così anche con noiDio ama fare grandi coseattraverso le nostre povertà. (Papa Francesco) In questo Natale, culmine di un anno che insieme a tante difficoltà ha finalmente aperto anche qualche spiraglio di luce, vogliamo cogliere l’occasione per augurarvi, come Diaconia, un SANTO NATALE 2022.Ciascuno possa riconoscere il bene che sempre sovrabbonda, essere incoraggiato a ringraziare per ogni attenzione, sorridere e consolare gli altri per sperimentare la consolazione di Dio... perché ciascuno di voi... possa sentirti accompagnato da tutti noi. Il parroco don Giampietro con la Diaconia intera
8 dicembre, certamente una data significativa per le nostre otto parrocchie: è la festa della nostra Comunità Pastorale.Dopo due anni in cui è stata un po’ sacrificata dalle restrizioni dovute alla pandemia, quest’anno possiamo finalmente ritornare a viverla nella sua pienezza. Colgo l’occasione allora per rilanciare il senso della nostra comunione di Chiesa e di parrocchiani provenienti da realtà parrocchiali diverse e provo a farlo coniando cinque verbi che possono indirizzarci e aiutarci a ripartire con maggior slancio. 1. Uscire «Voi uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, “zoppi, storpi, ciechi, sordi” (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo». In queste parole che papa Francesco aveva rivolto in occasione del convegno ecclesiale di Firenze del 2015 troviamo l'indicazione a tutti noi circa lo stile con il quale calarci nella logica delle Comunità Pastorale: quando si presentano nuove sfide, alla reazione istintiva di chiudersi, difendersi, alzare muri e stabilire confini invalicabili, rispondiamo con una prospettiva nuova: si può uscire con fiducia, trovando l’audacia di percorrere le strade di tutti, sprigionando la forza per costruire piazze di incontro e offrendo la compagnia della cura e della misericordia a chi è rimasto ai bordi. Vorrei che il vostro cuore battesse all’unisono con il mio nel prenderci a carico i fratelli che si sentono o si sono esclusi dalla comunità... andiamo a recuperarli! 2. Annunciare «Rallegrati», dice l’angelo a Maria. L’annuncio ha da subito il sapore della “gioia”. Come la Vergine, sperimentiamo davvero la gioia del Vangelo. Annunciare è gioire, è aumentare la propria vita, è osare, è condividere, perché non esiste gioia che non senta il bisogno di essere condivisa.Annunciare la gioia, non la paura: la gioia non è allegrezza da esibire, né superficialità, né senso di superiorità, né sarcasmo, né cinismo, ma profondità, leggerezza e umiltà. Sono veramente convinto che noi, che crediamo nel valore della Comunità, abbiamo qualcosa da dire a tutti; non lasciamo la parola solo a chi urla (spesso a sproposito) e a chi ha sempre da lamentarsi. 3. Abitare È un verbo che, come viene mostrato anche nella Evangelii Gaudium, non indica semplicemente qualcosa che si realizza in uno spazio. Non si abitano solo luoghi: si abitano anzitutto relazioni. Non si tratta di qualcosa di statico, che indica uno “star dentro” fisso e definito, ma l’abitare implica una dinamica.In tutto questo però, non si parte da zero. Un po’ di strada è stata percorsa in questi anni. Il cammino ulteriore che ci attende è un cammino che, come comunità, stiamo facendo da tempo, andando incontro alle singole esigenze di vita. Lo facciamo, consapevoli che l’abitare è anzitutto un “farsi abitare da Cristo”, perché solo a partire da qui può essere fatto spazio all’altro. Riprendiamo credendo fortemente alla forza delle relazioni. 4. Educare Per educare occorre avere il cuore aperto. L’educazione è una scommessa laboriosa, fatta di rinunce, ascolto e apprendimento, i cui frutti si raccolgono nel tempo, regalandoci una gioia incomparabile.Si realizza quando l’educazione cristiana, rischiando modi e forme sempre nuove, si conforma all’educare di Cristo. Tutti noi dobbiamo avvertire l’esigenza di promuovere cammini in cui educare, compiendo “esercizi” di umiltà, per accompagnare e non forzare i percorsi di crescita; “esercizi” di disinteresse e gratuità, per non legare a sé le persone ma orientare e proporre rispettando la libertà; “esercizi” di beatitudine evangelica davanti alla richiesta delle persone di non ricevere formule ma compagnia, senza “accademie della fede” ma con la forza di una testimonianza che trasmette la fede per attrazione.Se la fatica di educare è evidente, tuttavia è sempre un compito bello e appassionante. Le sfide e le difficoltà infatti non mancano, anzi sono molte. Tali sfide dobbiamo percepirle come risorsa più che come problema, come opportunità per ripensare e rivedere alcune prassi, come sollecitazione al cambiamento. 5. Trasfigurare Gesù nei suoi incontri quotidiani, nel suo sguardo sul mondo e l’umanità, non ha mai lasciato cose e persone come le aveva trovate, ma ha trasfigurato tutto e tutti. Ha fatto nuove tutte le cose. È il Signore che trasfigura, non siamo noi! Bisogna allora lasciarsi trasfigurare e non ostacolare l’opera di Dio in noi e intorno a noi, ma saperla piuttosto riconoscere e aderirvi. Percepire lo sguardo trasfigurante del Signore su di noi ci conduce a cogliere il valore dello sguardo sull’altro, come riconoscimento della sua storia di vita.Trasfigurare è allora sguardo che cerca l’uomo, facendo emergere che non c’è umanità là dove si vive senza speranza e senza gratuità. In sintesi, trasfigurare è far emergere la bellezza che c'è, e che il Signore non si stanca di suscitare nella concretezza dei giorni, delle persone che incontriamo e delle situazioni che viviamo. Ho iniziato a settembre il 4° anno in mezzo a voi... e ho dentro tanta voglia di una Chiesa nuova... perché Gesù non è venuto a conservare l’esistente, ma a renderlo più bello... Ci state? Don Giampietro
P. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. T. Amen. P. Rimuovete ogni pietra sulla strada: T. Viene il Signore a salvarci. P. Venite applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza: T. Viene il Signore a salvarci. Lettura del Vangelo secondo Luca Lc 3,16-17 Giovanni rispose a tutti a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. Breve momento di silenzio Preghiamo insieme e diciamo: Vieni Kyrie, Signore Gesù! - Vieni Kyrie, Signore, nella tua Chiesa, aiuta ciascun battezzato a vivere il comandamento dell’amore che ci hai insegnato per essere nella gioia, preghiamo - Vieni Kyrie, Signore, nelle nostre famiglie, perché siano luoghi di condivisione, di crescita, di perdono e di amore, siano anch’esse la tua casa in mezzo a noi, preghiamo - Vieni Kyrie, Signore, e porta la tua pace, toccando il cuore delle donne e uomini che soffrono per le guerre che nel mondo causano dolore, morte e distruzione, preghiamo - Vieni Kyrie, Signore, in ciascuno di noi, donaci il tuo Santo Spirito perché sappiamo riconoscere se concretamente, ogni giorno, stiamo camminando come tuoi discepoli testimoniando a chi ci incontra la tua Via di fraternità con tutti, preghiamo Padre nostro