Le feste patronali di ogni parrocchia della nostra comunità pastorale sono da sempre momento di ritrovo e condivisione. Quest’anno assumono valenza ancor più significativa in ragione del momento storico che stiamo attraversando e ci si è chiesti quale fosse il modo migliore per festeggiarle. “Il messaggio che ci sentiamo di trasmettere a tutti i parrocchiani è che il virus non ha il potere di impedirci di far festa per i nostri santi. Cambieranno le modalità, bisognerà fare attenzione, ma la comunità si troverà in festa davanti ai propri santi patroni” spiega don Giampietro Corbetta. Non verranno dunque eliminate le celebrazioni religiose, nemmeno laddove gli spazi delle chiese risultassero troppo ristretti. In questi casi, infatti, ci si attrezzerà per svolgere all’aperto le funzioni in modo che nessuno resti escluso. Non verrà meno nemmeno la parte più squisitamente culturale, tra mostre, sussidi e riflessioni. Tra le molteplici iniziative anche una pubblicazione contenente le effigie dei nove santi patroni della comunità pastorale con altrettante preghiere di supplica, che saranno distribuite durante le feste. “Negli scorsi anni, per le feste patronali, c’era una routine consolidata; quest’anno tutti i parrocchiani hanno dovuto pensare a nuovi modi per festeggiare i santi patroni. È stato un lavoro di ricerca e ideazione completamente nuova, ma sono certo che non verrà meno la bellezza che caratterizza questi incontri” sottolinea don Giampietro. A Capolago, il prossimo 6 Giugno, si festeggerà con una celebrazione liturgica; a Cartabbia il 14 ci sarà ‘Cartabbia in fiore’ e nella celebrazione liturgica che si svolgerà all’aperto si ricorderà Simona, una giovane mamma della nostra comunità scomparsa prematuramente. Il 21 Giugno toccherà ad Avigno, il 28 a Masnago, che conserverà il corteo storico in una forma nuova, pensata per prevenire assembramenti e la possibilità di deliziarsi con del cibo d’asporto. Resta ancora impensabile, purtroppo, organizzare momenti di pranzi in condivisione con le restrizioni vigenti. Calcinate del Pesce festeggerà il 5 luglio con una funzione religiosa in oratorio e la consueta benedizione del lago con la statua di San Pietro, alla quale però non seguirà la processione per le attuali norme antiassembramento. Poi a settembre si ripartirà con la festa di Velate e la corsa degli asini di Bobbiate, per finire con la seconda parte del Palio di Masnago. “Purtroppo quest’anno è saltata una festa patronale, quella di Lissago del 23 maggio, che era legata alla figura di Bianca Garavaglia e alla sua associazione e questo mi rammarica molto. Sono certo però che riusciremo a essere tutti insieme nelle prossime occasioni – conclude don Giampietro – perché non ci può essere festa se non siamo insieme.” BB
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Sabato 6 giugno vivremo il primo sabato del mese, che come da tradizione in comunità pastorale è il sabato di preghiera davanti all’Eucarestia e tempo di confessioni per tutti i fedeli. Invitiamo tutti a partecipare a questo appuntamento semplice che inizierà alle 16.30 (a parte qualche eccezione) e che vedrà la presenza di diversi ministri per la confessione. Ecco i sacerdoti presenti nelle diverse parrocchie per le confessioni: Capolago (anche per Cartabbia): don Giampietro Masnago: don Matteo, don Virgilio Lissago (inizio della preghiera alle ore 17.00): don Felice Bobbiate: don Francesco Avigno: don Nicola Velate: don Adriano I sacerdoti non confesseranno nei confessionali, secondo le disposizioni per COVID 19, ma nei luoghi indicati nelle singole chiese. Buona preghiera!
Con la ripresa della vita comunitaria riprendono anche i momenti di preghiera in comunità pastorale. In particolare sabato 23 maggio alle ore 16.30 nelle parrocchie della Comunità Pastorale (eccetto Cartabbia) vivremo un tempo di adorazione eucaristica (fino alle 17.30) con la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione. Vi indichiamo i luoghi dove i sacerdoti confesseranno per rispettare le indicazioni delle normative anti contagio, ricordando di venire in chiesa con mascherina. Di seguito vi indichiamo i confessori e i luoghi: Bobbiate In coro don Nicola Avigno Chiesetta invernale Don Francesco Calcinate Cantoria Don Felice Velate sacrestia Don Adriano Masnago Battistero Don Giampietro Cappellina Don Virgilio Capolago Ufficio Parrocchiale Don Matteo Cartabbia Sull’altare (Domenica prima o dopo la messa; lunedì pomeriggio) Domenica 24 Maggio: don Matteo Tutti i lunedì pomeriggio: don Giampietro Lissago Coro (dalle 15.00 – 16.00) Don Felice Con sabato 30 maggio le adorazioni eucaristiche e le confessioni avranno la solita cadenza: il primo sabato del mese in tutte le parrocchie della Comunità Pastorale (eccetto Cartabbia); negli altri sabati a Bobbiate e a Masnago dalle 16.30 alle 17.30.
Iniziamo il mese di Maggio insieme a distanza Papa Francesco lo scorso 25 aprile ha scritto una lettera alla chiesa per l'inizio del mese di Maggio. Scrive così il Papa: Cari fratelli e sorelle, è ormai vicino il mese di maggio, nel quale il popolo di Dio esprime con particolare intensità il suo amore e la sua devozione alla Vergine Maria. È tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa,
La Fase 2 è arrivata, portando con sé nuove sfide e possibilità di incontro ancora abbastanza limitate. Si possono rivedere i congiunti, come le pagine social continuano ironicamente a ricordarci, si possono fare passeggiate nei parchi. Da lunedì 18 Maggio si può ritornare anche a frequentare la messa comunitaria e il 31 Maggio alle 20.30 si terrà, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Masnago, il rosario comunitario a conclusione del mese dedicato alla Vergine Maria. Ma come siamo arrivati alla Fase 2? Quali momenti abbiamo attraversato e come ne siamo usciti? Lo abbiamo chiesto ad una parrocchiana, Paola, che ci ha raccontato la sua esperienza. Paola, intanto grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista. Posso chiederti come è cambiata la vostra quotidianità e la spiritualità durante la quarantena? La mia famiglia è composta da me, mio marito e mio figlio che ha sette anni. Per cui il primo passo da fare è stato cercare di gestire lo spazio in casa, in modo tale che ognuno di noi avesse un posto dove lavorare agevolmente. Questo ha inevitabilmente portato ad un carico di lavoro maggiore, perché mio figlio segue quotidianamente le videolezioni e oltre ad occuparmi del mio lavoro dovevo seguire anche lui. Dopo i primi giorni però ci siamo riappropriati di un tempo che non era più nostro da tanto tempo, quello degli spostamenti tra casa e lavoro. In effetti, è un bel po’ di tempo risparmiato. Abbiamo cominciato ad usare quel tempo per scoprire una vicinanza grande e per stare insieme in modo diverso. E poi vivere fianco a fianco ha aiutato ognuno di noi a comprendere le fatiche dell’altro: mio figlio, per esempio, ha capito quanto il lavoro mio e di suo papà non sia un modo per tenerci lontani da lui ma una responsabilità. Mi sembra che, tutto sommato, qualcosa di positivo sia arrivata. Siete riusciti a mantenere i rapporti con la comunità? Cosa ha significato questo per il vostro percorso di fede? Mio figlio ha cominciato il percorso di iniziazione cristiana lo scorso novembre e avrebbe dovuto riprendere proprio i primi di Marzo, ma questo non è stato possibile. Però i Don e la catechista Margherita hanno fatto in modo da seguirci comunque durante la quaresima, stimolandoci attraverso video, immagini e spunti di riflessione. Ogni domenica poi, alle 20, un gruppo di catechesi recitava su zoom il Santo Rosario e gli altri gruppi si univano spiritualmente in preghiera. È stato un bel modo di esserci accanto, nonostante la distanza. Credi che questi metodi usati siano utili anche quando usati per qualcosa di così intimo come la preghiera? Beh, credo che vedersi mentre si prega, guardarsi negli occhi seppur attraverso uno schermo sia un’emozione speciale. Con la voce puoi intuire, ma lo sguardo completa il messaggio che viene mandato. Per mio figlio non è stato facile pregare in diretta, lui è molto timido di natura e questo distanziamento non ha migliorato questa situazione. Dal 18 maggio si può tornare in chiesa, voi cosa avete pensato di fare? Avete deciso di rientrare o c’è timore? Questo virus non è ancora stato conosciuto a fondo e sinceramente mi spaventa l’idea di non conoscerne bene i rischi, perché così è difficile anche valutare bene cosa fare e come muoversi. Le notizie poi di una possibile correlazione con la sindrome di Kawasaki, da mamma, mi spaventano. Non so, spero che si possa tornare presto ma in sicurezza. Ti ringrazio di averci raccontato un pezzo della tua vita. Per noi è importante raccontare le storie della quotidianità di chi vive la comunità, ci piacerebbe che questo sito diventasse testimonianza viva di quello che siamo. Grazie a voi. BB
I parroci di Varese tornano ad accompagnare l’estremo saluto, sensibilizzando i fedeli che parteciperanno ai funerali alla massima responsabilità per evitare nuovi contagi nella Fase 2 della gestione della pandemia. L’8 maggio, alle 10, senza partecipazione di popolo, verrà celebrata una s. Messa al cimitero di Belforte in suffragio dei defunti di questi mesi LA NORMATIVA PER LA CELEBRAZIONE DEI FUNERALI Da lunedì 4 maggio «sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro» (art. 1 c. 1 lett. i).La normativa ricorda inoltre l’obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura corporea oltre i 37,5°C o di sintomi influenzali; di non accedere alla chiesa e non partecipare a celebrazioni esequiali a chi è stato a contatto con persone positive a SARS-COV-2 nei giorni precedenti. I fedeli indosseranno le mascherine. L’ingresso e l’uscita al e dal luogo della celebrazione avverrà rispettando le distanze di sicurezza, come per i posti da occupare. L’ACCOMPAGNAMENTO DELLA CHIESA I sacerdoti della città di Varese intendono venire incontro alle legittime aspettative dei fedeli consapevoli della necessità di un accompagnamento comunitario nella preghiera di fratelli e sorelle che tornano alla Casa del Padre.È bene che le famiglie colpita dal lutto prendano contatti col parroco della propria comunità al fine di valutare insieme la modalità più opportuna per una celebrazione che rispetti la personale sensibilità di Fede. Infatti la celebrazione delle esequie prevede che la famiglia possa scegliere la forma della liturgia della parola o della liturgia eucaristica.Non va dimenticato che può essere preferito un luogo celebrativo aperto come il cimitero. LA MESSA PER TUTTI I DEFUNTI In occasione della Festa Patronale della Città dedicata a San Vittore Martire, venerdì 8 maggio, alle 10 al cimitero di Belforte, sarà celebrata la Santa Messa, senza popolo, in suffragio dei defunti di questi mesi nei quali spesso la difficoltà di dare l'ultimo saluto nella preghiera si è aggiunto alla tristezza della separazione dai propri cari.La celebrazione dell’8 maggio intende rinsaldare la speranza Cristiana nella vita dopo la morte.
Da “comunicare” a “comun-I-care” Scrive Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”: “Annunciare è gioire, è aumentare la propria vita; è «osare», «è condividere», perché non esiste gioia che non senta il bisogno di essere condivisa”. È proprio con questo animo profondo che abbiamo dato il via alla costituzione del nuovo sito web della nostra Comunità Pastorale “Maria Madre Immacolata”: riteniamo di avere una gioia che ci sta a cuore da comunicare . Soprattutto l’occasione della recente pandemia ci ha mostrato quanto sia essenziale possedere canali diversi di comunicazione, che non siano solo quelli legati “al venire” in Chiesa, alla presenza fisica in un luogo, ma si espandano a raggiungere tutti là dove
S. Rita, quest’anno sembra aver dovuto cedere anche lei al virus che tutto ha devastato dei nostri progetti, sembra che anche lei abbia dovuto piegare la testa ad un evento negativo più grande. Eppure lei, la santa dell’impossibile, anche quest’anno ci manda segnali enormi di vicinanza di Dio. E questi segnali arrivano proprio dalle letture con le quali la liturgia di oggi ci accompagna. Innanzitutto il cantico dei Cantici: non è un canto tra i tanti, ma il canto più bello, il canto di Dio, della sua storia d’amore. E poi il brano evangelico che profuma di testamento spirituale da parte di Gesù e, lo sappiamo bene, quando uno intende lasciare il proprio testamento spirituale comunica solo cose vere, ciò che più gli sta a cuore, quel suo “proprium” attraverso il quale potrà essere sempre ricordato. E allora da questa S. Rita 2020 così atipica ricavo 3 inviti particolari: Dall’assenza alla pazzia d’amore. La sposa del Cantico si rende disponibile ad alzarsi per cercarlo di notte in città. È qualcosa di impensabile per una ragazza sola, ma l’amore spinge anche a fare pazzie! Così è stato anche per S. Rita nella svolta che ha voluto imprimere alla sua vita dopo la morte del marito e dei suoi due figli gemelli. Finchè sei fermo nei tuoi comodi, e bloccato nell’entusiasmo e nella gioia di pregare, non ti è dato di incontrare Dio. Anche se in questo momento sembra pura pazzia cercare Dio, perché ci stanno facendo credere che può essere pericoloso, non arrenderti nella ricerca, anche se qualche volta il tuo amato sembra farsi un po’ desiderare e non si lascia facilmente trovare. E qui nasce il secondo invito. La pazzia d’amore genera il desiderio. E subito allora sono chiamato ad interrogarmi su ciò che desidero veramente in momenti come questi che stiamo vivendo. Permettetemi di dire: desiderare è la capacità esattamente contraria del “tutto e subito”, chi dice “tutto e subito” non desidera, è uno che ha soltanto dei bisogni, confonde il bisogno con il desiderio, non conosce l’arte del differire e quindi non conosce l’arte dell’attendere, di conseguenza non ha capacità di stupore. S. Rita ha saputo attendere prima di realizzare in maniera compiuta la sua storia d’amore con Dio. È qui che l’amata del Cantico, è qui che S. Rita, queste amata-amante iniziano a parlare, fino al punto di dare concretezza al proprio desiderio. Tanti di noi oggi hanno nel cuore dei desideri grandi, e forse sono rimasti anche un po’ delusi dal non poter venire a condividerli con la Santa così amata. Oggi però Dio ci educa al fatto che il bisogno differito ci insegna il desiderio. Non è inutile quest’anno il 22 maggio “a porte chiuse” se ne usciamo rafforzati nel nostro desiderare ciò che desidera Dio per noi. La sposa del Cantico ci sbatte in faccia in maniera cruda che nell’amore si può vivere anche la distanza! E su questo stiamo diventando dei maestri! Proprio perché l’amore è una vicenda, la vicenda più incredibile nella quale potevamo imbatterci, c’è la possibilità dell’assenza. Questa zona notturna all’interno del Cantico potrebbe essere la crisi, il confronto (ognuno ci metta quello che sente)… è allora il momento di riconoscersi ed accettarsi; è venuto il momento di amare in modo diverso. Credo che questo sia un interessante punto di ripartenza in questa S. Rita 2020: impariamo ad amare e ad amarci in modo diverso. E quando ciascuno capirà in cosa consiste questa diversità, credo che sarà pronto ad affrontare nuove sfide. Da ultimo l’invito che riceviamo dal Vangelo odierno: basta auguri, passiamo alle promesse! Gesù rincuora i suoi discepoli e li esorta a restare fedeli a Dio anche di fronte a difficoltà e sofferenze: «Vado ma tornerò a voi». Non saranno soli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Non è un augurio ma una promessa, che ancora oggi viene continuamente mantenuta e rinnovata. È un dono per tutto il popolo di Dio, che aiuta ad affrontare e superare la paura, la solitudine, il dubbio, il turbamento. Forse non ci accorgiamo di quante volte il Signore venga in nostro aiuto, ci tenda una mano, proprio quando il peso della nostra povertà, della nostra tristezza ci sembra troppo pesante da sopportare. Ogni volta il Signore trova il modo per rinnovare la speranza; può bastare una parola, un incontro. È un dono quotidiano però da meritare, perché la sua pace è conquista di ogni giorno, frutto della fede in Dio. Ecco il tesoro che S. Rita quest’anno porta come dote: la sfida pazza dell’amore, l’arte di desiderare in grande ciò che Dio sta desiderando per il nostro bene, e la calda promessa di una presenza che ci traghetta al di là delle nostre paure. Pazzia, desiderio, promessa… l’attualità di Dio che realizza per l’uomo di oggi e per l’uomo di sempre l’adempimento di ciò che sembrava impossibile.